lunedì 29 novembre 2010

Revista LIMES nº5/2010 - "Il Portogallo è grande"




EDITORIALE - Dalla Torre di Belém

PARTE I - L'IMPERO DOPO L'IMPERO


Mario G. LOSANO - Oceano, il mondo visto da Lisbona La lunga parabola della geopolitica portoghese è segnata dalla pulsione ultramarina e dalla pressione iberica. La differenza con la Spagna, una necessità esistenziale. Pensatori e strateghi dell'età dell'impero. Dimensione sud-atlantica e lusofonia.

José FREIRE NOGUEIRA - Il 'Grande Spazio' nell'immaginario geopolitico portoghese Per Lisbona l'estensione territoriale ha sempre rappresentato un fattore di potenza. Le direttrici oceaniche, il Brasile, i possedimenti africani: che cosa resta di una geostrategia ambiziosa quanto realistica. Il timore di finire sotto la Spagna.

António SILVA RIBEIRO - A che ci serve il mare Le grandi potenze hanno scatenato una corsa agli oceani simile a quella che due secoli fa culminò nella spartizione dell'Africa. Come proteggere gli interessi del Portogallo, paese atlantico, in una competizione che rischia di travolgerci.

Armando MARQUES GUEDES - La lusofonia nella partita del Sud-Atlantico Sullo strategico bacino dell'Atlantico meridionale si affacciano cinque paesi lusofoni, Brasile e Angola in testa. I quali rischiano di restare tagliati fuori dalle manovre delle potenze esterne. Le poste in gioco energetiche.

António Paulo DUARTE - Portugal maior La percezione dello spazio nella geopolitica portoghese, dalle origini ad oggi. L'oceano come territorio imperiale. Il sistema di interazioni fra Lisbona e l'Oltremare. Il vettore della lusofonia. Un soggetto mondiale più che europeo.

José Alberto LOUREIRO DOS SANTOS - Il modo portoghese di fare la guerra Nella tradizione militare lusitana spicca la propensione alla guerriglia. Le lezioni delle campagne di controsovversione condotte tra il 1961 e il 1974 in Angola, Guinea e Mozambico restano attuali. E oggi sono molto utili nelle operazioni Nato.

Roberto VECCHI - Il molo estremo Tra desiderio e rimorso, il destino europeo del Portogallo. L'ambivalenza identitaria di un paese che continua a coltivare - e talvolta ad abbellire - la propria memoria imperiale. La zattera di Saramago e lo sguardo dell'Europa secondo Lourenço.

Hélder MACEDO - Nazione versus impero Le vere capitali dello spazio portoghese erano in Brasile e in India, come dimostra la 'disobbedienza civile' dei viceré. Un esercizio imperiale che impoveriva la metropoli e arricchiva le oligarchie. La fortuna di Lisbona è di essersi emancipata dalle colonie.

António RUSSO DIAS - La riscossa della lusofonia Conversazione con António RUSSO DIAS, rappresentante permanente del Portogallo presso la Comunità dei paesi di lingua portoghese (Cplp) a cura di José FREIRE NOGUEIRA.

António HORTA FERNANDES - Il Portogallo nella storia del sapere geopolitico È solo negli ultimi due secoli che si configura in Occidente l'effettiva sovranità degli Stati, premessa delle teorie e delle prassi geopolitiche. In terra lusitana si producono prima che altrove le condizioni che favoriscono tale sviluppo. Come nasce la nostra frontiera.

Luis TOMÉ - Born to Nato Le strategie di sicurezza e difesa del Portogallo ruotano intorno all'Alleanza Atlantica. Lisbona partecipa attivamente agli obiettivi e alle trasformazioni del blocco occidentale. Con occhio attento alle regioni storicamente affini e agli umori dell'Ue.

Paula MONGE - La difesa europea per un paese atlantico Lisbona è impegnata nello sviluppo delle politiche di sicurezza comunitarie, per non restare confinata nella periferia del continente. Ma sempre a partire dal vincolo Nato. Il rischio di una competizione fra l'Alleanza Atlantica e Unione Europea.


PARTE II - OMBRE E LUCI DEL RETTANGOLO

João RODRIGUES - Un paese diseguale destinato a impoverirsi? Il Portogallo non cresce più da anni. La crisi globale ha messo in evidenza la disfunzionalità dell'euro, che favorisce il nucleo centrale del continente a scapito delle periferie. Le ricette europee di austerità non aiutano. Le alternative possibili.

José Félix RIBEIRO - Una piccola economia dalle grandi ambizioni 1986: con l'ingresso nella Cee inizia la modernizzazione che, in un quarto di secolo, ha cambiato il volto del Portogallo. Oggi il paese è più ricco, ma non meno periferico. La crisi offre una nuova opportunità di riscatto. Che Lisbona è decisa a sfruttare.

Roberto BELLINZONA - Lisbona e Madrid separate in casa Negli ultimi trent'anni, Spagna e Portogallo hanno preso strade opposte: la prima ha consumato il suo miracolo, il secondo è rimasto, nel complesso, un paese arretrato. Ora la crisi rimescola le carte e impone loro di collaborare. Ammesso che ne siano capaci.

Carlos ZORRINHO - L'innovazione come antidoto alla crisi Informatica, ricerca, formazione, energie rinnovabili: Lisbona punta tutto sul futuro per scongiurare il declino economico e la marginalità geopolitica. I progressi ci sono, ma la crescita langue. Numeri e obiettivi della strategia di rilancio.

João FREIRE - La breve parabola dell'Estado social Con la fine dell'èra salazarista, la spesa pubblica portoghese muta radicalmente. Gli alti esborsi per sicurezza e difesa lasciano il posto a una crescita esponenziale dello Stato sociale. Che ora, però, appare sempre meno sostenibile.

Luca DEL BALZO DI PRESENZANO - Perché non possiamo non vedere il Portogallo Dall'antica Roma ai connubi dinastici, dalla Nato all'Unione Europea, la parabola delle relazioni italo-portoghesi. Il retaggio imperiale fa di Lisbona una porta verso i paesi lusofoni emergenti, a cominciare dal Brasile. Le affinità culturali.


PARTE III - TRA IBERIA E LUSOSFERA

Enrique VILA-MATAS - La città che naviga


Roberta SCIAMPLICOTTI - Olivenza o Olivença?
Il destino in una letteraNel 1801 la Spagna conquistò la città portoghese e la zona circostante. Il Portogallo ne ottenne la restituzione al Congresso di Vienna, ma i 453 km² contesi restano a tutt'oggi spagnoli. Una disputa geopolitica che riecheggia antiche rivalità iberiche.

Miguel DE UNAMUNO - Un popolo suicida (presentazione di Danilo MANERA)

Maria DO CÉU PINTO - Lisbona riscopre il Mediterraneo Il Portogallo guarda al Nordafrica, attratto dal boom economico del Maghreb e dalla crescente dimensione comunitaria del mare nostrum. Commercio e diplomazia bilaterale prosperano, ma manca ancora una strategia. Il fattore energetico.

Catia DOS SANTOS - Capo Verde, una perla atlantica che fa gola a molti I rapporti di Lisbona con l'ex colonia sono ottimi. Ma l'integrazione nell'Ue o addirittura il ritorno all'ex madrepatria sono assai improbabili. Il ruolo della lusofonia, gli interessi strategici europei e quelli americani: Praia come sede di Africom?

Marco MARINUZZI - Macao, la Cina latina L'ex colonia portoghese è un ibrido culturale e amministrativo che conserva le sue peculiarità, ma guarda al continente. Le vicende storiche. I rapporti con Lisbona. Il ruolo di ponte tra Cina, Ue e Mercosur. Non c'è alternativa all'integrazione regionale.

Nuno CANAS MENDES - Timor, meu amor! Eredità storiche, legami emotivi, ambizioni internazionali, Realpolitik. L'ostinata attenzione del Portogallo all'ex colonia è frutto di un mix di ragione e sentimento. Dove il secondo ha la meglio.

Luís ELIAS - L'incerto futuro di Timor Est Povertà, disoccupazione, corruzione e malgoverno sono solo alcuni dei mali che affliggono la giovane democrazia timorense. Il ruolo dell'Onu. Il risiko degli aiuti internazionali. C'è spazio per il Portogallo?

Omar GHIANI - Portoghesi (poco) uniti d'America Provenienti soprattutto dalle Azzorre, i componenti della lobby lusitana negli Stati Uniti non hanno saputo consolidare la propria influenza nella vita politica americana. Divise e lontane, le folte comunità sono destinate a un'inesorabile integrazione.

Agência de notícias ZENIT - versão portuguesa


Agradecemos à Drª. Roberta Sciamplicotti, colaboradora do quotidiano religioso on line Zenit - o mundo visto de Roma, a assinalação deste portal que tem, entre outras, uma versão portuguesa:



Versão Portuguesa:


ZENIT é uma agência de notícias internacional sem fins lucrativos integrada por uma equipe de profissionais e voluntários convencidos da extraordinária riqueza da mensagem da Igreja Católica, em particular de sua Doutrina Social, como luz para compreender a atualidade. Constatamos, ao mesmo tempo, que esta riqueza é muito pouco conhecida no panorama informativo, motivo pelo qual nos esforçamos para levá-la a quantos lugares chegue a Internet, no maior número possível de idiomas. Nosso objetivo é informar, com o máximo profissionalismo e fidelidade à verdade, e com o uso mais eficaz possível das tecnologias disponíveis, acerca do "mundo visto de Roma"; ou seja, observando a atualidade através da mensagem do Papa e da Santa Sede, informar sobre os grandes acontecimentos da Igreja no mundo, os temas, os debates e os eventos que interessam especialmente aos cristãos dos cinco continentes. ZENIT realiza este serviço de maneira independente.

martedì 23 novembre 2010

4 dicembre - Galleria IPSAR: Guillermo Luna, “RADICI PERDUTE”




G U I L L E R M O L U N A
R A D I C I P E R D U T E
Georgia 2008 – 2010


GALLERIA DELL’ISTITUTO PORTOGHESE DI SANT’ANTONIO IN ROMA

VIA DEI PORTOGHESI 6 – ROMA


DAL 4 AL 19 DICEMBRE 2010
DA MERCOLEDI’A DOMENICA, DALLE ORE 16.00 ALLE ORE 19.00

INAUGURAZIONE
SABATO 4 DICEMBRE – ORE 17.30

INGRESSO LIBERO



“La prima vittima di un conflitto è la verità... la seconda la popolazione civile”

Dal 4 a 19 dicembre 2010, presso la Galleria dell’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma, si terrà la mostra fotografica “Radici Perdute. Georgia 2008-2010”.
Le immagini esposte sono frutto dell’arte e della coscienza civile di un fotografo, Guillermo Luna, che in due anni ha voluto documentare le drammatiche conseguenze del conflitto russo-georgiano sulla popolazione civile.
Un conflitto dimenticato come la vita di migliaia di persone rimaste ‘senza voce’, alle quali è stato strappato il passato, le radici ed ogni legame con la
propria terra.
A questi muti testimoni, Guillermo Luna restituisce idealmente la voce attraverso intensi scatti fotografici: il ritratto di un Paese dimenticato dai Media e dunque, drammaticamente, dal mondo.



Guillermo Luna è nato a Funes, Argentina, nel 1970.
Inizia l’attività di fotografo in Argentina, nel settore pubblicitario e commerciale. Nel 1996 realizza il suo primo reportage sulla raccolta del cotone degli aborigeni Pilagàs, nel nord dell’Argentina, e da quel momento si dedica con crescente passione alla fotografia sociale e al reportage, concentrando la sua attenzione sull’Uomo.
Nel 1997 si trasferisce nella Terra del Fuoco, dove vive per tre anni lavorando per diversi giornali locali e testimoniando la crisi argentina dai luoghi più estremi e isolati.
Dal 2000 vive e lavora in Italia.
Nel 2005 inizia una serie di reportage nella regione Caucasica, in particolare in Georgia: un work in progress che continua ancora oggi.
Membro di Shoot4Change, collabora con diverse agenzie e testate giornalistiche internazionali.

Alessandra Bucci Vafiadis - tese sobre José Tolentino de Mendonça


A nossa aluna Alessandra Patrizia Bucci Vafiadis defendeu ontem, na Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma Tre, a sua tese de Licenciatura, sobre o interessante tema da tradução poética aplicada a um dos mais singulares casos da poesia portuguesa de Hoje: José Tolentino de Mendonça.

A tese, intitulada «JOSÉ TOLENTINO DE MENDONÇA: "PROCURAR UMA SÍLABA". IL RUOLO MUTEVOLE DELLE PAROLE.», depois de uma introdução teórica acerca da tradução deste género literário, debruçava-se sobre a figura do Poeta português e, mediante uma subdivisão em três núcleos temáticos, dedicava-se à tradução e breve análise de algumas poesias inéditas em Italiano.

Inédita era também uma muito interessante entrevista que José Tolentino de Mendonça concedeu a Alessandra Vafiadis, e que aqui publicamos, dando os parabéns à agora Drª Alessandra e saudando cordialmente o Poeta de O Viajante Sem Sono.

12 DOMANDE A J.T.M.

Como nasce a poesia de José Tolentino de Mendonça?
A origem da poesia é um enigma. Ainda hoje não conseguimos decifrar por que razão inventaram os homens esta forma de linguagem. Talvez tenha nascido próxima dos cantos religiosos ou dos sortilégios mágicos. Não se sabe ao certo. A sua sonoridade recorda o sopro do vento nos bosques, o rumor da chuva, o bater das ondas, o trânsito secreto de certos animais. Mas recorda também o silêncio do olhar humano, a música do seu riso, a prece das suas lágrimas...
O enigma que é explicar a poesia em si, não se desfaz quando se trata de dizer o modo como ela irrompe numa vida. Também eu, portanto, não sei dizer como é que a poesia nasce. Sei, no entanto, que ela tem sido uma experiência determinante na minha existência.

“Correntes marítimas em vez de correntes literárias”. Poderemos, porém, identificar algumas linhas de força que desenhem o seu percurso e a sua produção poética?
Os críticos explicarão melhor essas linhas de força. Eu chego a elas de olhos vendados, por intuição. Como dizia Sophia de Mello Breyner Andresen, «o poema não se explica. O poema implica».

A viagem ao interior da palavra e da linguagem é inseparável da busca da raiz do próprio ser?
Essa é a minha profissão de fé.

Pode falar-se, na sua vida, de uma educação poética?
Sim, se aceitarmos a sugestão do maravilhoso título de João Cabral de Melo Neto: “Educação pela pedra”. Li a Bíblia, li os gregos (tanto a lírica como o teatro), li os místicos com dedicação, li contemporâneos meus de várias proveniências. Mas a educação em vista do poema, onde a colhi? Em cada pedra, em cada punhal, em cada pétala.

Quais são as suas leituras?
Sou um leitor omnívoro. Leio sobre cinema e sobre traduções bíblicas medievais; anoto autores espirituais e homens de ciência; debruço-me sobre gramáticas e ensaios; observo livros técnicos e romances. E quando encontro um grande livro sei que não fui eu que o escolhi, mas prefiro pensar que fui por ele escolhido.

O que é que caracteriza a sua memória de infância? Em que modos nascer na Madeira influencia o Poeta?
Hoje tenho a impressão que caminhei a infância inteira por baldios. Fecho os olhos e vejo o mar e os campos, a solidão das encostas de certos montes, a cumplicidade da vegetação, o silêncio extremo que têm as ilhas...

Qual é, na sua obra, aquele que considera o traço mais forte da sua permanência em Itália?
Acho que a minha poesia ganhou uma força visual com a permanência em Itália. Ainda hoje trago na cabeça milhares de imagens... Imagens para revisitar a vida inteira.

Dia e Noite. Qual é o momento que privilegia para a produção de um poema?
Só e sempre a noite.

A noite, o silêncio, o mistério - são imagens muito frequentes da Sua poesia. Quer falar sobre as suas relações?
Sem o silêncio não existiria a palavra, aquela poética pelo menos. Um poeta é uma consequência do silêncio.

Qual é a viagem do viajante sem sono, e porque é que o viajante é insone?
A grande viagem é aquela interior. O viajante é insone, porque mesmo quando estamos quietos a deambulação continua. E mesmo quando dormimos, continuamos a caminhar nos nossos sonhos.

Além de ser poeta, é também tradutor. Quer falar um pouco da sua experiência com a tradução?
Traduzir é para mim a melhor forma de ler. Não sou um tradutor de ofício, mas de paixão. Tudo o que traduzi são escolhas minhas, pessoalíssimas.

Porquê traduzir? O que representa? Há um significado particular a escolha do texto “ Cântico dos Cânticos” como primeira tradução?
O Cântico dos Cânticos é o mais belo poema que se escreveu. São Tomás de Aquino, ao morrer, pediu que lhe lessem o Cântico. Eu gostava de partir assim.

lunedì 22 novembre 2010

10 dicembre, Roma: IMPERO ultimo lavoro di Vasco Araújo


IMPERO
Ultimo lavoro di Vasco Araújo

Venerdì 10 dicembre alle ore 19.00
A cura di Simona Cresci


Venerdì 10 dicembre alle ore 19:00 negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere, che ha ospitato l’artista durante il período delle riprese, verrà presentato l’ultimo video di Vasco Araújo, dal titolo IMPERO.

Girato tra Roma e Lisbona, rispettivamente tra il quartiere dell’Eur e nel centro di raccolta delle statue di gesso della Facoltà di Belle Arti della capitale portoghese, il film riferisce sulle manovre, le azioni e le relazioni sociali inerenti la creazione, l’amministrazione e l’espansione di un Impero, creando un ponte tra l’Impero Romano e i rispettivi sistemi di regole e azioni del mondo contemporaneo.
Con IMPERO Vasco Araújo vuole rappresentare una comparazione tra l’antico e il contemporaneo dando vita così a un parallelismo tra la nozione di impero individuale e quella di impero collettivo, mostrando rispettivamente le posizioni antagoniste rilevabili tra un’epoca ricca di possibilità e promesse e un’altra che affonda nella disperazione del collasso.
Il testo è stato scritto da Vasco Araújo in collaborazione con André E. Teodósio e si basa su l’”Imperio” di Gore Vidal e sul libretto dell’opera di Händel “Agrippina”.

Vasco Araújo (Lisbona 1975) Il canto, l’Opera, la storia delle protagoniste del passato sono la base del suo lavoro, che con le sue opere agisce attraverso il medium del proprio corpo, tendendo verso il mondo del teatro e della rappresentazione visiva. Cantante lirico, prima ancora che artista, Araújo dichiara che l’Opera è una passione che tiene in vita attraverso l’arte. Ha partecipato a numerose esposizioni internazionali sia in spazi privati che pubblici in Portogallo, Germania, Russia, Spagna, Grecia, Australia e in Italia nello specifico nel 2005 alla 51th Edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Italiano “Experience of Art”; nel 2006 La Nuova Pesa Centro per l’Arte Contemporanea, Roma.

INFORMAZIONI:
Vasco Araújo presenta il video “IMPERO”
Presso lo Spazio Cerere
Via degli Ausoni, 3 - 00185 Roma
QUANDO:
Giovedì 10 dicembre
Ore 19:00
CONTATTI
Fondazione Pastificio Cerere
Tel e fax: +39 06 45422960
E-mail: info@pastificiocerere.it
http://www.pastificiocerere.com/

IMPERO di Vasco Araújo è stato realizzato grazie al sostegno dell’ Ambasciata Portoghese a Roma; Istituto Camões; F.B.A.U.L. - Facoltà di Belle Arti, Università di Lisbona; Fondazione Pastificio Cerere, Roma


Lisboa: Cimeira da Nato


A propósito da Cimeira da Nato, no passado fim-de-semana em Lisboa...

No jornal Diário de Notícias:



Mais de 40 chefes de Estado e de Governo na cimeira de Lisboa


A estes somam-se setenta ministros dos Negócios Estrangeiros e Defesa e os responsáveis máximos das Nações Unidas e da União Europeia que participam na cimeira da NATO em Lisboa.


A lista mais actualizada de presenças, obtida pela agência Lusa, confirma que não estará em Lisboa qualquer representação do Banco Mundial, inicialmente prevista. Segundo essa lista estão confirmadas as presenças de 20 chefes de Estado, 22 chefes de Governo (incluindo o primeiro ministro José Sócrates), 41 ministros dos Negócios Estrangeiros (incluindo Luis Amado) e 34 ministros da Defesa (incluindo Augusto Santos Silva).
Estarão ainda presentes em Lisboa o presidente da Comissão Europeia, Durão Barroso, a responsável da diplomacia europeia, Catherine Ashton, e o presidente do Conselho Europeu, Herman van Rompuy.
O secretário-geral das Nações Unidas, Ban Ki-moon, estará também na capital portuguesa onde se espera a presença do secretário-geral da Assembleia Parlamentar da NATO e o presidente do Comité Político da instituição, Karl Lamers.
Barack Obama, presidente norte-americano, e Dimitri Medvedev, o presidente russo, serão dois dos chefes de Estado presentes em Lisboa, que reunirá nos próximos dias os dirigentes máximos do hemisfério Norte.
Hamid Karzai, presidente do Afeganistão, lidera a delegação daquele país cujos restantes membros não são ainda conhecidos.
Entre os chefes de Estado presentes contam-se os da Bulgária (Georgi Parvanov), Croácia (Ivo Josipovi), Eslováquia (Ivan Gasparovi), França (Nicolas Sarkozy) e Letónia (Valdis Zatlers).
Participam ainda os presidentes da Lituânia (Dalia Grybauskaite), Polónia (Bronislaw Komorowski), Republica Checa (Vaclav Klaus), Roménia (Traian Bsescu) e Turquia (Abdullah Gül).
Fazem ainda parte da lista de presenças os presidentes da Arménia (Serzh Sargsyan), Azerbeijão (Ílham Aliyev), Bósnia (Nebojs Radmanovi), Finlândia (Tarja Halonen), Geórgia (Mikhail Ssaakashvili), Macedónia (Gjorge Ivanov), Cazaquistão (Nursultan Nazarbayev).
No que toca aos chefes de Governo, e além do anfitrião do encontro, José Sócrates, estarão em Lisboa os líderes da Albânia (Sali Berisha), da Alemanha (Angela Merkel), da Bélgica (Yves Leterme), do Canadá (Stephen Harper), da Dinamarca (Lars Rasmussen) e de Espanha (José Zapatero).
Participam ainda os chefes do Governo da Eslovénia (Borut Pahor), Estónia (Andrus Ansip), Grécia (George Papandreou), Hungria (Viktor Orbán), Itália (Sílvio Berlusconi), Luxemburgo (Jean-Claude Juncker), Noruega (Jens Stoltenberg) e Holanda (Mark Rutte).
Estão ainda na lista os chefes de Governo do Reino Unido (David Cameron), Republica Checa (Petr Neas), Australia (Julia Gillard), Geórgia (Mikhail Ssaakashvili) e Suécia (Freddrick Reinfeldt).
Em alguns casos as delegações terão representação reduzida, como a Coreia do Sul (vice-ministro dos Negócios Estrangeiros e Ministro do Comércio), a Malásia (embaixador em Paris) e Tonga (representante do PM).
De referir que a maior delegação esperada é a da Geórgia, que será liderada pelo presidente Mikhail Saakashvili e incluirá o vice-PM, Giorgi Baramidze, os ministros dos Negócios Estrangeiros e Defesa, Gregory Vashadze e Bachana Akhalaia e três vice-ministros.




No Diário de Notícias, comenta-se ainda o luxo do primeiro-ministro italiano Silvio Berlusconi:


O multimilionário Berlusconi
Dos políticos que participam na Cimeira da NATO, o primeiro-ministro italiano é o político que tem a maior fortuna pessoal, avaliada este ano pela Forbes em 6,7 mil milhões de euros. Aos 74 anos, é conhecido por ser vaidoso. Já fez várias cirurgias plásticas, implantes capilares e usa maquilhagem. Foi casado duas vezes e tem cinco filhos. Em Itália são famosas as suas festas privadas recheadas de mulheres bonitas. Um fotógrafo captou imagens do primeiro-ministro com jovens seminuas na sua mansão Villa Certosa, na Sardenha, avaliada em 450 milhões de euros. As imagens foram divulgadas pelo espanhol El País e a notícia teve repercussão em todo o mundo.
A mansão da Sardenha é apenas uma das mansões de sonho que fazem parte do património do magnata. Berlusconi vive na portentosa Villa San Martino, em Arcore, Milão e tem pelo menos mais oito espalhadas por Itália, como um castelo na Toscânia ou uma casa à beira do Lago Como, onde é vizinho do actor George Clooney. Em Roma tem ainda uma residência oficial, o Palácio Grazioli.


Maria Pina Giaquinto sugere-nos a saudade de Tabucchi


A nossa aluna Maria Pina Giaquinto sugere-nos a leitura deste etxto interessante de Antonio Tabucchi, publicado em

Studi di Letterature Comparate in Onore di Remo Ceserani - Letture e Riflessioni Critiche (vol. 1), a cura di Mario Domenichelli [et al.], Vecchiarelli Editore, Roma, 2003, pp. 347-354.



LA SAUDADE


secondo


ANTONIO TABUCCHI


(Lettera di Antonio Tabucchi a Remo Ceserani)



L'ARABA FENICE.TENTATIVO DISSENNATO DI DEFINIRE A UN AMICO UNA PAROLA INDEFINIBILE




Caro Remo,
giorni fa, chiacchierando con un comune amico portoghese che mi chiedeva cosa stessi facendo, ho detto che stavo girando intorno a un racconto che avevo in mente di scrivere per la miscellanea che ti stanno preparando, intitolato Le farfalle di Luino. E lui mi fa: «Ah, o nosso querido Ceserani, tenho Saudades dele!» («Ah, il nostro caro Ceserani, ho Saudades di lui» al plurale in questo caso). Immediatamente ho avuto Saudades tue anch'io (ovviamente al plurale), perché la Saudade è contagiosa. Non di rado la Saudade è democratica, e quando viene condivisa è per forza al plurale (un pezzetto di Saudade a ciascuno). E così mi sono detto: ma quasi quasi, al posto del racconto che prima o poi dedicherò a Remo, affronto una buona volta la definizione di questa parola (come è noto intraducibile), memore di quando eri venuto a Lisbona e ogni volta che ci vedevamo, con quella tua arietta fra lo svagato e il malizioso, mi chiedevi: «Antonio, ma cos'è questa famosa Saudade?», e io vigliaccamente rispondevo: «è una parola intraducibile». Ebbene, caro Remo, ho deciso in questa sede di affrontare seriamente il problema, e di inchiodare questa parola sfuggente (come le farfalle di Nabokov, che io però trasferirei a Luino), di spillarla al lemma che le compete.
L'autorevole MORAIS (che è come dire il BATTAGLIA, per il Portogallo, ma è stato pubblicato molto prima), alla voce 'Saudade' così recita: «Dall'antico soidade, con probabile influenza di saúde [italiano: 'salute'], malinconia causata dal ricordo di un bene del quale si è privati; pena, dolore provocato dall'assenza di qualcuno o dell'oggetto amato; ricordo dolce e simultaneamente triste di una persona a noi cara; secondo alcuni autori, è priva di corrispettivo in altre lingue». Segue, come esempio di queste prime definizioni, la citazione di un poeta romantico, Almeida Garrett, di cui ti trascrivo i primi versi:


Saudade! Gosto amargo de infelizes,

Delicioso pungir de acerbo espinho,

Que me estás repassando o íntimo peito

Com dor que os seios d'alma dilacera,

- Mas dor que tem prazeres - Saudades!


Saudade! Gusto amaro di infelici,

Dolce puntura di agreste rovo,

Tu trapassi il profondo del mio petto

Con un dolore che lacera l'anima,

Ma dolor dilettoso, Saudade!


Ma il MORAIS non si ferma qui. Enumera anche altre valenze semantiche contenute in questa parola. Ad esempio 'Malinconia'; 'Saluti inviati in modo familiare a una persona assente per manifestare la nostra stima e affetto nei suoi confronti (si adopera più frequentemente al plurale)'; 'Nostalgia, tristezza profonda causata dalla lontananza della famiglia o della patria'; 'Sentimento luttuoso, dispiacere, cupaggine, provocati dal ricordo di un avvenimento triste o allegro'. E altre variazioni sul tema che ti risparmio, ciascuna di esse confortata da esempi letterari indiscutibili.
Non voglio mancare di rispetto all'illustre MORAIS, ma secondo me l'etimo saúde ('salute') con la Saudade c'entra poco, a meno che non si voglia fare di un saudadoso (cioè uno che ha Saudade) una specie di infermo di una malattia tipo tisi, che un tempo si chiamava 'dolce malattia' e che consumava con surrettizia delicatezza. Sempre a mio avviso c'entra di più la solitate, cioè la solitudine, e dunque l'abbandono. Anche se (e qui di nuovo la Saudade ci fa lo sgambetto), essendo come dicevo un sentimento (stavo per dire 'una parola') provabile in compagnia, e una solitudine pluralizzabile e condivisibile (un po' come lo spinello), e dunque in opposizione alla solitudine.
In italiano (come anche in altre lingue europee) la Saudade viene generalmente tradotta con 'nostalgia'. Parola inadeguata, ma soprattutto troppo giovane per un termine così antico come la Saudade. Semmai, se proprio volessimo andare in direzione nostalgica, meglio tornerebbe all'uopo il 'desío' dantesco, che nello strazio reca una tenera dolcezza, visto che quel desío (a cui l'ora volge) intenerisce il cuore a chi naviga in mari lontani. Ma della parola 'desío' si è perso l'uso. Oggi lo si chiamerebbe 'struggimento'. Forse 'magone'. Com'è noto la 'nostalgia' fu coniata nel Settecento da Johannes Hofer, che indicava con essa la 'malattia dei paese' (Heim Weh) dei soldati mercenari svizzeri, che lontani a lungo da casa a un certo punto deperivano, cadevano in malinconia e si ammalavano (un fattore scatenante della patologia pare fosse lo struggente Kuhreigen, un canto montano dei pastori, forse dalle origini magiche). E qui saremmo ancora al cosiddetto 'magone', seppure in forma acuta. Ma per Eduardo Lourenço, il maggior filosofo portoghese vivente, che si è fatto etnologo dell'anima lusitana (O labirinto da Saudade) la Saudade è qualcosa di più di tutto questo: quasi una categoria dello spirito che non si trova altrove (la Saudade è una cosa che solo i portoghesi hanno perché hanno una parola per dire che ce l'hanno, ha scritto Pessoa), una Stimmung che costituisce anche un labirinto nel quale i portoghesi sono penetrati (o si sono rifugiati) senza riuscire a trovare più una via d'uscita.
Caro Remo, il mio discorso comincia a farsi alquanto brumoso, me ne rendo conto, ma facendo di necessità virtù, e visto che la nebbia ben si addice al clima delle coste atlantiche del Portogallo, tenterei di forzare la serratura della Saudade grazie a uno dei miti più importanti della letteratura portoghese, dove la nebbia è indispensabile. Si racconta infatti che O Desejado, 'il Desiderato', cioè Don Sebastiano, debba far ritorno in un mattino brumoso per riportare il Portogallo alla perduta grandezza il che offre pretesto a una Saudade nazionale stavolta piena di fiducia. Don Sebastiano (1557 1578), ultimo discendente della dinastia Aviz, il 'Re-bambino' al quale Camões dedicò I Lusiadi, era stato educato severamente e religiosamente dallo zio, il cardinale Don Henrique, e un bel giorno decise di combattere i Mori, che peraltro erano già stati cacciati dalla penisola iberica molti anni prima e se ne stavano nel Nordafrica senza dare noia a nessuno. Animato da un esuberante misticismo e (a dire delle malelingue) incoraggiato dallo scaltro cugino Filippo II (gli storici seri hanno appurato che Filippo non c'entrò un bel nulla), se ne partì col suo esercito (il fior fiore della nobiltà portoghese, con l'aggiunta di truppe mercenarie che gli erano costate il tesoro del regno) per l'ardita impresa. La partenza di questo tardo crociato mi ricorda il nostro Visconti Venosta, perché anche il prode Don Sebastiano mise l'elmo sulla testa, e lo fece mettere a tutto l’esercito. E non solo l’eImo. Nel deserto di Ksar el-Kebir, sotto un sole rovente, i soldati dell’esercito portoghese, ingabbiati nelle pesanti armature di ferro che li resero bolliti, furono sbaragliati in un battibaleno dalla cavalleria leggera dei Mori. Il cadavere di Don Sebastiano non fu mai ritrovato sul campo di battaglia, dove secondo la leggenda accanto ai soldati morti restarono migliaia di chitarre (e questo sì che è sintomo di Saudade!). Muore il sovrano, nasce il mito. Anche perché, estintasi con lui la dinastia Aviz, Filippo Il di Spagna, legittimo successore al trono per li rami, non perse l'occasione di annettere il Portogallo alla corona spagnola, sì che il piccolo ma fiero Portogallo, che per secoli aveva respinto in eroiche battaglie i tentativi d’invasione della poderosa Spagna, si ritrovò spagnolo per vie burocratiche. Fu una dominazione che durò per sessant’anni, fin quando ai portoghesi non gli saltò la mosca al naso e non defenestrarono (in senso letterale: il corpo cadde sul selciato fra la folla) il Vicerè spagnolo a Lisbona. Ma intanto in sessant'anni il mito del 'Desiderato', che un giorno di nebbia avrebbe restituito al Portogallo la su libertà, crebbe come una palla di neve. E noi sappiamo quali Saudades il sogno della libertà può alimentare. Soprattutto se non la si cerca, ma la si aspetta, che è sì cara.
Nel Seicento, sulle ali del pessimismo barocco, nasce il Desengano: si credeva, si credeva, e invece... Ma, come si sa, non di rado le delusioni generano nuove illusioni. La Saudade sebastianista rimasta senza esito (il 'Desiderato' si fece troppo desiderare) si trasforma in profezia. Della trasformazione si incaricò il padre gesuita António Vieira, fecondissimo prosatore e predicatore, strenuo paladino degli Indios brasiliani, uomo di Chiesa e di mondo che si eresse ad ambasciatore dei poveretti sfruttati dall'avidità coloniale del regno di Portogallo portando la sua filantropica eloquenza fino al soglio di Pietro. Insieme con le sue affascinanti prediche, costruite su una incomparabile arte retorica, elaborò un trattatello storico (o di fantastoria), História do Futuro, idea che supera perfino il pensiero più avanzato del signor Hegel. Padre António Vieira fu un grande meteorologo della storia: il futuro del Portogallo, ne è convinto non condivide le sorti dei comuni paesi delI’Europa; al suo Paese è riservato un futuro Quinto Impero, all'insegna della supremazia spirituale, per interpretare il quale il lungimirante predicatore rispolvera la profezia di Daniele che interpreta il sogno di Nabucodonosor. Con Vieira i portoghesi smisero di avere Saudade di una grandezza passata che si ostinava a non tornare, e si misero a praticare la nostalgia del futuro, cosa per altro più saggia, perché il passato non è detto che torni, ma il futuro prima o poi ha da venire.
Il Romanticismo, che in Portogallo assume un tono prevalentemente patriottico e democratico, non celebra né il trono né la Chiesa, e trova dunque voce soprattutto in autori in esilio. Con Almeida Garrett, di cui ti parlavo prima, la Saudade, conquistando dimensioni storico poIitiche, diventa ansia di liberazione, anelito di futuro e valore progressista. Nel suo Frei Luís de Sousa, un'opera patriottica condannata dal destino a diventare una lettura imposta agli studenti liceali dal Ministero della Pubblica Istruzione (come da noi I promessi sposi), la Saudade è ormai un complesso di cose (patriottismo, nazionalismo, agnizione poetica, desiderio di riscatto) che è davvero impossibile tradurre con una parola in italiano.
Nell’Ottocento ci furono però anche autori che elevarono la Saudade a una dimensione metafisica. Dell’ascensione alle vette si incaricò soprattutto Antero de Quental (1842 1891), uno dei più grandi poeti portoghesi di sempre, uomo tellurico quanto le sue Azzorre natali, materialista e socialista utopista, che durante i suoi studi di giurisprudenza a Coimbra dalle lettere di Michelet e Proudhon era pervenuto allo studio dell'astronomia e delle geometrie, lasciandosi sedurre dall'ipotesi cosmogonica di Laplace e della concezione matematica della spazio. Antero frequentò la filosofa tedesca e in pari misura trasse da Hegel un vigoroso ottimismo sul futuro dell'uomo e da Schopenhauer un profondo pessimismo sulla natura individuale. Apparentemente ebbe il sopravvento la seconda influenza, dato che a quarantanove anni, tornato in patria dai suoi vagabondaggi per il mondo, si suicidò su una panchina pubblica davanti alla bianca cattedrale di Ponta Delgada. Ma il fatto che per raggiungere il suicidio abbia avuto bisogno di due successivi colpi di pistola alla tempia, poiché la prima pallottola non era bastata, suggerisce l’idea di una buona volontà che forse non è del tutto estranea alla qualità dell’ottimismo. Nei suoi appunti degli ultimi anni Antero annotò di «soffrire di infinito», il che fa supporre una discendenza leopardiana dove il dolce naufragar sia diventato patologia quotidiana.
Nei suoi straordinari sonetti, piccoli congegni misteriosi e astratti nei quali tradusse la sua concezione della macchina cosmica, aleggia una Saudade che non si sa se assomigli di più a una sorta di Aleph preborghesiano, a un’anima collettiva di tipo spinoziano, ma vibrante delle energie dell'universo secondo certe concezioni positiviste-elettriche dell'epoca, o a un totale vuoto pneumatico, sorta di Mu che a pensarci bene non è del tutto estraneo a quel tipo di rapimento che introduce a questa ineffabile dimensione lusitana. Ma il fatto più curioso è che dopo aver portato la Saudade a vette così impervie, Antero evita accuratamente di nominarla. La rammenta solo in due sonetti, Despondency e Trascendentalismo, modificandone però il nome in Soledade, che è un arcaismo e un ispanismo insieme senza essere né l'uno né l'altro. Ti cito la chiusura del secondo sonetto:


Na esfera do invisível, do intangível,

sobre desertos, vácuo, soledade,

voa e paira o espírito impassível.



Nella sfera dell’invisibile, dell’intangibile,

Sopra deserti, vuoto e soledade,

vola e aleggia lo spirito impassibile.


Purtroppo l’ibrido utilizzato da Antero rende la parola ancora più intraducibile dell’originale portoghese, per cui sono costretto a lasciarla tale e quale nella versione italiana.
Nel Novecento la Saudade lievita con le idee politiche del tempo a cui appartiene. Nella sua proprietà agricola del Nord del Portogallo, nel villaggio di Pascoaes dal quale deriva il suo nom de plume, Teixeira de Pascoaes, poeta tipo il nostro Pascoli, vagheggia di fare della Saudade una categoria dello spirito, una quintessenza dell’anima portoghese. Nella sua Arte de ser Português (L’arte di essere Portoghese), Pascoaes dichiara che solo fra le montagne del Marão, la provincia profonda dove il Portogallo è rimasto puro, si può capire come la terra sia l’autentica scaturigine della «razza portoghese», la «granitica asprezza e l’idillio verdeggiante da cui è nata l’anima lusiade».
Autoctonia, terra nutrita dai cadaveri degli avi che genera i veri cittadini di quella terra un discorso analogo, meno poetico di quello di Pascoli e Pascoaes, lo fa in Francia, in quegli stessi anni, Charles Maurras. È un diritto di cittadinanza 'superiore' che prescinde dall’eugenetica, e che è alla base del fascismo più moderno, vedi in Italia certi partiti localistici di recente formazione. Le idee di Pascoaes trovarono presto diffusione sulla rivista «A Águia» (1911), pubblicata a Oporto, portavoce del Saudosismo (movimento dal nome ovviamente intraducibile) nella cui cerchia figurarono, fra gli altri, Miguel de Unamuno e il giovane Fernando Pessoa, che però si stancò ben presto del Saudosismo trovandolo troppo provinciale. Alla Saudade rocciosa e terragna di Pascoaes, Pessoa oppose una Saudade così lieve e ineffabile che appartiene solo alla parola, e con essa evapora come un fiato d'aria. Per far capire che cosa aveva capito della Saudade, Fernando Pessoa scrisse la poesia Saudade Dada (cioè Saudade data, participio passato del verbo dare) che qui ti riporto:


Em horas inda louras, lindas

Clorindas e Belindas, brandas,

Brincam no tempo das berlindas,

As vindas vendo das varandas.

De onde ouvem vir a rir as vindas

Fitam a fio as frias bandas.


Mas em tomo à tarde se entorna

A atordoar o ar que arde

Que a eternal tarde já não torna!

E em tom de atoarda todo o alarde

Do adornado ardor transtoma

No ar de torpor da tarda tarde.


E há nevoentos desencantos

Dos encantos dos pensamentos

Nos santos lentos dos recantos

Dos bentos antos dos conventos...

Prantos de intentos, lentos, tantos

Que encantam os atentos ventos.


Sarà una Saudade dada (participio passato del verbo dare) o una Saudade dadà, cioè dadaista? Lascio il problema ai lusitanisti più volenterosi.
Caro Remo, come avrai capito, la poesia di Pessoa è totalmente intraducibile, ben più della semplice parola Saudade. Con Pessoa essa diventa un flatus vocis fatto di allitterazioni, giochi verbali e intrecci fonetici: la melopea abituale di cui si è quasi perso il senso e della quale non si conoscono bene le parole, un po' come capitava alle beghine che andavano a dire le orazioni in chiesa quando la messa era ancora in latino.
Via via, cercando disperatamente di tradurti in italiano questa parola intraducibile, la Saudade che di te avevo all'inizio, caro Remo, è andata aumentando, e l'auspicio che faccio è di rivederti presto, per poter matar Saudades, cioè 'ammazzare Saudades’, come si dice in buon portoghese. Perciò direi che ora basta con la Saudade, non ti pare?
Saudades dal tuo
Antonio