lunedì 5 luglio 2010

Domani, 6 luglio: Vasco Graça Moura nell'Accademia di Spagna


Martedí 6 luglio 2010 ore 18

La Real Academia de España in Roma,
in occasione dell’apertura del Festival Sete Sóis e Sete Luas,

è lieta di Invitare la Signoria Vostra
alla Tavola Rotonda presso la nostra sala Conferenze

“Tre visioni della cultura latina in Europa e nel mondo:
Italia, Portogallo e Spagna”




Il Festival Sete Sóis, Sete Luas è un’iniziativa originariamente italo-lusitana che da diciasette anni promuove la diffusione della musica popolare contemporanea, attualmente sono coinvolti dieci paesi con diverse iniziative e nei due ultimi anni sono stati presentati spettacoli di danza nella piazza di questa Accademia.


Questo evento è stato realizzato con la collaborazione dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata del Portogallo, l’Istituto Camões e questa Accademia.

Il Direttore della Real Academia de España, Enrique Panés, modererà il dibattito tra Vasco Graça Moura, Enric Juliana e Stefano Saletti. Vi aspettiamo.


Real Accademia di Spagna www.raer.it
Piazza S.Pietro in Montorio, 3 • 00153 Roma
Tel +39 (06) 581.2806 ext 141
Fax +39 (06) 5833.2785


mercoledì 30 giugno 2010

Valentina Idini "defende" Saramago


Em resposta aos artigos de Claudio Toscani (L'Osservatore Romano) e de Lidia Lombardi (Il Tempo) a nossa aluna Valentina Idini escreveu este texto, que nos deu autorização de publicar.



Gentili Lettori,
Vi scrivo in qualità di studentessa in Lingua e Letteratura Portoghese e soprattutto in quanto cittadina e lettrice perché sento il bisogno di difendere la memoria di un grande scrittore e al contempo di contestare due interventi parziali e fuorvianti, che denunciano in più punti l’ignoranza e la supponenza di chi li ha scritti. Mi riferisco a Claudio Toscani (L’Osservatore Romano) e Lidia Lombardi (Il Tempo).
Il primo ha pubblicato un lungo articolo intitolato L’onnipotenza (presunta) del narratore. E già da qui si possono evincere due cose: 1) Toscani non si è mai interrogato sulle dinamiche della narratologia. 2) Toscani è un paranoico dell’onnipotenza. A parte l’ingenuità del titolo, condita da un pizzico di insano rancore, l’articolo è veramente brutto. Vi si leggono frasi come: «Sia pure scomparso alla rispettabile età di 87 anni, di José Saramago non si potrà dire che il destino l’abbia tenuto in vita a tutti i costi». Ma è pazzo? Cosa intendeva dire Claudio Toscani con questa infelice frase? Segue una biografia striminzita e condita da frasi poco coese come «Non particolarmente complessa né movimentata, la sua vita veniva registrando vari lavori, tra cui l’editoria» e sintagmi audaci quali “la Storia maiuscola” e i “cespiti conduttori”. Ed ecco una bella contraddizione: uno dei capisaldi della narrativa di Saramago sarebbe (cito) una struttura autoritaria totalmente sottomessa all’autore, più che alla voce narrante. Ma come! Nel titolo aveva parlato di un’onnipotenza presunta del narratore, ora ci dice che il narratore in realtà se ne sta ai margini mentre l’autore fa il bello e il cattivo tempo. L’impressione è che Toscani, accecato da un rancore da cattolico ferito, faccia fatica a maneggiare l’argomento letteratura. Ma andiamo avanti. Tralasciando l’appellativo di eterno marxista, passerei al tono da inevitabile apocalisse che Saramago avrebbe, sempre secondo il “critico” Toscani, nelle sue opere. Tutte. Al concetto di Apocalisse poi, il giornalista è profondamente legato. Il termine ricorre tre volte nell’articolo. Un tantino ridondante ma abbiamo afferrato il concetto. A Toscani non va giù l’ateismo di Saramago. Me lo immagino con la carotide gonfia per la rabbia mentre ricorda la militanza dello scrittore nel Partito Comunista, gli attacchi al creazionismo, la sua destabilizzante banalizzazione del sacro. Ed eccolo che inizia a sproloquiare, definisce lo scrittore un populista estremistico che ha dato la colpa di tutti i mali del mondo a un Dio in cui non ha mai creduto, tira fuori mirabili termini propri del linguaggio filosofico con i quali si riempie la bocca, dimostrandoci così che la lezione l’ha imparata per benino: metafisica, ontologia, logica, dialettica. Wow. Impressionante. Tutte queste vacue considerazioni, Toscani le alterna con riassunti folgoranti di alcune opere dello scrittore. Immagino che li abbia presi da wikipedia e che non abbia letto neppure un romanzo di quelli citati. Il cuore non gli avrebbe retto. La ciliegina sulla torta, devo dire, è rappresentata da un’affermazione spiazzante: Saramago ha condannato l’Inquisizione ma ha dimenticato i gulag, i genocidi , le purghe e altre violazioni dei diritti umani per le quali la Chiesa non era direttamente responsabile. Interessante. Ora, io non ho mai sentito Saramago dire che i gulag sono stati esempi di umana virtù. Mai. Cosa c’entravano i gulag? E allora perché non dire il nazismo o le foibe o Chernobyl o l’11 settembre, o i desaparecidos? Ecco un tipico esempio di chi spara parole in libertà, oltretutto puntando il dito sull’uomo (giusto il contrario dell’insegnamento cristiano) e non tenendo minimamente in considerazione l’opera.
José Saramago è stato uno scrittore straordinario, dai molteplici argomenti e dallo stile personalissimo. Quello che più trovo sconcertante è che in questi articoli l’opera letteraria sia passata totalmente in secondo piano. Questi signori si scandalizzano per il trattamento letterario di alcune tematiche care al cristianesimo. Eppure i personaggi storici (così come quelli mitologici) sono continuamente entrati nella letteratura profana, sia per via intertestuale che per via diretta. Toscani ce l’ha con il romanzo Il Vangelo Secondo Gesù Cristo, che definisce «sfida alle memorie del cristianesimo». Saramago però non ha scritto un trattato di teologia. Ha scritto un romanzo. In un romanzo l’autore può dire quello che vuole, come e quando vuole. Non ha una pretesa scientifica, non asserisce una verità assoluta. Racconta una storia. Idem dicasi per Caino, che Toscani ha definito inaccettabile.
Se mi si parla di opere, io pretendo argomentazioni serie e sensate, non giudizi buttati a caso. Può essere verosimile attaccare Tolstoj perché ha fatto morire suicida Anna Karenina? O parlare di Dante in termini ideologici trascurando il suo contributo culturale? Toscani mi sembra un superficiale, un Osservatore Distratto, ma posso ancora capire le sue cattoliche motivazioni per un articolo così infelice. Mi è invece pressoché impossibile capire l’insulsaggine di Lidia Lombardi, la quale esordisce così: «Sapete che cosa impressiona degli intellettuali di sinistra? Che sono sempre uguali a sé stessi, granitici nelle convinzioni. Duri e puri. Dunque, prevedibili» Intanto complimenti per l’acuta ed originale osservazione per nulla banale. Una volta a scuola ci insegnavano a non generalizzare mai. Anche perché cosa vuol dire, allora? Che invece gli intellettuali di destra cambiano idea continuamente? Che chi rimane fedele a un’idea per tutta la vita è un cretino? È un’affermazione pericolosa, che darebbe luogo a tutta una schiera di illustri cretini morti per una buona causa. E come la mettiamo con chi per tutta la sua vita è stato cattolico o di destra? Secondo la Lombardi – che a quanto pare Saramago lo conosceva come le sue tasche, lo scrittore era esattamente così.
La coerenza in questi ultimi tempi non è vista di buon occhio, soprattutto da chi non se la può permettere. Ecco che Saramago diventa uno scrittore aggrappato alle proprie idee, quando invece io direi che da quelle idee era sostenuto. Erano le sue solide basi, non il suo scoglio. Ma ancora: «il suo ateismo tocca eccessi accecati. Un delirio di onnipotenza che si risolve nell’autoinnalzamento a Dio quando imputa al Creatore le stragi di innocenti, le tragedie della Storia». Questa, la Lombardi ce la dovrebbe proprio spiegare perché non l’abbiamo capita. Delirio di Onnipotenza. Ecco un’altra fanatica che parla a vanvera.
E qui arriva il top: «Ma l’incapacità di affrontare il Mistero è forse il suo peccato più grande, quello che nega la sua intelligenza. É un boomerang, perché ottunde la mente, invece di aprirla». Ma che fine psicologa, che maestra di vita, questa Lidia Lombardi! Lei sì che deve avere una mente aperta. Si vede da come scrive. Soprattutto si vede da come conclude sparando a zero anche su Saviano – poco originale anche in questo, signora Lombardi.
«Il portoghese non argomenta, parla per slogan», scrive la illuminata giornalista. E qui la saggezza popolare direbbe “Il bue che dice cornuto all’asino” e sul non-argomentare capisco una volta per tutte che la Lombardi non ha mai letto Saramago.
Ma ora vorrei rivolgermi ai lettori: leggete Saramago. Lasciate perdere le chiacchiere e godetevi un bel prodotto della mente umana. Pensate in termini di Letteratura.
Lancio infine un accorato appello a Toscani e Lombardi – non in senso geografico, ovviamente: scrivete solo di cose che sapete. Non inerpicatevi in territori a voi sconosciuti. Non vi conviene, fate solo delle pessime figure.
Comprendo perfettamente che l’immortalità conquistata da Saramago possa farvi rodere il fegato. Lui, un ateo che ha vinto la morte. Ma siate caritatevoli e perdonategli quest’ultima eterna birichinata.

Grazie per la vostra pazienza.

Valentina Idini

martedì 29 giugno 2010

Monsenhor Agostinho Borges e Maestro Giampaolo Di Rosa agraciados em Roma com a Ordem do Infante D. Henrique






Portugal reconheceu publicamente os méritos de Monsenhor Agostinho da Costa Borges, Reitor do Instituto Português de Santo António em Roma, e de Giampaolo Di Rosa, Organista Titular da igreja nacional de Santo António dos Portugueses. A insígnia da Ordem Nacional do Infante D. Henrique foi-lhes conferida pelo Embaixador Rocha Páris, numa bonita cerimónia que teve lugar em Roma, no passado dia 27 de Junho.

Por sugestão do Embaixador de Portugal junto da Santa Sé, Dr. João da Rocha Páris, e nas vésperas do seu regresso a Portugal em fim de missão e de carreira, o Presidente da República Portuguesa condecorou Monsenhor Borges, Reitor de Santo António dos Portugueses desde 1995 e Adido Cultural da Embaixada de Portugal junto da Santa Sé com o grau de Comendador da Ordem Nacional do Infante D. Henrique e o Maestro Di Rosa com o grau de Oficial da mesma Ordem.
A Ordem do Infante D. Henrique, criada na efeméride dos 500 anos da morte do “Navegador”, em 1960, visa distinguir aqueles que prestam “serviços relevantes a Portugal, no País e no estrangeiro”, mormente na “expansão da cultura portuguesa ou para conhecimento de Portugal, sua história e seus valores”.
Durante o discurso que precedeu a investidura solene, por volta das 13.30 horas de domingo, 27 de Junho, num dos salões da Embaixada de Portugal junto da Santa Sé, a belíssima Villa Lusa, em Roma, o Embaixador Rocha Páris sublinhou a importância que a actividade do Instituto Português de Santo António em Roma tem tido nestes últimos anos, não só para os Romanos, que através dela podem contactar mais de perto com a nossa língua e com o nosso País, mas particularmente para Portugal, “porque tem aqui um farol potente para trazer a luz da cultura portuguesa e da presença portuguesa”.
Antes da entrega da cruz pátea de esmalte vermelho filetada de ouro, foram ainda relevadas as qualidades profissionais e humanas de Monsenhor Agostinho da Costa Borges, um Reitor com “uma capacidade de organização extraordinária, um sentido do arriscar que às vezes implica muita coragem e com uma generosidade humana que lhe permite superar as dificuldades todas”, que foi na Embaixada, acrescentou, “para além de amigo, um excelentíssimo adido cultural”.
Depois, e envolvendo já nas suas palavras o agradecimento a Giampaolo Di Rosa, o Embaixador ainda disse que “a aventura do órgão revelou todas as capacidades (de Monsenhor Borges): coragem, visão de futuro, determinação e generosidade”. De facto, foi no fim de um dos concertos da Integral de Bach a que assistiu na igreja de Santo António dos Portugueses, que o Embaixador Rocha Páris teve a ideia de sugerir que o “Estado reconhecesse publicamente o muito que deve aos dois”.
Uma festa revestida de solenidade, certamente, mas também cheia de calor humano. É que, para além deste acto oficial, coincidia com esta a data do quadragésimo aniversário de casamento dos Embaixadores João e Ana da Rocha Páris – bodas de esmeralda. Os Embaixadores foram surpreendidos com a celebração religiosa da renovação dos votos matrimoniais no oratório privado da Villa Lusa e com a bênção de duas imagens dos seus santos patronos que lhes foram oferecidas por Monsenhor Borges e pelo Conselheiro Eclesiástico da mesma Embaixada, Padre Fernando Matos. A bonita cerimónia foi presidida por D. Manuel Monteiro de Castro, Secretário da Congregação para os Bispos e Secretário do Colégio dos Cardeais.

Francisco de Almeida Dias
Cultor de Português - Università degli Studi di Roma Tre

28.06.2010

lunedì 28 giugno 2010

"Nel giorno della morte di José Saramago" di Igino Camerota


Recebemos esta ebla mensagem do nosso amigo Igino camerota, que aqui agradecemos e publicamos:


"Amici di Via dei Portoghesi,

Nel giorno della morte di Josè Saramago...ho scritto una mia testimonianza. Il Portogallo è parte di me. Saramago è stato uno dei motivi per cui ho imparato ad amare questo paese."Cecità", il libro che più ho amato. E poi tanti altri. Mi andava di condividere con tutti voi. Aveva 87 anni. E ancora voglia di scrivere, indignarsi, vivere. un abbraccio. saudade...

Igino Camerota"


Eis o texto publicado em:




Nel giorno della morte di José Saramago

Scritto da Igino Camerota

Nel giorno della morte di José Saramago, non posso non fermarmi, anche solo per un secondo, a guardare il cielo e cercare di scrutare la nuvola più bella. E farlo con gli occhi della moglie del dottore: l’unico personaggio che in Cecità non perdeva la vista e che, attraverso le sue intatte pupille, raccontava ai lettori di ogni angolo di mondo l’angoscia e gli orrori di una società cieca. In tutti i sensi. “Cecità”,”Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, “Nell’anno della morte di Ricardo Reis”, “Saggio sulla lucidità” e, nel 2009, “Caino”: questi sono alcuni dei romanzi di Josè Saramago, pubblicati e tradotti in chissà quantI idiomi.
Il Portogallo è un paese particolare: una lingua di terra ai margini dell’Europa. Lo sguardo verso l’Oceano: un occhio per l’Africa, l’altro per il Sud America; le spalle al Vecchio Continente.Passato glorioso, imperiale; presente da…paese tra i più poveri del mondo occidentale; futuro incerto.Josè Saramago: scrittore, poeta, critico letterario.Premio Nobel per la letteratura nel 1998.E’ morto ieri all’età di 87 anni. Aveva ancora tanta voglia di scrivere, indignarsi, vivere.Conosceva le nuove tecnologie o, perlomeno, ne conosceva il grande potenziale; per questo, per un bel po’, ha avuto anche un suo personale blog.Josè Saramago l’ho ascoltato all’Università di Coimbra, centro nord del Portogallo, alla facoltà di Economia: aula stracolma e studenti estasiati.Parlo di sei anni fa e, nel frattempo, leggevo e chiedevo di lui.Vive a Lanzarote, nelle Canarie: come mai? Perché molti portoghesi lo criticano? Quale il suo ruolo durante la Rivoluzione dei Garofani?Un’altra volta, con la mia compagna, andammo a vederlo al Festival delle Letterature di Roma, alla Basilica di Massenzio. Non arrivò. Fu un vero peccato.Io posso solo dire la mia: è stato uno scrittore tra i più grandi della letteratura mondiale. Fernando Pessoa e Josè Saramago: due stili diversi, due facce dello stesso paese.Il Novecento portoghese.Il primo morto a neanche cinquant’anni, quando il secondo aveva…appema tredici anni e, forse, neanche sognava che sarebbe diventato il grande scrittore che oggi, in tanti, piangiamo.E sicuramente, del primo, già aveva letto qualcosa.Josè Saramago il suo messaggio ai giovani lo ha inviato, semplicemente, vivendo. Ancor prima che scrivendo.Sino all’ultimo giorno, sempre vivo: nel senso più intimo della parola.Scrivere per raccontare e, quando necessario, per resistere.Al brutto, all’indifferenza, all’ipocrisia, alla banalità e alla sciatteria.Undici o dodici anni fa uscivo dal Liceo Classico: sono convinto, ancora oggi, che sia la scuola più bella.Se dovessi rinascere…rifarei il Classico.Però, perché nessuno, quando ero studente, mi fece studiare questo scrittore?Non mi piace scrivere senza documentarmi allora, chiedo a te che sei uscito quest’anno dal liceo: “ti hanno fatto leggere qualcosa di Saramago?”.Spero di sì, altrimenti…corri in libreria.Così, anche tu, potrai crescere e, in questo modo, contribuire a non farci sentire, da oggi in poi, la sua mancanza.Nel frattempo sono certo che questo incredbile “velho” avrà già trovato, ovunque sarà, una penna e un foglio.Per continuare a scrivere, comunicare, insegnare.Con il suo stile.Unico.Trovata la nuvola più bella. Riabbasso gli occhi, mi guardo intorno: sorrido.Adeus Josè e obrigado!Muito obrigado.


Igino Camerota

18 giugno 2010

mercoledì 23 giugno 2010

Saramago por Vilma Gidaro

uma fotografia dum "meu" dia com Saramago


A nossa aluna VILMA GIDARO diz-nos: "escrevi como habitualmente um texto onde há sensações pessoais... não podia com certeza fazer uma critica literária ao Nobel Saramago.. eu não sou ninguém para falar dele, mas eu sei que o amei muito e assim será para sempre."

Aqui publicamos a sua homenagem ao grande escritor e a fotografia que a Vilma também nos enviou, de quando em Lisboa viu a exposição "A Consistência dos Sonhos".



Morte de José, dia 18 de Junho 2010


No dia 18 de Junho, ao levantar-me, senti uma leve tristeza. Nesse dia seria o aniversário da minha mãe. Nesse mesmo dia, para que eu nunca me pudesse esquecer disso, ao princípio da tarde, chegou-me, pela minha amiga Federica, a noticia da morte de José Saramago.
Eu sabia que não era possível que ela brincasse com este assunto e por isso era verdade... uma terrível verdade.
Tinha conhecido a sua maneira de escrever directamente em português, em 2005, iniciando a estudar a língua portuguesa, quando li “O Conto da Ilha Desconhecida” - um conto breve, de que gosto muito, e que depois li muitas vezes, também em voz alta. Gostei da ironia e da metáfora com que o Saramago contava a burocracia, da descrição do personagem principal e da mulher de limpeza: corajosos e obstinados, ingénuos e sonhadores, qualidade que levam o género humano a poder mudar as coisas. Outro elemento de que gostei foi da capacidade de escrever um diálogo duma forma narrada.
A sua maneira de escrever, com parágrafos longos e pontuação mínima, é incrivelmente bela e é um prazer para mim ler os seus escritos. Outro livro que amei muitíssimo foi “As Pequenas Memórias”, um livro de recordação, escrito para nos fazer conhecer de onde vinha o homem que ele era (isso era o que ele dizia), e, lendo o livro, a sensação é mesmo a que ele queria que fosse. Cresceu desta maneira a vontade de continuar a ler os seus livros e muitas vezes de ler outra vez algumas partes deles, como sucedeu com “Objecto Quase” .
Poderia falar muito sobre as sensações e a magia que me deram os seus livros, mas não é isso que interessa agora. A única coisa que interessa é que ele é para sempre o grande Ser que foi. Quero sublinhar finalmente uma imagem da cerimónia que me impressionou: o olhar de Pilar para ele, o grande amor do seu olhar para ele, que para mim é a imagem da grandeza pessoal de Saramago, além daquela do escritor.


Vilma Gidaro

Na véspera de S. João


A 13 de Junho
Santo António se demove
São João a 24
E São Pedro a 29



Na véspera da festa de S. João, aqui reproduzimos o artigo publicado em
que nos explica um pouco das festas juninas em Portugal...







O mês de junho é tido por 'mês dos Santos Populares'. Referência por nele se celebrar três santos de carisma bem popular: Santo António (dia 13), São João (24) e São Pedro (29).
No entanto, não se julgue que esta constitui uma tradição unicamente portuguesa. Nada disso. Aliás, estas festas acontecem em diversos países, associadas ao costume pagão de festejar o solstício de Verão, celebrado a 24 de Junho. São habitualmente designadas as 'festas juninas', como acontece, por exemplo, no Brasil.O primeiro a ter festa em Portugal, porém, é bem lusitano. Trata-se, inclusive, do único santo nascido em Lisboa. De nome de baptismo Fernando Bolhão (ou de Bulhões), nasceu em finais do século XII e aos 20 anos decidiu enveredar pela vida religiosa, optando, anos depois, por ser padre franciscano, dedicando-se assim aos pobres. E mudando o nome de Francisco para (irmão) António, percorrendo mundo. Também ficou conhecido como Santo António de Pádua, por nessa região de Itália ter vivido nos últimos anos antes de morrer em 1231. A 13 de Junho, pois. Hoje.
Se Santo António está associado a Lisboa, São João encontra-se ligado à cidade do Porto. Atenção, São João do Porto, padroeiro da cidade, e não São João Baptista. Uma personagem que remonta ao século IX, eremita, de nome João. Só que tal história nunca foi bem aceite e, assim, o 'São João do Porto' é comemorado no mesmo dia que São João Baptista… também eremita. Nascido a 24 de Junho.
O mais antigo santo da Igreja Católica, Pedro, nasceu como Simão mas foi Jesus a lhe mudar o nome por analogia com 'pedra' - a 'pedra' sobre a qual se iria construir a Igreja Católica. Tendo, por isso, o primeiro dos Apóstolos de Jesus sido considerado o primeiro Papa. Por ter morrido muito velho - pelo menos para a época - é habitualmente representado com barbas brancas e como se apresenta como guardador das 'portas do céu' ei-lo de chaves na mão…
História
O que é um manjerico?

Qual a diferença entre manjerico e manjericão? Manjerico, de nome científico 'ocimum basilicum minimum', é uma planta que pertence à família das 'lamiaceae'. Apresenta folhas ovadas, verde claras, com cheiro intenso, dá flores em fascículos e aromáticas. Por tradição, é muito utilizado nas Festas de Santo António e de São João, com os namorados a ofertarem às suas amadas uma planta, num pequeno vaso, e com uma quadra escrita em papel. O manjerico tanto pode ser utilizado como erva aromática na culinária ou como elemento meramente decorativo. Da mesma família e de sabor idêntico, a grande diferença que o manjericão apresenta do manjerico é que as folhas daquele são maiores e mais tenras.
Português
Qual a origem da palavra 'manjerico'?

'Manjerico' vem do grego 'basilikón', ou seja, 'erva do palácio'. No latim, recebeu o nome de 'ocimum basilicum'. Até chegar ao português, desde o grego 'basilikón' - que no latim 'deu' basilicum', palácio/edifício público - passou a ser pronunciado 'masilicum', cuja variante resultou em 'magiricum'. Em francês, manjerico é ´basilic' e em italiano 'basilico'. Curiosamente foi um português, o padre Manuel Bernardes, quem registou pela primeira vez esta planta num clássico da literatura.


Pergunta & resposta


Como é que surgiram as marchas populares?

Esta é uma tradição portuguesa que começou em Lisboa. Precisamente por ocasião das Festas de Santo António, acontecidas a partir do século XVI. Então, como agora, com muita animação e com cada bairro a tentar ser melhor que o outro. Exactamente como sucede nos dias de hoje, desta feita de um modo mais elaborado, com a organização do desfile das Marchas Populares.
Porque motivo Santo antónio é considerado 'santo casamenteiro'?

Não há qualquer explicação fundamentada para tal. Apenas a associação de que na altura em que se festeja o Santo António é uma época relacionada com a fecundidade. Muito conhecida em Portugal, a iniciativa 'Noivas de Santo António', que realiza anualmente em Lisboa, teve início em 1950, numa iniciativa do já extinto Diário Popular, que ajudava os pobres a fazerem uma festa no dia do casamento.
O que é que fogueiras e balões têm a ver com os santos populares?

As fogueiras fazem parte da tradição pagã de celebrar o solstício de Verão. É assim que a tradição da fogueira acontece em vários países no dia de São João (24 de Junho). Já os balões inserem-se na mesma lógica das fogueiras, ou seja, da luz e seus efeitos visuais. Antes os balões eram lançados para anunciarem o início das festas.


venerdì 11 giugno 2010

Mangani nella Luna



Associazione Lorenzo Cuneo Onlus


11º Concerto alla Luna

per Lorenzo


Concerto al silenzio
LA 'NTISA STESA



in rete con:
Associazione ”Tam Tam Brasile” Onlus
Fondazione “Bambini in Emergenza” Onlus
Rivista “Prospettiva Persona” Centro Ricerche Personaliste

Apriranno la serata
Animazione per Bambini con Mikela Policastro
Lettura di Poesie con Beatrice Cosentino
accompagnate dalla chitarra di Guido Padrono
sconfinamenti fra musica popolare e musica colta
Pietanze e dolci casarecci

sabato 26 giugno 2010
dalle ore 19.00
(Notte del Plenilunio)


parco della Caffarella
con ingresso da Largo Tacchi Venturi


Ingresso a sottoscrizione
Il ricavato della serata sarà destinato ai progetti dell’Associazione
campo scuola estivo 3 ragazzi di famiglie disagiate
retta 2010-2011 scuola ragazza disabile
aiuto famiglia bisognosa con 2 gemelli nati prematuri


Associazione “Lorenzo Cuneo” Onlus – via Latina 73 – 00179 Roma – tel. 06/7800135
e-mail: claudioclac@hotmail.com - ccp: 42945006

per Lorenzo
11° Concerto alla Luna


Il titolo che da 11 anni porta questa manifestazione è dovuto al fatto che viene organizzata sempre in concomitanza del plenilunio di giugno: inizieremo a suonare in attesa del sorgere della luna piena, che ci farà compagnia, senza luci elettriche, fino a fine concerto. Per guardare meglio le stelle.


Per ricordarci che la semplicità è una buona cosa, da sempre il Concerto alla luna è completamente in acustico e anche noi abbiamo deciso di rispettare questa tradizione avviata dagli Acustimantico!


Il sottotitolo dello spettacolo recita “Sconfinamenti fra musica popolare e musica colta”: ci muoveremo fra villanelle cinquecentesche e canti popolari delle nostre tradizioni, ma faremo anche qualche piccola deviazione nel tempo e nello spazio...Vi inviteremo ad avvicinarvi a noi il più possibile, in un'atmosfera speriamo molto confidenziale e coinvolgente.


Portatevi un plaid o un telo per stare comodamente sul prato e indumenti per contrastare il fresco notturno del parco.
L’ingresso è a sottoscrizione per finanziare i progetti dell’Associazione (nell’allegato ne saprete un po’ di più).
Il concerto sarà preceduto da altre iniziative e si potranno anche assaggiare “pietanze e dolci casarecci”, come da locandina.