IN http://www.artribune.com/2015/09/intervista-alvaro-siza-architettura-mostra-maxxi-roma/
La sacralità dell’architettura. Conversazione con Álvaro Siza
Il sacro nell’architettura è il tema al centro di una mostra che aprirà al Maxxi nell’autunno del 2016. Protagonista Álvaro Siza, il più grande architetto portoghese vivente. Lo abbiamo incontrato a Roma e ci ha svelato alcuni dettagli in anteprima. E poi ci ha raccontato il suo lavoro, le novità, la ricerca, il rapporto con Edoardo Souto de Moura, con la lucida intensità, l'umiltà e la naturalezza che solo i grandi maestri possiedono.
Scritto da Giulia Mura | sabato, 5 settembre 2015 · 0
Se dovesse usare tre parole per descrivere il suo lavoro, quali sceglierebbe?
Pazienza, concentrazione e apertura. Apertura nel senso di capacità di rispondere ai bisogni del vivere dell’uomo, attraverso soluzioni funzionali e concrete.
Il suo stile è stato più volte definito “modernismo poetico” per una certa capacità di introdurre elementi emotivi all’interno di spazialità moderniste, complesse eppure rigorose. Si ritrova in questa definizione?
Non ho mai pensato di fare poesia quando faccio architettura. La poesia è un’altra cosa. Se qualcuno poi vuole considerare il mio lavoro poetico, non è un atto volontario. Ci sono valori poetici in tutte le attività, volendo. La mia opera è un componimento che aspira ad essere un lavoro ben fatto, pensato, questo sì.
Da Le Corbusier sembra aver ereditato la passione pittorica nel decorare con propri disegni le opere, mentre da Frank Lloyd Wright espedienti spaziali quali l’alternanza tra compressione e decompressione. Quali sono stati i suoi maestri?
In effetti, negli Anni Cinquanta, quando ho cominciato a studiare, ce n’era uno solo: Le Corbusier. Questa era la situazione in Portogallo, dove per ragioni diverse l’informazione era limitata e condizionata. Dopo la guerra mondiale c’è stata invece una timida apertura, con un aumento nella produzione e diffusione di libri e riviste. Quindi in poco tempo le influenze si sono moltiplicate. Ma in assoluto sì, direi Le Corbusier.
Se lo strumento dell’architettura è la sua “capacità di vedere” (oltre e attraverso), cosa pensa della sovraesposizione mediatica e iconografica odierna? Internet e la tecnologia come hanno cambiato il modo di progettare?
Personalmente non ho nessun rapporto diretto con la tecnologia. Io disegno ancora tutto a mano, progettare con il computer mi innervosisce e basta. Nel mio studio ho circa dieci ragazzi che lavorano solo al computer, ma io non ci riesco. Per me è arrivato troppo tardi, ci lavoro indirettamente, osservando con curiosità.
Che ruolo ha il disegno a mano nel concepire l’architettura?
Disegnare è una forma di pensiero, dove l’intuizione e l’istinto hanno un ruolo importante. Juhani Pallasmaa parla di “mano pensante”: chi disegna ha questa esperienza. C’è un rapporto diretto e intenso tra la mano, il disegno e la mente. Permette scoperte che non hanno origine nel razionale, ma prendono corpo nella spontaneità che il disegno a mano possiede. Parla spesso di questo, in un testo molto piccolo e bellissimo, citando Alvar Aalto: quando in un progetto c’era qualcosa che non andava, “un intoppo”, Aalto andava a casa e cominciava a dipingere, senza pensare. Accadeva poi spesso che in questi disegni liberi nascesse spontaneamente la soluzione o l’idea capace di sbloccare l’intero processo.
In questo momento sta lavorando a una mostra che aprirà al Maxxi nel 2016 e che sarà curata da Achille Bonito Oliva. Il museo ha una struttura architettonica ben definita. In che modo pensa di relazionarsi allo spazio di Zaha Hadid?
Sto ideando un’installazione. Ho a disposizione uno spazio rettangolare, in cui si entrerà da due estremi. Dunque l’organizzazione dovrà fare i conti con questo doppio accesso che determina molte variabili, in particolare nel percorso dei visitatori. È necessario creare una globalità nella visita, nel modo in cui le fotografie e i disegni verranno esposti.
Quindi possiamo dire che si tratterà di un’architettura in scala che stabilirà una fondamentale relazione con il contesto, creando un dialogo con un altro architetto?
Certo. Dovrà prendere in considerazione lo spazio, proporzionando tutti gli elementi in relazione alla preesistenza, agli spessori, ai muri. Molto importante è il percorso, come la gente arriva, come si muove, le indicazioni, insieme con il materiale che sarà in esposizione.
Non sarà un’antologica come quella al Mart di Rovereto dello scorso anno. Svilupperà invece un tema: il sacro nell’architettura, o piuttosto, la religiosità nell’architettura. Alcune opere o documenti si riferiscono alla religiosità, all’intensità dello spazio. Non ho ancora deciso il tipo di materiale da esporre, ma probabilmente all’ingresso ci saranno una serie di foto di cinque edifici in costruzione, non finiti, con la rugosità tipica delle strutture ancora in progress, e anche edifici in rovina. Mi interessa mettere i risalto la dualità tra il processo del costruire e quello opposto del degrado.
Si tratta di lavori che appartengono al passato?
Sì, in questo caso quasi tutti del passato, ma alcuni di un passato recente. Come la stazione della metropolitana di Napoli, dove convivono la contemporaneità della nuova costruzione e la consolidazione delle rovine. O ancora un edificio a me caro, che ha più di vent’anni: la Facoltà di architettura di Porto, con una carrellata di immagini durante la sua costruzione, prima che fosse terminato. Forse inserirò anche un lavoro in Sicilia, che è la consolidazione delle rovine di una chiesa dopo il terremoto. Come può notare, tutto ha a che vedere con il tema del tempo che scorre.
Nella sua carriera ha avuto la possibilità di realizzare diversi edifici con destinazione museale. In ognuno di questi traspare una volontà di far collaborare le discipline, mettendo in reciprocità magnetica lo spazio, le opere e la città. Cosa lega l’arte all’architettura?
Per me architettura è arte. I musei hanno una funzione molto chiara: sociale, artistica, e sono luoghi d’incontro. Ormai possiedono apparati specifici, come bookshop e caffetterie, ma devono assolvere in particolare alla finalità di aprirsi all’arte. Qui al Maxxi, museo di arte e architettura contemporanee, non possiamo sapere sempre quale sarà il programma dei prossimi anni. Per questo motivo lo spazio deve essere capace di accogliere qualsiasi mostra o invenzione con elasticità. Deve essere capace di ricevere, che non significa neutralità. Piuttosto, penso io, lo spazio del museo deve avere un suo carattere e un’apertura al dialogo con gli artisti. Quando l’artista fa un’installazione, deve stabilirsi una conversazione proficua tra lo spazio e l’opera che lo trasforma. Lo stesso vale per il curatore che organizza la mostra: deve avere una visione globale dell’intero processo, a cavallo tra le discipline.
Non concordo affatto con l’idea che il museo debba essere assolutamente neutrale e senza definizione spaziale. Talvolta sento addirittura persone che dicono che il museo deve essere “brutto”, per non entrare in competizione con l’arte. Ma non c’è competizione! Se una mostra è buona, nessuno guarderà i dettagli della struttura, se non come un valore aggiunto.
Ha detto che se il lavoro di gruppo non funziona, l’architettura non funziona. Ci racconti il suo rapporto di collaborazione con Edouardo Souto de Moura…
La collaborazione è iniziata quando lui era molto giovane, uno studente. Il primo progetto insieme è stato un housing sociale fatto dopo la rivoluzione, negli Anni Settanta. Ho percepito che lui era un creatore, e cosi l’ho incoraggiato a lasciare il mio studio, dove era dipendente, per aprirne uno tutto suo. Da allora spesso lavoriamo insieme. Alcune volte perché siamo invitati a collaborare, come nel caso di Napoli, dove ho l’impressione che la committenza non sia sicura che io possa arrivare alla fine dei lavori e nel dubbio preferisce affiancarmi a un progettista più giovane [ride, N.d.R.]. Ad ogni modo, mi piace lavorare con lui, è una cosa molto naturale, senza cerimonie, diretta: se non siamo d’accordo su qualcosa, ce lo diciamo apertamente. Una cosa curiosa che posso raccontare è relativa alla nostra collaborazione per il Serpentine Pavilion a Londra, nel 2005. All’inaugurazione un giornalista disse a Edouardo: “Questo lavoro non sembra tuo”, e, in contemporanea, un altro disse a me la stessa cosa! Direi che l’opera sembrava nostra, ecco. Quindi, una forma di collaborazione ben riuscita.
Parliamo di Napoli, con cui ha avuto un rapporto stretto di realizzazioni – dal Museo Madre alla stazione della metropolitana. Un città vitale, caotica, intensamente mediterranea.
Io amo Napoli. Non solo la sua bellezza, la complessità, ma il suo essere cosciente che sottoterra ci sia un’altra città o altre città. Questo si riflette in superficie, per la persistenza delle attività dell’architettura. È un luogo straordinario, si percepisce la vitalità dei suoi abitanti e della sua gente. Dietro tutti i drammi c’è una vitalità potente.
Tutti dicono che Napoli è un caos, nelle strade talvolta non esistono marciapiedi, passano persone a piedi, in macchina, in motorino. Una confusione che lì è moltiplicata, il respiro della città rispetto al movimento, un transito perenne. Ma c’è una cosa che fa pensare: a Napoli non ci sono poi così tanti incidenti! Questo, paradossalmente, indica una cultura di convivenza e non di marginalizzazione.
Cosa significa lavorare lì come architetto? Questa sensazione così forte che emerge dalla città è capace di influenzare l’opera?
Inevitabilmente sì, e in diverse forme. Una diretta, pratica: quando si scava per le fondazioni, appaiono gli spagnoli, gli arabi, i greci, i romani, i normanni… che inevitabilmente significano compromessi o limitazioni al lavoro. In Italia per forza di cose esiste una grande cura rispetto a quest’aspetto, con le Soprintendenze molto forti, qualche volta troppo forti.
Questa ricchezza patrimoniale, questa densità data dalle sovrapposizioni esistenti e la cura che ne consegue qualche volta snerva gli architetti – me compreso. Devo però riconoscere che le istituzioni giocano un ruolo molto importante nella conservazione e nella valorizzazione.
Una delle migliori cose che l’Europa unita ha istituito a livello educativo e universitario è stato l’Erasmus, che ha dato la possibilità a tutti gli studenti di viaggiare e conoscere il mondo in un modo prima inaspettato. Cosa pensa dell’università di oggi?
Credo che l’Erasmus sia l’unico programma veramente efficace fatto dalla Comunità Europea. È straordinario, ha sviluppato lo scambio diretto di studenti, professori e informazioni, e questo determinerà un’influenza enorme nell’architettura, in modi che forse ancora non abbiamo visto nella loro piena potenzialità.
È recentissima la notizia che costruirà un grattacielo con appartamenti di lusso a New York. Si tratterebbe del suo primo progetto americano. Cosa può dirci a proposito?
È una piccola torre per le dimensioni abituali americane, appena 35 piani. In un posto buono, nel centro di Manhattan, più vicino al fiume Hudson. È un lotto stretto e pertanto, per il poco spazio disponibile, l’ho pensata molto esile, leggera, con proporzioni interessanti. Sarà elegante.
E in Italia, ci sono in cantiere altri progetti?
Sì, un progetto di edilizia abitativa a Gallarate, al quale sto lavorando insieme a Roberto Cremascoli, un altro architetto con cui amo molto collaborare. Si tratta di 19 appartamenti nel centro storico, tra via Roma e via Postporta, distribuiti in due fabbricati di quattro piani fuori terra. L’impianto tipologico è pensato per dare grande importanza agli spazi esterni, ai percorsi pubblici e privati, riproponendo il cortile e i vicoli del borgo antico.
Quale può essere considerata l’opera della sua vita?
All’età di ottantadue anni è una domanda che mi viene posta spesso. Non ce n’è una nello specifico, in realtà. L’opera della mia vita sono tutti i lavori che ho fatto. Ognuna apporta un’esperienza e un momento nel percorso che influenzerà il seguente e che è stato influenzato dal passato.
Giulia Mura
http://alvarosizavieira.com/
Um nome de rua, no centro histórico da Cidade Eterna, que marca a presença de Portugal e a ligação antiga de dois povos e duas culturas. Nesta outra "Via dei Portoghesi" queremos falar de Portugal em Roma e de Itália em Portugal.
mercoledì 9 settembre 2015
Bispos portugueses em Roma de 07 a 12 de setembro
Bispos portugueses em Roma de 07 a 12 de setembro anuncia Conferência Episcopal
Agência Lusa 14 Jul, 2015, 16:58
Os bispos católicos portugueses vão deslocar-se a Roma, Itália, de 07 a 12 de setembro, para a tradicional visita "ad limina", anunciou hoje em Fátima, distrito de Santarém, o porta-voz da Conferência Episcopal Portuguesa (CEP).
"A visita `ad limina` propriamente dita começará na segunda-feira até sábado, dia 07 até ao dia 12 [de setembro]. Ainda não está totalmente definido, mas pensa-se que a audiência, o encontro com o Santo Padre, será logo no início da visita", afirmou o padre Manuel Barbosa, no final de mais uma reunião do Conselho Permanente da CEP.
O sacerdote explicou que habitualmente o encontro com o papa "é no fim ou durante" a visita, "mas desta vez, como ele tem feito aliás com outras conferências episcopais, será no início".
A visita "ad limina" é a visita que cada bispo diocesano deve fazer a Roma, o que geralmente acontece de cinco em cinco anos e por conferência episcopal, na qual apresenta ao papa o relatório sobre o estado da respetiva diocese e da Igreja no seu país, explicou o responsável.
A última visita dos bispos portugueses realizou-se em 2007, sendo que na ocasião a CEP encetou o "caminho de repensar a pastoral da Igreja em Portugal".
"Os acontecimentos conhecidos, como a mudança de papa, levaram a que o prazo fosse dilatado", justificou recentemente o porta-voz da CEP.
Manuel Barbosa adiantou que do programa consta a visita a várias congregações e conselhos pontifícios, assim como celebrações nas basílicas maiores, sendo que a partida dos cerca de 40 bispos, incluindo auxiliares e eméritos, está prevista para 04 de setembro.
"O programa já está quase a 90 por cento feito, mas é preciso naturalmente esperar de Roma, do Vaticano, ainda algumas definições", afirmou, admitindo que a visita do papa a Portugal, em maio de 2017, por ocasião do centenário dos acontecimentos de Fátima, possa também ser abordada no encontro com os bispos.
O responsável referiu que "se a visita é só a Fátima ou se alargará mais, isso está tudo em aberto".
A 25 de abril, o papa Francisco confirmou, ao bispo de Leiria-Fátima, António Marto, que tenciona deslocar-se a Fátima em 2017, quando se assinala o centenário dos acontecimentos na Cova da Iria, revelou nesse dia a diocese portuguesa.
Numa informação enviada à agência Lusa, a diocese anunciou que, em audiência privada, hoje, em Roma, o papa Francisco confirmou a António Marto que, "`se Deus [me] der vida e saúde` quer estar na Cova da Iria para celebrar o centenário das aparições de Fátima".
"Depois de ter recebido já vários convites, é a primeira vez que Francisco afirma de forma explícita este desejo de vir a Fátima, autorizando a divulgação pública da sua intenção", destacou a diocese.
Na reunião de hoje do Conselho Permanente foi objeto de preparação a agenda da próxima Assembleia Plenária da CEP, a decorrer em novembro, em Fátima, que inclui, além do debate dos resultados da visita dos bispos a Roma, a reflexão originada na sequência das conclusões do Sínodo dos Bispos em outubro.
O centenário dos acontecimentos de Fátima, em 2017, e sugestões para celebrar o Ano da Misericórdia, que inicia a 08 de dezembro, serão outros dos temas na reunião magna dos bispos.
martedì 8 settembre 2015
lunedì 7 settembre 2015
17 settembre - Galleria IPSAR: “AGORA, il dialogo e l’empatia” di Karen Thomas
Il tema principale di questa Personale è una nuova riflessione filosofica elaborata da Karen THOMAS attraverso un “triangolo ideale”: Incontro – Dialogo – Empatia. Al centro di questo ragionamento l’Arte e la Pittura, nell’accezione più aulica e sacra, strumento per tornare al cuore della nostra natura umana attraverso un Dialogo con l’Altro. A traghettare l’Osservatore in questo Dialogo ed Incontro con la Luce e la conoscenza è l’ Opera d’Arte , che con forza e sensibilità riesce a rispondere e soddisfare il bisogno di bellezza e Pace ispirando un sentimento di Empatia nell’Osservatore.
AGORA
IL DIALOGO E L’EMPATIA
NELL’ARTE DI KAREN THOMAS
OPENING 17 SETTEMBRE 2015
ORE 19.00
ISTITUTO PORTOGHESE DI
SANT’ANTONIO
Via dei Portoghesi, 6 Roma
Dopo la mostra “ I Colori della Luce, Colori della Pace” in Alto Adige
della Primavera 2015 e “Omaggio a Roma” ospitata nella kermesse culturale
dell’Estate Romana Lungo il Tevere 2015 , la pittrice berlinese Karen THOMAS
torna a Roma con una nuova Personale “AGORA. Il Dialogo e l’ Empatia nell’Arte
di Karen THOMAS”.
La mostra, sotto l’Alto Patrocinio di S. E. l’Ambasciatore del Portogallo
presso la Santa Sede Dott. António de Almeida Ribeiro, si inaugura il 17
settembre 2015 alle ore 19.00 ed è ospitata nella Galleria dell’Istituto
Portoghese di Sant’Antonio in via dei Portoghesi, 6 a Roma -
luogo storico e di appartenenza
affettiva per l’ Artista.
Il tema principale di questa Personale è una nuova riflessione filosofica
elaboratada Karen THOMAS attraverso un “triangolo ideale”: Incontro – Dialogo –
Empatia. Al centro di questo ragionamento l’Arte e la Pittura, nell’accezione
più aulica e sacra, strumento per tornare al cuore della nostra natura umana
attraverso un Dialogo con l’Altro. A traghettare l’Osservatore in questo
Dialogo ed Incontro con la Luce e la conoscenza
è l’ Opera d’Arte , che con forza e sensibilità riesce a rispondere e
soddisfare il bisogno di bellezza e Pace ispirando un sentimento di Empatia
nell’Osservatore.
Il tema dell’ Incontro assume oggi un significato ancora più forte.
L’incontro è un evento propizio all’esercizio di volontà, e in modo speciale al
comunicare. Un fatto questo di primaria importanza per la “costruzione” del
dialogo. Nell’Incontro quello che più interessa è la possibilità di una
risposta alla domanda, lo sguardo riposto sull’Altro, la scoperta dell’Altro in
senso generale.
Come spiega Karen THOMAS “ questo è il messaggio della mostra : l’Arte,
attraverso la bellezza vuole dare risposte ed essere il luogo dell’ Incontro,
dove è possibile trovare un Dialogo che conduce alla verità ed alla luce.
Questa ricerca di verità, di luce, di conoscenza, è una ricerca dentro noi
stessi, in relazione all’Altro e l’Empatia che nasce in questo Incontro è
l’atto paradossale in cui la realtà dell’Altro, di ciò che non siamo, non
abbiamo ancora vissuto o che non vivremo mai e che ci sposta nell’ignoto,
diventa elemento dell’esperienza più intima, cioè quella del sentire insieme,
che produce ampliamento ed espansione verso ciò che è oltre, imprevisto.
L’Empatia permette un accordo essenziale: entrare nell’orizzonte dello spirito,
perché dare un senso è un’operazione terapeutica, e l’Empatia è il luogo
dell’anima in cui convivono le molteplici forme del sentire l’Altro:
l’amicizia, l’amore, la compassione, l’attenzione, la cura, il rispetto, il
riguardo”.
In questa mostra l’Opera d’Arte ha un ruolo preciso: creare la base
dell’Incontro, dove iniziano esperienze di somiglianza e dissomiglianza e
l’Empatia ne disegna lo spazio della relazione, ne mette in gioco spazio e
tempo in quella giusta distanza che impedisce all’amore di travolgere e
all’indifferenza di raggelare. E “Spazio” e “Tempo” si ritrovano anche nel
significato di AGORA nella lingua Portoghese in cui la sua “accezione è “Ora,
Presente”, ed in questo Presente c’è un urgente bisogno di Incontrarsi e
Riconoscersi.
Ed è questo luogo l’ “AGORA dell’Uomo”, la Piazza per eccellenza dove
“Dialogare” significa allo stesso tempo “Sentirti e Sentire come Sento io” che
l’Arte prende la sua forma di guida, come in un Incontro dantesco dove Virgilio
appare a Dante per essere guidato e salvato.
Con questa Personale Karen THOMAS presenterà al pubblico un nuovo ciclo
artistico composto da più tecniche pittoriche, passando dalla tela, lavorata
con maestria ed estrema sapienza, al plexiglas, strumento scelto dalla pittrice per comunicare
trasparenza, fiducia, immagine di noi stessi, fino alle installazioni. Una mostra che adotterà un allestimento
simbolo di un Passaggio, un’Onda emotiva capace di riportare il visitatore
all’origine della sua natura.
La mostra sarà aperta al pubblico dal martedì alla domenica dalle 17 alle
20 e sarà corredata dai testi critici di Karen Thomas e Ilaria Sergi e dal
libro d’Arte “Karen Thomas - I Colori della Luce,Colori della Pace, presentato
a Torino al Salone del Libro 2015”, edito Mater.
In Collaborazione con
Ufficio Stampa e Comunicazione
Associazione Mater / info@mat-er.com/ 333.6344957/ www.mat-er.com
Concerti di Settembre - Sant'Antonio dei Portoghesi
Domenica 13.9.2015
Concerto di inaugurazione
della nuova consolle
a 5 manuali dell’organo
Integrale dell’opera organistica
di JOHANN SEBASTIAN BACH
18.30 Concerto di organo XIII
Organista titolare: Giampaolo Di Rosa
Domenica 20.9.2015
Serie concertistica internazionale
I MAESTRI DELL’ORGANO
18.30 Concerto di organo
“Fuochi d’artificio: Toccata e Sinfonia”
Organista: Daniel Zaretski (RUSSIA)
Programma: opere di T. Dubois, C.-M. Widor,
L. Vierne, E. Gigout, G. Muschel
Sabato 26.9.2015
Integrale dell’opera organistica
di JOHANN SEBASTIAN BACH
12.00 Anteprima di organo e pianoforte XIV
Organista titolare: Giampaolo Di Rosa
Sabato 26.9.2015
19.00 Concerto di chitarra
Chitarrista: Romuald Erenc (POLONIA)
Programma: opere di J. Dowland, S. L. Weiss,
N. Coste, A. Barrios-Mangore, R. Erenc
Domenica 27.9.2015
Integrale dell’opera organistica
di JOHANN SEBASTIAN BACH
18.30 Concerto di organo XIV
Organista titolare: Giampaolo Di Rosa
"Montanha" di João Salaviza al Festival di Venezia
Montanha, del regista portoghese João Salaviza, in concorso alla Settimana Internazionale della Critica nell'ambito della 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre).
IN http://www.cinecriticaweb.it/sic-film/montanha-montagna
Una calda estate a Lisbona. David, 14 anni, attende l’imminente morte del nonno, ma si rifiuta di fargli visita temendo il peso di questa terribile perdita. Sua madre, Mónica, passa le notti in ospedale. Il vuoto che il nonno sta lasciando costringe David a diventare l’uomo di casa, dove vive con Erica, la sorella di tre anni. David non si sente pronto ad assumere questo nuovo ruolo eppure, senza accorgersene, più cerca di sfuggire all’età adulta, più gli si avvicina…
L’adolescenza è come una montagna da scalare, che si può presentare improvvisamente ripida. Lo prova in pochi giorni il quattordicenne David, il cui passaggio all’età adulta è accelerato dall’agonia del nonno in ospedale e da un primo amore che ne sconvolge le giornate. Un ragazzo costretto a essere più grande della sua età, tenero e rabbioso, capace di una dichiarazione d’amore struggente. Il film è un romanzo di formazione nello stile del cinema portoghese che evidenzia l’autorialità di un regista esordiente e già maturo, che usa i passaggi chiave, a partire dall’ambientazione estiva, con il luna park, le corse in motorino e la discoteca, in maniera consapevole ed efficace. Un esordio che sa quasi fermare il tempo a fissare il momento del passaggio.
João Salaviza, nato a Lisbona nel 1984, si è diplomato alla ESTC – National Film and Theatre Academy di Lisbona e alla Universidad del Cine di Buenos Aires. I suoi cortometraggi sono stati selezionati in oltre cento festival e hanno vinto numerosi premi. In particolare, è l’autore di una fortunata trilogia di corti che comprende Arena (Palma d’Oro per il miglior corto a Cannes 2009), Cerro negro (Rotterdam Film Festival 2012), and Rafa (Orso d’Oro per il miglior corto alla Berlinale 2012 e Premio in memoria di Ingmar Bergman all’Uppsala Film Festival). Nel 2012 quattro dei suoi cortometraggi sono stati presentati in una retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi. Montanha è il suo lungometraggio d’esordio.
Titolo:
Regia:
Sceneggiatura:
Fotografia:
Montaggio:
Musica:
Scenografia:
Interpreti:
Produzione:
Distribuzione:
Origine:
Anno:
https://www.roma.embaixadaportugal.mne.pt/it/
http://www.publico.pt/culturaipsilon/noticia/montanha-de-joao-salaviza-na-semana-da-critica-de-veneza-1702901
venerdì 4 settembre 2015
ELEIÇÃO DO CONSELHO DAS COMUNIDADES PORTUGUESAS - SUIÇA / ITÁLIA / ÁUSTRIA
https://www.roma.embaixadaportugal.mne.pt/pt/noticias/661-eleicao-do-conselho-das-comunidades-portuguesas-circulo-eleitoral-da-suica-italia-austria
Ao abrigo do nº 1 do artigo 4º da Lei nº 66-A/2007, de 11 de Dezembro, que define as competências, modo de organização e funcionamento do Conselho das Comunidades Portuguesas, alterada e republicada pela Lei nº 29/2015, de 16 de Abril, S.Exa SECP determinou a marcação das eleições dos membros do Conselho das Comunidades Portuguesas para o dia 6 de Setembro de 2015.
OS CIDADÃOS PORTUGUESES RECENSEADOS NOS CADERNOS ELEITORAIS DESTE POSTO PODEM VOTAR NO DIA
6 DE SETEMBRO DE 2015
no local de funcionamento da assembleia de voto:
Chancelaria da Embaixada de Portugal em Roma
Via Guido d’Arezzo, nº 5 – 00198 Roma
Hora de abertura : 8,00 h
Hora de encerramento: 19,00 h
APRESENTANDO
bilhete de identidade ou cartão de cidadão ou passaporte
Ao abrigo do nº 1 do artigo 4º da Lei nº 66-A/2007, de 11 de Dezembro, que define as competências, modo de organização e funcionamento do Conselho das Comunidades Portuguesas, alterada e republicada pela Lei nº 29/2015, de 16 de Abril, S.Exa SECP determinou a marcação das eleições dos membros do Conselho das Comunidades Portuguesas para o dia 6 de Setembro de 2015.
OS CIDADÃOS PORTUGUESES RECENSEADOS NOS CADERNOS ELEITORAIS DESTE POSTO PODEM VOTAR NO DIA
6 DE SETEMBRO DE 2015
no local de funcionamento da assembleia de voto:
Chancelaria da Embaixada de Portugal em Roma
Via Guido d’Arezzo, nº 5 – 00198 Roma
Hora de abertura : 8,00 h
Hora de encerramento: 19,00 h
APRESENTANDO
bilhete de identidade ou cartão de cidadão ou passaporte
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