lunedì 31 ottobre 2011

Nuovissimo Dicionário Portoghese-Italiano/Italiano-Portoghese Zanichelli



È uscito il nuovissimo Dicionário Portoghese-Italiano/Italiano-Portoghese per l’editrice di Bologna, Zanichelli.

Si tratta davvero di un’opera per molti versi unica nel panorama dell’editoria italiana, che presenta tante novità, una numerosa fraseologia, un’appendice grammaticale e ben 40.000 voci!

Ringraziamo l'informazione a Anabela Ferreira, Docente e traduttrice di Lingua Portoghese, Rappresentante Instituto Camões, Responsabile Centro Esami PLE e Direttrice collana Urogallo.bilingue (http://www.urogallo.eu/.


http://www.zanichelli.it/catalogo/prodotti/9788808068613/anabela-cristina-costa-da-silva-ferreira/portoghese-compatto/



José Sasportes - LA DANZA ITALIANA IN EUROPA NEL SETTECENTO


LA DANZA ITALIANA IN EUROPA NEL SETTECENTO


IL 2 NOVEMBRE 2011 alle 18.00

Presentazione del volume LA DANZA ITALIANA IN EUROPA NEL SETTECENTO

Interverranno la Prof. Flavia Pappacena e il curatore José Sasportes


nella Residenza dell’Ambasciatore del Portogallo

Via Zandonai 84 - Roma


Con il sostegno dell’Ambasciata del Portogallo in Italia.

Ingresso libero.


La danza italiana in Europa nel Settecento
A cura di José Sasportes Bulzoni Editore, Roma 2011 Pag.224

José Sasportes - Presentazione
Knud Arne Jurgensen - II balletto italiano nella Copenhagen del secolo XVIII
Jakob von Stählin - Notizie sull'arte della danza in Russia
Sarah McCleave - Danzatori italiani a Londra nel Settecento
José Sasportes II Settecento portoghese rivisitato all'italiana
Xoan M. Carreira - La ricezione del ballet d'action nella Penisola Iberica (1789-1800)

Note di lettura:
Silvia Carandini - Ornella Di Tondo, La censura sui balli teatrali nella Roma dell'Ottocento
Francesca Falcone - Flavia Pappacena, Il Trattato di danza di Carlo Blasis 1820-1830 * Carlo Blasis Treatise on Dance 1820-1830 / Carlo Blasis, Trattato dell'arte della danza, edizione critica a cura di Flavia Pappacena
Lynn Garafola - Il Balletto Romantico: Tesori della Collezione Sowell, a cura di Madison U. Sowell, Debra H. Sowell, Francesca Falcone e Patrizia Veroli
José Sasportes - The Grotesque dancer on the Eighteenth-Century Stage: Gennaro Magri and his World, edited by Rebecca Harris- Warrick and Bruce Alan Brown


Agradecemos a informação ao Prof. Doutor Paulo Cunha e Silva

mercoledì 26 ottobre 2011

PADIGLIONE 31 - liberamente ispirato al romanzo Cecità di Saramago

http://www.metisteatro.it/page14/page14.php?id=9095248664147435866


PADIGLIONE 31


Liberamente ispirato al romanzo Cecità di J. Saramago


Con


Alberto Bosani, Rossana Boscolo, Tea Brandi, Valentina Caiola, Francesca Consiglio, Caterina De Iacobis, Roberto Di Castro, Angela Di Tuccio, Roberto Giampieri, Giulia Giombini, Lisa Giovannitti, Antonella Lai, Alessandro Lentini, Nicola Ligas, Sandro Luciani, Andrea Mauri, Alberto Meanti, Monica Oddo, Francesca Orsi, Clara Paggi, Valerio Palone, Laura Porzio, Pina Serra, Gea Storace, Simonetta Rossi, Cristina Viscusi, Riccardo Zalla.
Regia Alessia Oteri

VENERDI 28 OTTOBRE Ore 21.30

Padiglione 31 del parco dell’ex manicomio di Santa Maria della Pietà
Ingresso libero




Una città senza nome, un tempo indefinito, un’epidemia improvvisa che si trasmette non si sa come, non si sa in che modo, "forse per contagio diretto, forse a causa di un’agente morboso, forse per iattura, per sfortuna, per maledizione". Un’epidemia di mal bianco, cecità improvvisa che investe prima poche decine poi centinaia, migliaia di persone, fino al paese intero, di cui il microcosmo dell’ex manicomio in cui vengono ricoverati i primi contagiati, rappresenta in nuce quanto accade fuori: perdita graduale di dignità, rispetto, contatto umano, lotta per la sopravvivenza, per lavarsi, vestirsi, per il pane. Una metafora grandiosa e universale, che coglie nella privazione dello sguardo la perdita della ragione, nella consapevolezza che quanto accade tra le mura dell’ex manicomio, sta succedendo ora, in qualunque parte del mondo, come scrive Jose Saramago, "esattamente in questo stesso istante, immersi come siamo nel biancore latteo di un mondo pieno di ciechi vivi".


Agradecemos a informação à nossa leitora e amiga FEDERICA FORTE.

Mostra di Rui Toscano - Universo Parallelo - Out of a Singularity - 28 OTTOBRE 2011 - 18 H


Sarà inaugurata venerdì prossimo, 28 ottobre, alle ore 18,00, la prima mostra personale, a Roma, dell'importante artista portoghese Rui Toscano.

La mostra, intitolata "Universo Paralelo" (Universo Parallelo) resterà aperta presso l'Exelettrofonica, Vicolo Sant'Onofrio, 10, fino al 20 dicembre 2011.

Si tratta di un'iniziativa dell'Ambasciata del Portogallo a Roma e dell'Exelettrofonica, realizzata con l'appoggio dell'Istituto Camões e della Fondazione Calouste Gulbenkian.



Inaugura na próxima sexta-feira, 28 de Outubro, pelas 18horas, a primeira exposição individual em Roma, do importante artista português, Rui Toscano.

“Universo Paralelo” estará patente nas instalações da Exelettrofonica, Vicolo Sant’Onofrio, 10, até 20 de Dezwembro de 2011.

Trata-se de uma iniciativa da Embaixada de Portugal em Roma e da Exelettrofonica, com apoio do Instituto Camões e da Fundação Calouste Gulbenkian.



Rui Toscano - Universo Parallelo, Out of a Singularity

a cura di Gianluca Brogna

Ex Elettrofonica, Vicolo Sant’ Onofrio, 10 Roma

28 ottobre – 20 dicembre 2011


Venerdì 28 ottobre 2011 Ex Elettrofonica presenta nei suoi spazi la prima personale in Italia dell'artista portoghese Rui Toscano, Universo Parallelo - Out of a Singularity, a cura di Gianluca Brogna.

Artista che adopera il potere evocativo delle immagini e dei suoni, Toscano si è misurato, nel corso della sua carriera artistica, con differenti media: dal disegno al video, e dall'installazione alla performance sempre in cerca dello strumento più congeniale al messaggio da veicolare innescando un confronto critico tra procedimento esecutivo e processo intellettuale. Una ricerca che parte dal singolo uomo e procede nell'analisi dei meccanismi sociali al fine di indagare i dispositivi che generano desideri e memoria collettiva.

L'ultima produzione che Rui Toscano presenta a Roma è un'ulteriore sviluppo della sua ricerca sul bisogno di conoscenza insito nella natura dell'uomo. La mostra si presenta come una riflessione sulla teoria del bing bang, in fisica singolarità gravitazionale, che ha generato l'universo nel quale viviamo. Partendo dal Paradosso di Heinrich Wilhelm Olbers, che, assumendo un universo infinito e uniforme, enuncia: “come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’universo?”, l’artista crea un corpus di opere che si riferisce alle teorie che hanno tentato di spiegare questo arcano. In mostra i disegni THE OLBERS PARADOX SERIES partono proprio dalle riflessioni che Olbers fece a partire dal 1823.

L’opera The Right Stuff fa riferimento alle spedizioni spaziali e alla brama dell’uomo di conoscere il cosmo, The Great Curve è solo in apparenza un piccolo telescopio. In realtà, come sottolinea il titolo desunto da una canzone dei Talking Heads sul mistero irrisolvibile del mondo, è una riflessione sull’universo sulla sua conformazione. La curvatura spazio temporale, generata ad una ipotetica velocità superiore a quella della luce, è il limite oltre il quale l'umanità vorrebbe spingersi.


RUI TOSCANO, Born in Lisbon, 1970. Lives and works in Lisbon. Solo Exhibitions:
2011: Noches eléctricas, LABoral Centro de Arte y Creación Industrial, Asturias, Espanha. 2010: Out of a Singularity, Cristina Guerra Contemporary Art, Lisboa, Portugal. 2009: The Great Curve, curated by Bruno Marchand, Chiado 8 - Arte Contemporânea, Lisbon, Portugal. Isabella, Voyeur Project View, Lisboa, Portugal. 2008: Cluster, Distrito Cuatro, Madrid, Espanha. 2007: T for Tornado, Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbon, Portugal. 2006: Abstrakt, Sintra Museu de Arte Moderna, Sintra, Portugal.2004: The Exorcist, Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbon, Portugal. Slow Motion, curated by Miguel Wandschneider, Porta 33, Funchal, Madeira, Portugal. Sampa Works, Espacio Distrito Cu4tro, Madrid, Spain. 2002: Paint it Light, Cristina Guerra Contemporary Art, Lisbon, Portugal. 1, curated by João Fernandes, MACS (Museu de Arte Contemporânea de Serralves), Oporto, Portugal. 2, curated by Miguel Von Hafe Pérez, Teatro do Campo Alegre, Porto, Portugal. 2001: SlowMotion, curated by Miguel Wandschneider, ESTGAD, Caldas da Rainha, Portugal. 1997: Abstrakt (Bild in Motion), Art Attack, Café Flôr de Liz, Caldas da Rainha, Portugal.

DURATA: Dal 28 ottobre al 20 dicembre 2011
SEDE: Galleria Ex Elettrofonica - Vicolo di Sant’ Onofrio, 10 Roma
COME ARRIVARE: a pochi passi dall’ospedale Santo Spirito in Sassia e dall’ospedale Bambino Gesù, vicolo Sant’Onofrio si trova alle spalle di piazza della Rovere, sul Lungotevere.
ORARIO dal martedì al sabato 16.00- 20.00, domenica e lunedì chiuso.
INFORMAZIONI +39 06 64760163 info@exelettrofonica.com www.exelettrofonica.com

lunedì 24 ottobre 2011

Isabel Silveira Godinho em Roma - conferência sobre Maria Pia de Sabóia e Bragança




"Maria Pia, Principessa di Savoia e Regina del Portogallo" é o título da conferência que vai ter lugar amanhã, 25 de Outubro, no Circolo della Caccia, em Roma, pelas 18h45.

A conferencista, Doutora Isabel Silveira Godinho, é a directora do Palácio Nacional da Ajuda e uma estudiosa que, desde há anos, se tem dedicado à figura da rainha de Portugal, filha de Vittorio Emanuele II.

«Na sua pátria de adopção, Portugal, Maria Pia foi como um raio de luz que entrou na
corte enlutada por tantas mortes sucessivas. Durante quarenta e oito anos esteve em Portugal. Até 1889 como Rainha e após a morte de D. Luís, como Rainha-Mãe. O seu porte, a sua figura, a sua generosidade e o seu espírito moderno, quase vanguardista para a época, tornaram-na numa Rainha adorada pelo povo e hoje lembrada por todos como o Anjo da Caridade.»

(da acta da conferência proferida por Isabel da Silveira Godinho na abertura do Ciclo de Conferências "A Rainha D. Maria Pia e o seu Tempo" a propósito do centenário da sua morte, no Palácio Nacional da Ajuda, Outubro 2011.)
in
http://pnajuda.imc-ip.pt/pt-PT/estudos/artigosemlinha/ContentDetail.aspx?id=535


Maria Pia di Savoia nacque a Torino il 16 ottobre 1847, era figlia di Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria e di Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena. Il 6 ottobre 1862 sposò, a Lisbona, Luigi del Portogallo, da cui ebbe due figli: Carlo e Alfonso Carlo di Braganza. Per il suo comportamento nei confronti dei bisognosi, dimostrato in più occasioni, i portoghesi volevano insignirla di una onorificenza che lei rifiutò, rispondendo che con il suo rifiuto desiderava ringraziarli per l’ospitalità offerta al suo avo Re Carlo Alberto nella città di Oporto.

Dopo luttuosi eventi che colpirono la Famiglia Reale e con la proclamazione della repubblica, la Regina Maria Pia rientrò a Torino ed a Stupinigi si spense il 5 luglio 1911.

Filomena Capucho: REDINTER - Rede Europeia de Intercompreensão


Presença portuguesa, com Helena Araújo e Sá (Universidade de Aveiro), no convénio internacional de apresentação do projecto EUROM5 "Attraverso le lingue - L'intercomprensione, in ricordo di Claire Blanche-Benveniste" a Professora Doutora Maria Filomena Capucho (Universidade Católica Portuguesa de Viseu) apresentou a interessante comunicação "L'Intercompréhension: l'innovation déclinée au passé, au présent et au futur", que serviu de mote a várias intervenções ao longo das sessões de quinta e sexta-feiras passadas.

Estudiosa dos aspectos epistemológicos e da aplicação educacional da intercompreensão, Filomena Capucho é também a coordenadora executiva da Rede Europeia de Intercompreensão - REDINTER - que ora convidamos os nossos leitores a conhecer através do site:


Maria Serena Felici: reflexão sobre o "Livro do Desassossego"


Exercício da nossa aluna Maria Serena Felici sobre a leitura de um excerto do "Livro do Desassossego":


A alma humana é vítima tão inevitável da dor...

No trecho do Livro do Desasossego que lemos a semana passada, o semi-heterónimo Bernardo Soares reflete sobre quanto é frágil o ser humano frente à dor. Pode-se dizer que este assunto é constantemente presente na obra de Fernando Pessoa, mas aqui é afrontado directamente, com paixão, parecendo quase uma resposta a uma pergunta que deve tê-lo acompanhado durante toda a vida: porque sofremos tanto?
Gosto de imaginar, sabendo que o Livro do Desasossego se compõe de várias anotações e reflexões, que elas foram escritas em momentos em que a dilaceração interior e a amargura eram demasiado fortes para não serem exprimidas, e que Pessoa, por estar tão só, via na escritura a sua única verdadeira amiga.
Chegámos a outro leitmoitv da literatura dele: a solidão. Mesmo sob nomes e caracteres diferentes, o ser humano que nos apresenta Fernando Pessoa é representado sempre irremediavelmente só no meio dum mundo traiçoeiro; por isso a resposta à pergunta antes citada é que o homem sofre simplesmente por uma ordem natural superior, por um elo inquebrantável entre o ser humano e a dor que faz com que até as pessoas, que teriam as capacidades mentais para enfrentar friamente as situações difíceis as percam e cedam ao sentimento.
O escritor pergunta-se por que motivo mesmo quem conhece muito bem a realidade pode perder completamente o controlo ao encontrar-se de repente diante dos seus lados mais dolorosos: dá o exemplo do homem que conhece a volubilidade da mulher mas fica angustiado quando descobre a traição, e o de quem sofre com a falta de consideração dos outros em relação aos seus escritos, ainda que seja consciente da vacuidade que separa os indivíduos, e que é a causa da impossibilidade deles se compreenderem perfeitamente.
Quem faz isto não é mentiroso: na hora em que fala acredita no que diz, mas encarar a realidade é outra coisa.
O que eu penso é: quantas vezes deve Fernando Pessoa ter constatado a enorme diferença entre o mundo com que ele sonhava, o mundo dos seus heterónimos, o mundo dos amigos que precisava imaginar porque não os tinha na verdade, e o verdadeiro, o que não se interessava com ele, para o qual ele não passava dum número, dum trabalhador qualquer? Um mundo incapaz de reconhecer uma personalidade cheia de sentimento, tumultuosa, um fogo escondido atrás de uma aparência anónima. Apesar de ter certamente reparado nisso inumeráveis vezes desde o seu nascimento, eu imagino Pessoa a sofrer cada vez mais ao receber desilusões da vida: a sua morte também pode ser vista neste sentido, pois o alcoolismo é uma forma de suicídio progressivo.
Na filosofia de Fernando Pessoa há um destino comum entre os seres humanos e a dor, e a vida é formada por esta união de sofrimento: “É isto que se chama a Vida” quer dizer que a verdadeira ciência das coisas da vida não pode existir sem a dor, e a nossa surpresa diante dos acontecimentos tristes é a prova disto: esta frase não é, como poderia parecer, uma simples afirmação de resignação, de quem quer fechar o assunto atribuindo as causas do sofrimento das pessoas a uma dimensão superior e inatingível; pelo contrário, é uma profunda reflexão sobre a natureza humana, que tem como consequência o descobrimento da liberdade de que goza quem vive com “a naturalidade das emoções espontâneas”: pois todos os conhecimentos, até os mais tristes, são liberdade.




MARIA SERENA FELICI