sabato 25 dicembre 2010

Feliz Natal


Desejamos um feliz Natal a todos os nossos leitores.


giovedì 16 dicembre 2010

Maria Pina Giaquinto sugere musica pessoana


A nossa aluna Maria Pina Giaquinto convida-nos a escutar esta música de Roberto Vecchioni.
Bem-hajas, Maria Pina!


"Vi mando una canzone italiana ispirata ad una poesia di Pessoa. Bisogna ascoltarla più volte per cogliere la bellezza del testo"





Fernando Pessoa chiese gli occhiali

e si addormentò

e quelli che scrivevano per lui

lo lasciarono solo

finalmente solo...

così la pioggia obliqua di Lisbona lo abbandonò

e finalmente la finì

di fingere fogli

di fare male ai fogli...


e la finì di mascherarsi

dietro tanti nomi,

dimenticando Ophelia

per cercare un senso che non c'è

e alla fine chiederle "scusa

se ho lasciato le tue mani,

ma io dovevo solo scrivere,

scrivere e scrivere di me..."

e le lettere d'amore,

le lettere d'amore

fanno solo ridere:

e lettere d'amore

non sarebbero d'amore

se non facessero ridere;

anch'io scrivevo un tempo

lettere d'amore,

anch'io facevo ridere:

le lettere d'amore

quando c'è l'amore,

per forza fanno ridere.


E costruì un delirante universo

senza amore,

dove tutte le cose

hanno stanchezza di esistere

e spalancato dolore.


Ma gli sfuggì che il senso delle stelle

non è quello di un uomo,

e si rivide nella pena

di quel brillare inutile,

di quel brillare lontano...


e capì tardi che dentro

quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse

in tutta la sua poesia;

e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo

basterebbe toccare il corpo di una donna,

rispondere a uno sguardo...


e scrivere d'amore,

e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;

anche quando la guardi,

anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere;

e non aver paura,

non aver mai paura

di essere ridicoli:

solo chi non ha scritto mai

lettere d'amore f

a veramente ridere.


Le lettere d'amore,

le lettere d'amore,

di un amore invisibile;

le lettere d'amore

che avevo cominciato

magari senza accorgermi;

le lettere d'amore

che avevo immaginato,

ma mi facevan ridere

magari fossi in tempo

per potertele scrivere...

2011 musical em Santo António dos Portugueses



Gennaio


Giovedi 6.01.2011, Epifania
18.30 Concerto di organo in favore dell’Associazione KIM
III Ciclo organistico internazionale
Organista: Jean-Paul Imbert (Parigi)
Programma: opere di Cochereau, Franck, Bach,
d’Aquin, Dupré, Liszt


Domenica 9.01.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Integrale dell’opera organistica bachiana
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: BACH, XII concerto


Domenica 16.01.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: opere di Araujo, Bruna, Mozart, Schumann,
Franck, Di Rosa, improvvisazioni


Sabato 22.01.2011
19.00 Concerto di polifonia sacra: Messe e Offertori
Giovanni Giorgi (?-Lisbona 1762),
un maestro della scuola romana a Lisbona.
Ensemble Mare Nostrum - Coro da Camera Italiano
Direzione: Andrea De Carlo.
Programma: opere di G. Giorgi


Domenica 23.01.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Organista: Fausto Caporali (organista titolare Cattedrale di Cremona)
Programma: opere di Respighi, Alain, improvvisazioni


Domenica 30.01.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Organista: Don José Enrique Ayarra Jarne
(organista titolare Cattedrale di Siviglia)
Programma: opere di Bach, Franck, Saint-Säens,
Garbizu, Guridi, Castillo




Febbraio


Domenica 6.02.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Integrale dell’opera organistica bachiana
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: BACH, XIII concerto


Domenica 13.02.2011
18.30 Concerto di organo
III Ciclo organistico internazionale
Organista: Frederic Ledroit
(organista titolare Cattedrale di Angoulême)
Programma: opere di Bach, Franck, de Grigny,
Ledroit, Widor, improvvisazione


Sabato 19.02.2011
19.00 Concerto di pianoforte
Pianista: Carlo Michini
Programma: opere di Liszt


Sabato 26.02.2011
19.00 Concerto di musica da camera, duo viola - pianoforte
Violista: David Oltra, pianista: Francesco Buccarella
Programma: opere di Bach, Schubert


Domenica 27.02.2011
18.30 Concerto di organo
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: improvvisazioni sinfoniche e su testi delle Sacre Scritture




Marzo


Domenica 6.03.2011
18.30 Concerto di organo
Integrale dell’opera organistica bachiana
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: BACH, XIV concerto


Sabato 12.03.2011
19.00 Concerto di organo
Organista: Pierre Thimus (Liegi)
Programma: opere di Barras, Dupré, Peters


Domenica 20.03.2011
18.30 Concerto di organo in chiusura dell’integrale
dell’opera organistica bachiana nella vigilia
del 326° anniversario della nascita
Organista: Giampaolo Di Rosa
Programma: BACH, XV concerto “Clavierübung III”


Sabato 26.03.2011
19.00 Concerto di organo dell’integrale delle sonate di
Felix-Alexandre Guilmant in occasione del centenario della morte
Organisti: Tiago Ferreira (Porto), Daniel Ribeiro (Porto/Colonia)
Programma: Sonate n. 1, 2, 3


Domenica 27.03.2011
18.30 Concerto di organo dell’integrale delle sonate di
Felix-Alexandre Guilmant in occasione del centenario della morte
Organisti: Giampaolo Di Rosa
Programma: Sonate n. 4, 5, 6


Martedi 29.03.2011
Centenario della morte di F.-A. Guilmant
21.00 Concerto di organo dell’integrale delle sonate di
Felix-Alexandre Guilmant in occasione del centenario della morte
Organisti: Tiago Ferreira (Porto), Daniel Ribeiro




Aprile


Domenica 3.04.2011,Laetare
18.30 Concerto di organo
Organista: Jan Lehtola (Helsinki)
Programma: opere di Bach-Reger, Liszt, Koskinen, Dupré


Sabato 16.04.2011
19.00 Concerto di organo
Organista: Jean Guillou (Parigi)
Programma: opere di Haendel, Seixas, Sousa
Carvalho, Bach, Guillou

mercoledì 15 dicembre 2010

Mais uma recensão de Duarte Pinheiro no "Grande Porto"


O nosso amigo, docente de Português nas Universidades de l'Aquila e de Salerno, Dr. Duarte Pinheiro, acaba de publicar mais uma recensão no jornal "Grande Porto".
Aqui deixamos o seu texto para os nossos leitores e saudamos o Autor, com votos de boas festas!


http://www.grandeportoonline.com/catalog/productImages/semanariograndeporto.pdf



ROMANCE SUJO


Adriano é um “ reles jornalista
do mais reles desporto,
o futebol” (p.34). A
sua vida diária é sôfrega,
rotineira, desinteressante
e mesquinha. A história do
livro é o ramerrame quotidiano
de Adriano. E não há
qualquer lugar para mudança,
nem a personagem
se esforça para tal. Apenas
as mulheres, Alba, uma
amante precocemente desaparecida
da história, e Armanda,
sua “namorada” e
responsável hierárquica
no jornal desportivo lisboeta
onde trabalha, são as
únicas notas dissonantes
no dia-a-dia desmotivador
da personagem principal.
A tudo isto, junta-se-lhe a
segunda guerra do Iraque
como ruído de fundo, para
que o ambiente seja “deveras”
mais pesado e angustiante.
Mas se a intenção
do autor era parodiar
Húmus de Raul Brandão,
roçando situações descritivas
e adjectivações semelhantes,
o resultado
final é francamente medíocre.
Uma linguagem
aparentemente cuidada
convive com coloquialismos
abjectos. Pessimismo,
niilismo e noções sociológicas
flutuam num mesmo
universo (a)literário,
cuja palavra dominante é
“andróide”, mesmo não se
tratando de uma narrativa
de ficção científica. Todavia,
o leitor tem direito a
divertir-se com Adriano
que “Só no ginásio, entre
máquinas de culturismo,
o ringue e a piscina, largava
os seus pensamentos
maléficos de autodestruição.”
(p. 25) ou ainda com
o mecânico deste, também
ele um filósofo que sopra
umas baforadas de Nietzsche
“O que eu faço, prosseguiu
o mecânico quase
em êxtase, é tentar reparar
os danos do tempo e nessa
operação intervenho
como agente do eterno retorno.”
(p. 93).
E como uma desgraça
nunca vem só, há imprecisões
linguísticas, erros
ortográficos e gralhas que
conspurcam um romance
já de si sujo: ora é escrito
“média”, ora por vezes
media; “índicio”? (p. 115)
em vez de “indício”, e ainda
frases nas quais os acentos
gráficos são meros espectadores,
como “criaturas
saidas de um quado [é
uma gralha, falta mesmo
uma -r- no original] de Bacon
poluissem os seus corpos…”
(p. 97). O que sobra
então deste romance breve?
Um final inacreditavelmente
previsível e coerente
com o resto da história.
Sob o ponto de vista gráfico,
o livro até atrai, é pena
que a atracção seja só essa.
Muito pouco para o fundador
e coordenador da revista
Nada, mas o suficiente
para o leitor pensar que
algo está podre e torpe no
reino da literatura portuguesa.


DUARTE PINHEIRO


lunedì 13 dicembre 2010

Giulia Lanciani: "La poetica di João Guimarães Rosa - una lettura della vita come "soprasenso". L'approccio di un traduttore."


No passado dia 3 de Dezembro, o Diparmento di Letterature Comparate da Università degli Studi di Roma Tre promoveu um Convénio Internacional, dedicado aos "Percorsi di Interculturalità: Scrittori, Critici e Traduttori a confronto", curado pelos Professores Marinella Rocca Longo e Giuliano Soria.

Da parte da tarde, a Professora Doutora Giulia Lanciani, fez uma intervenção sobre "La poetica di João Guimarães Rosa: una lettura della vita come "soprasenso". L'approccio di un traduore", que atraiu numerosas pessoas à Sala Ignazio Ambrogio.
Com a gentilíssima autorização da Professora, Via dei Portoghesi publica aqui o texto-base da intervenção.


GIULIA LANCIANI

La Poetica di João Guimarães Rosa:
una lettura della vita come "soprasenso". L'approccio di un traduttore.

Ha cinquantasette anni J.G.R. quando muore di infarto a Rio de Janeiro la notte del 19 novembre del 1967, tre giorni dopo la cerimonia di insediamento all’Accademia Brasiliana di Lettere. Era nato a Cordisburgo, nello stato di Minas Gerais, il 27 giugno del 1908. Laureato in medicina, esercita per alcuni anni la professione in città dell’interno mineiro, poi intraprende la carriera diplomatica, che lo porterà in Europa e a Bogotà, fino al suo rientro in Brasile, dove ricoprirà importanti cariche e svolgerà missioni per conto del Ministero degli Esteri.
Cinquantanove anni di vita, appena venti di creazione letteraria – un periodo breve, se si vuole, nella carriera di uno scrittore, sufficiente tuttavia a consacrarlo come il più grande fra i narratori brasiliani di ogni tempo, uno dei maestri della prosa moderna.
Cercherò di chiarire le ragioni di questa mia audace affermazione, che risulta però tale solo se non si conosce G.R.
Il nodo centrale della produzione di G.R. e anche il romanzo più noto in Italia, è senza dubbio il Grande sertão: veredas; ma in tutta la sua scrittura si rinviene un’identica sfida: inventare un linguaggio in grado di leggere la vita nel suo “sopra-senso”. Egli dice: “Tutti i miei libri sono semplici tentativi di avvicinare e scrutare il mistero cosmico, questa cosa mutevole, impossibile, perturbatrice, ribelle a qualsiasi logica, che è la cosiddetta realtà”. A sostenere e a nutrire la assombrosa (la prodigiosa, la sbalorditiva, la stupefacente) scrittura rosiana è la fiducia illimitata nel potere significante della parola.


Una fiducia direi connaturata, innata: in una intervista per il giornale scolastico (Guimarães Rosa ha nove anni di età e frequenta a Belo Horizonte il Colégio Arnaldo gestito da padri di nazionalità tedesca) egli dichiara: “Falo português, alemão, francês, inglês, espanhol, italiano, esperanto, um pouco de russo; leio sueco, holandês, latim e grego (mas com o dicionário agarradado), entendo alguns dialetos alemäes; estudei a gramática do húngaro, do árabe, do sanscrito, do lituânio, do polonês, do tupi, do hebraico, do japonês, do tcheco, do finlandês, do dinamarquês… Acho que estudar o espírito e o mecanismo de outras línguas ajuda muito a compreensão mais profunda do idioma nacional, ajuda a compreensão do mundo”. Al di là dell’evidente esagerazione, ciò che interessa sottolineare è l’importanza che egli attribuisce alla lingua come strumento di conoscenza e di autoconoscenza. La lingua, la scrittura.
Ma che cosa è la scrittura rosiana? è viaggio, cammino lungo i pericolosi versanti del vivere, viaggio iniziatico nel labirinto delle cose per tentare di svelarne l’essenza, il reale assoluto, ciò che in esse esiste di magico e si rivela solo a chi ha l’audacia e l’amore di penetrarle, di trasporre il silenzio oltre il quale si cela il mistero poetico dell’esistere, della vita. «Quando nada acontece, há um milagre que não estamos vendo», egli dice. Ovvero: Quando nulla accade, c’è un miracolo che non stiamo vedendo.
«I miei libri sono avventure – afferma G.R. –; per me sono la più grande avventura. Scrivendo scopro sempre un nuovo pezzo di infinito, vivo nell’infinito, il momento non conta». Egli è il viator per eccellenza, il viaggiatore che attraversa il sertão (geograficamente il sertão è l’interno poco popolato del Brasile, coperto da foresta o completamente arido, ma è una realtà così dinamica e multiforme, che sfugge a una visione predeterminata che ne definisca i limiti in modo inequivoco, è una metafora del Brasile, ma anche della realtà tutta); egli attraversa il sertão, dicevo, ossia il mondo, perché il sertão non ha porte né finestre, “sertão é do tamanho do mundo”.
“Tudo é e não é”, scrive Guimarães Rosa: in lui, la logica dell’alternativa si trasforma in logica additiva, nessun elemento ne esclude un altro, tutte le veredas sono le differenti parcelle dello stesso sertão, che è in ogni parte, che è dovunque. Si sgretola così il carattere dicotomico della logica razionalista, incapace di conglobare l’essere e il non essere: nella logica rosiana gli opposti non si escludono ma coesistono e si alimentano reciprocamente.
Per dire questa realtà nella sua totalità, nel suo assoluto, è necessario superare la povertà della parola che si limita a dire verità stabilite, è necessario liberare la parola dalla contaminazione del tempo che ne lede e ne condiziona inevitabilmente il senso, è necessario articolare questo senso in un movimento circolare ed eterno, creare insomma una parola che non conosca frontiere tra le cose e i nomi che le designano, tra l’essenza delle cose e la sua rappresentazione verbale, inventare il linguaggio di un mondo senza limiti dove l’uomo-umano compie la traversata della vita. “Solo rinnovando la lingua si può rinnovare il mondo” – afferma lo scrittore in una intervista al critico tedesco Günter Lorenz –, conoscere le realtà più profonde: bisogna recuperare l’illesa lama del vocabolo, poco vista e ancor meno udita”, ossia recuperare l’infanzia della parola, la potenzialità primigenia della parola, corrotta e oscurata dall’azione del tempo. “Língua e vida são uma coisa só; quem não faz da língua o espelho da sua personalidade, não vive, e como a vida é uma corrente contínua, um desenvolvimento contínuo, assim a língua também deve se desenvolver continuamente… Minha língua brasileira é a língua do homem de amanhã, depois da sua purificação”.
La parola poetica, pertanto, necessita di un processo di depurazione attraverso l’eliminazione degli elementi che nascondono la sua illesa lama, così come necessita di rivitalizzazione attraverso il sondaggio, l’esplorazione delle sue illimitate potenzialità. Illimitate potenzialità in cui lo scrittore ripone piena fiducia “Hoje um dicionário é ao mesmo tempo a melhor antologia lírica – dice al sopracitato intervistatore “Cada palavra é, segundo sua essência, um poema. Pense só em sua gênese. No dia em que completar uns anos, publicarei um livro, meu romance mais importante: um dicionário. E este fará as vezes da minha autobiografia” (“Oggi un dizionario è al contempo la migliore antologia lirica. Ogni parola è, a seconda della sua essenza, una poesia. Si pensi solo alla sua genesi. Il giorno in cui avrò vissuto un certo numero di anni, pubblicherò un libro, il mio romanzo più importante: un dizionario. E questo farà le veci della mia autobiografia). Come dire che la lingua nel suo divenire profondo è la sua vita. Egli riconosce nella parola, e in particolare nel nome – che indica la vera relazione tra le cose –, un potere mitico, che fa del suo linguaggio la lingua della metafisica: “Minha linguagem deve ser a língua da metafísica… eu procedo assim, como um cientista que também não avança simplesmente com a fé e com o pensamento agradáveis a Deus. Nós, o cientista e eu, devemos encarar Deus e o infinito, pedir-lhe contas e, quando necessário, corrigi-los também, se quisermos” (Lorenz).

Come agisce nella pratica della scrittura Guimarães Rosa? Viator lui, come si è detto, viatores i suoi personaggi, che si vanno delineando a mano a mano che scoprono la realtà che attraversano, un territorio apparentemente e inizialmente vuoto – immenso sertão –, dove le valenze emergono poco a poco fino a riempire le zone che conquistano e riscattano alla dimensione del nulla. La scrittura, così concepita, ha la finalità di aprire lo spirito all’esperienza di una rivelazione, organizza i frammenti della propria esperienza in una forma che è espressione dell’infinita completezza di cui ciascuno di noi porta dentro di sé indelebile saudade, nostalgia. Una conoscenza delle cose che è, ripeto, anche autoconoscenza: non c’è da una parte il mondo e dall’altra l’uomo che lo attraversa. L’uomo è al tempo stesso viaggiatore e viaggio, oggetto e soggetto della traversata, nel cui processo egli si fa: il sertão è dentro di noi.
Per cogliere «o quem das coisas» è necessario pertanto divenire eterni transeunti (“travessia”, traversata, è la parola che conclude Grande sertão: veredas), eterni transeunti in cerca dello spazio al di là dei limiti del contingente, dell’effimero, oltre la soglia del razionale, dove questa cosa chiamata realtà, si fa presagio, attesa, esiste come subito dono di verità. Dove il visibile procede in sintonia con la vita interiore, e lo sguardo riacquista la capacità di trasformare la frustrazione in possesso, la privazione in pienezza; lo sguardo, insomma, constata, conosce e dilata l’individuale verso l’universale.
Sulla scrittura rosiana si potrebbe parlare per un tempo senza fine, ma il nostro è limitato, anzi limitatissimo per argomenti del genere. Mi permetto, allora, di concludere con il riferimento al libro che ho tradotto di G.R., Primeiras Estórias, che in italiano, nelle due pubblicazioni che ha avuto, la prima con la SEI, la seconda negli Oscar Mondadori, ha avuto titoli più seducenti.
Primeiras Estórias è una raccolta di racconti, legati comunque tra loro in modo da costituire una unica storia. Racconti popolati di folli e di bambini – questi ultimi dotati in genere di poteri straordinari -, in cui gli uni e gli altri si confondono nella comune capacità di penetrare il significato occulto delle cose, di raggiungere “la terza sponda del fiume”. All’autore essi non interessano come casi clinici, bensì come terreno propizio all’invasione dell’irrazionale, del magico, in una parola, della poesia. Una follia, dunque, intesa come facoltà di valicare la superficie della realtà, di abitarla dall’interno. Follia che investe anche il mezzo espressivo, lacerato e ricomposto ideograficamente per moltiplicarne le eventualità, per esaltarne il ruolo assegnatogli di strumento utile all’appropriazione dell’essenza delle cose e del loro nome: un linguaggio partecipe della follia e dei suoi poteri atti a diradare il buio circostante: “Quel che c’è intorno a noi è l’ombra più fitta: cose generali”.
Il processo di decodificazione di una tale struttura linguistica esigeva quindi e innanzitutto una lettura testuale altrettanto ardita: non lineare, ma globale, l’unica in grado di svelare le connessioni sia orizzontali che verticali esistenti nella pagina, l’unica che permettesse un’esecuzione e una fruizione polifonica del testo.
Tradurla esigeva dunque una decrittazione del segno poetico, ma anche una sua trasposizione (in italiano) che non obbedisse alle pretese e ai canoni del senso comune. Sebbene fosse in me ostinata e continua la tentazione di intervenire sul tessuto trasgressivo del testo per conferirgli un crisma di leggibilità, ho cercato tuttavia di non concedere spazio a percorsi significanti agevoli, a connotazioni aggiuntive o a funzioni accessorie che lo travisassero e lo snaturassero sostanzialmente. In altri termini, ho cercato – nei limiti del possibile – di aderire alla pratica infrattiva dell’originale, evitando di costruire pacificanti panorami di senso.
Ci sono riuscita? Non lo so. Ma posso dire che delle molte, moltissime traduzioni che ho fatto nella mia vita, questa è la sola che ancora mi soddisfi quasi totalmente, cosa rarissima in me e credo in qualsiasi traduttore dotato di buon senso, il quale ben conosce la precarietà di una traduzione, nel senso che mentre l’opera d’arte è atemporale, essa è invece “nel tempo”, eco o memoria autonoma dell’originale. Fatto effimero – poiché il linguaggio e il gusto cambiano e la rendono più o meno rapidamente “arcaica” –, la traduzione si rivolge nella storia a un dato pubblico in un dato periodo; quando dunque si parla di fedeltà all’opera, si deve intendere anche fedeltà al proprio tempo. Ovvero, tradurre significa anche individuare un punto di equilibrio tra l’esigenza di non tradire il dettato originale e la necessità di rendere accettabile al lettore l’opera stessa, senza eccessive manipolazioni di arcaicizzazione o di ammodernamento.

Guimarães Rosa è l’ultimo alfiere della parola poetica, della parola che sgretolando il compatto muro di gomma della logica quotidiana, sgretola anche le sequenze lessicalizzate della memoria e diviene atto vitale di invenzione, strumento capace di dire il mondo.
Nella letteratura europea è già l’epoca dei silenzi, il linguaggio umano cozza contro la barriera dell’indicibile, è l’epoca dell’incomunicabilità, della sfiducia nel potere significante della parola: un’epoca segnata dai silenzi di Harold Pinter, dai paradossi verbali di Ionesco, dalle desolate lande bechettiane, ma anche dal cinema di Antonioni, dall’arte informale, dagli enigmatici tagli di Lucio Fontana, eccetera eccetera.


Vilma Gidaro sugere uma notícia...


A nossa aluna e amiga envia-nos quanto segue:
Acho que poderia ser interessante dar esta noticia no blogue. O ponto de vista dos outros estrangeiros poderia ser o nosso e então poderíamos ler o livro...

A notícia foi publicada no jornal Público e refere-se aos museus portugueses vistos do estrangeiro:
"(...) É um livro sobre como Portugal e as colecções dos séculos XVIII e XIX eram vistos por quem visitava o país. Relatos por vezes "preconceituosos e cruéis". Outras vezes "judiciosos e certeiros". João Carlos Brigola apresenta hoje Os Viajantes e o "Livro dos Museus".O livro reúne quase uma centena de excertos de "relatos" registados por estrangeiros que então nos visitaram pelas razões mais diversas, e que no decurso da estadia ou no regresso aos seus países quiseram testemunhar as impressões das suas "aventuras".Esta publicação incide principalmente sobre a realidade das colecções, gabinetes e museus em Portugal (...)"
Obrigado, Vilma!

Colóquio Internacional sobre Matteo Ricci - 10 e 11 de Dezembro



Colóquio Internacional
"Os alicerces da Missão da China no tempo de Matteo Ricci: ciência, diplomacia e redes locais"

Sexta-feira, 10/12/2010 a partir das 9h30
Sábado, 11/12/2010 a partir das 9h30

na Faculdade de Ciências Sociais e Humanas
Universidade Nova de Lisboa
Edifício I&D - Sala Multiusos 2, Piso 4
Av. de Berna, 26 - 1069-061 Lisboa
Entrada Livre
Informações
www.cham.fcsh.unl.pt Tel. 00351 217 972 151

Assinalando o IV centenário da morte de Matteo Ricci, SJ (Macerata, 1552 – Pequim, 1610), este colóquio pretende reflectir sobre alguns dos principais aspectos da estratégia científica e diplomática adoptada pela Companhia de Jesus na China nos anos que antecederam o estabelecimento da residência de Pequim, no início do século XVII. Recolhendo contributos de especialistas provenientes de um conjunto muito diverso de ramos do saber, o programa de trabalhos organizado para esta ocasião ambiciona analisar o longo tempo iniciado em finais da década de 1570, quando a estratégia de missionação jesuítica na Ásia Oriental define entre as suas principais prioridades o conhecimento e a adaptação à realidade cultural chinesa.
Neste sentido, o colóquio centra-se na investigação de duas linhas de pesquisa complementares. Em primeiro lugar, olhar-se-á em detalhe o papel instrumental reservado à ciência e à tecnologia nas práticas de missionação, seja pela análise dos conteúdos transpostos da Europa para a China, seja pela avaliação do modo como estes se confrontaram com as práticas científicas orientais. Inquéritos específicos conduzidos a matérias emblemáticas como a matemática, a astronomia ou a cartografia, por exemplo, indagarão também o impacto conseguido pelo aproveitamento por parte dos missionários europeus de veículos privilegiados de transmissão do saber científico como a imprensa.
Em segundo lugar, o colóquio procurará reconstituir os aspectos mais significativos do enquadramento logístico das sucessivas residências jesuíticas inauguradas na China desde 1583, quando da fundação em Zhaoqing da primeira Casa da Companhia de Jesus. Explorar-se-á aqui o modo como o avanço geográfico da presença jesuítica na China tanto pode ser explicado em função dos dados objectivos do povoamento, da estrutura urbana e das vias de comunicação do país, como por um vasto conjunto de solidariedades europeias e orientais de perfil muito diverso: as autoridades civis e a elite letrada chinesa privilegiadas pelos jesuítas como seus interlocutores no terreno, os agentes mercantis, políticos, diplomáticos e religiosos organizados em torno do entreposto português de Macau, passando pelas complexas redes de interesse sediadas na colónia espanhola das Filipinas e pelo aprofundamento dos contactos entre Macau e Manila propiciados pela união das Coroas ibéricas sob Filipe II.

Programa:

10 de Dezembro de 2010


9.30 - Sessão de Abertura
10.00 - Conferência de abertura
Elisabetta Corsi (Facoltá di Lettere e Filosofia, «La Sapienza», Università degli Studi di Roma)
"Matteo Ricci: missione, diplomazia e scienza"
11.00 - Coffee break
11.30 - Painel I - Redes económicas e políticas da Missão da China
António Vasconcelos de Saldanha (Instituto do Oriente, Universidade Técnica de Lisboa)
"O mundo português de Matteo Ricci"
Luís Filipe Barreto (Centro Científico e Cutural de Macau; Faculdade de Letras, Universidade de Lisboa)
"Macau: fronteira múltipla"
Isabel Pina (Centro Científico e Cultural de Macau)
"Jesuítas chineses: alicerces da Missão da China"
Pausa
14.30 - Painel II - Ciência jesuítica para a audiência chinesa
Luís Miguel Carolino (Centro Interuniversitário de História das Ciências e da Tecnologia, Universidade de Lisboa)
"Astronomia europeia e as cosmologias orientais: os jesuítas e a mediação cultural na China durante as primeiras décadas do século XVII"
Rui Magone (Frei Universität Berlin; Centro Interuniversitário de História das Ciências e da Tecnologia, Universidade de Lisboa)
"From Dusk till Dawn: Literacy style and the Jesuittransmission of astronomical knowledge in early seventeenth-century China"
Henrique Leitão (Centro Interuniversitário de História das Ciências e da Tecnologia, Universidade de Lisboa)
"Efeito borboleta: a missão da China e a Ciência em Portugal"
16.30 - Painel III: Geografia e mapas na Missão da China
Francisco Roque de Oliveira (Centro de Estudos Geográficos,Universidade de Lisboa)
"As fontes cartográficas europeias dos mapas-mundo chineses de Matteo Ricci, 1584-1603"
Angelo Cattaneo (Centro de História de Além-Mar, Universidade Nova de Lisboa e Universidade dos Açores)
"As imagens-mundo derivadas de Ricci: ciência, contemplação e meditação entre Europa, China e Japão"
Paolo De Troia (Facoltà di Studi Orientali, «La Sapienza», Universitá degli Studi di Roma)
"Geography and the construction of language in Jesuit books in Chinese"

11 de Dezembro de 2010


9.30 - Painel IV: Livros e imagens em viagem entre a Europa e a China
Antonella Romano (European University Institute)
"Shaping Catholic knowledge about China at the end of the sixteenth century"
Rui Loureiro (Centro de História de Além-Mar, Universidade Nova de Lisboa e Universidade dos Açores; Câmara Municipal de Lagos)
"Livros e manuscritos na missão jesuíta da China no início do século XVII
10.30 - Coffee break
Noël Golvers (Ferdinand Verbiest Institute, Katholieke Universiteit Leuven )
"The beginnings of the Xitang-Nantang Library:Ricci’s western library and its aftermath (Longobardo - Trigault - Terentius)"
Alexandra Curvelo (Centro de História de Além-Mar, Universidade Nova de Lisboa e Universidade dos Açores)
"Matteo Ricci e a cultura visual da Missão da China"
12.00 - Conclusões do Colóquio
António Vasconcelos de Saldanha
(InstitutoOriente,Universidade Técnica de Lisboa)
13.00 - Sessão de encerramento