venerdì 20 novembre 2015

Tolentino Mendonça premiato ieri a Palazzo Altieri

Grande gioia per la comunità portoghese di Roma e per la cultura portoghese in generale: i meriti letterari di JOSÉ TOLENTINO MENDONÇA riconosciuti ancora una volta in Italia. Ieri sera l'Associazione RES MAGNAE ha attribuito a Tolentino un premio per il suo La Mistica dell'Istante (ed. Vita e Pensiero) pubblicato di recente in Italia.

 
La presentazione di Tolentino Mendonça

 
Sala del Trono di Palazzo Altieri

 
Parole del Dott. Marco Italiano, Presidente dell'Associazione RES MAGNAE

 
Discorso di S.E. l'Ambasciatore del Portogallo, Dott. Manuel Lobo Antunes

 
Discorso della Dott.ssª Maria Manuel Durão, Ambasciata del Portogallo presso la Santa Sede

 
La premiazione


 
Tolentino insieme agli altri due premiati della serata


mercoledì 18 novembre 2015

José Tolentino Mendonça a Roma - domani riceverà premio RES MAGNAE


 
JOSÉ TOLENTINO MENDONÇA

PREMIO LETTERARIO
RES MAGNAE
Libri di qualità nello spirito del tempo

edizione 2015

giovedì 19 novembre ore 18.30
Sala del Trono - Palazzo Altieri (II piano sede Banco Popolare)
Piazza del Gesù, 49 ROMA

per registrarsi scrivere a: cerimoniale@resmagnae.org (attendere conferma accreditamento)


Nel corso dell'evento saranno premiati gli autori Padre Jose Tolentino Mendonça (Paulinas Editora - Portogallo, Vita e Pensiero - Italia), Giampaolo Trevisi (EMI - Editrice Missionaria Italiana) e Daniele Biella (Paoline) per il loro speciale contributo sulla Cultura dell'Incontro, Cultura del Fare e Cultura del Sud nella linea d’azione e vocazione spirituale dell’Associazione RES MAGNAE.


http://ytali.com/2015/10/27/tolentino-mendonca-litalia-riconosce-di-nuovo-il-poeta-lusitano-e-pasoliniano/

http://viadeiportoghesi.blogspot.it/2015/10/tolentino-mendonca-premio-letterario.html

martedì 17 novembre 2015

Il blog VIA DEI PORTOGHESI compie oggi 8 anni!!

 
Eccola qui, la nostra via, vista da sopra... Perché bisogna costantemente cambiare prospettive!
 
OTTO ANNI sono tanti - e non sarebbero stati possibili senza i nostri lettori e collaboratori occasionali. A tutti ringraziamo di tutti il cuore e ci auguriamo che quest'altra "via" continui a riunire, non solo a Roma, ma nello sconfinato spazio della rete, molti lusofili di lingua italiana e molti portoghesi amici dell'Italia.
 
Continuate a leggerci e a proporci i vostri articoli a viadeiportoghesi@yahoo.it
 
Un caro abbraccio a tutti,
 
Francisco de Almeida Dias

http://viadeiportoghesi.blogspot.it/2014/11/sette-anni-di-via-dei-portoghesi.html

lunedì 16 novembre 2015

"Alentejo, Alentejo" alla 1ª Edizione del Festival del Nuovo Cinema Europeo, 25 novembre

https://www.roma.embaixadaportugal.mne.pt/it/noticias/749-alentejo-alentejo-di-sergio-trefaut-alentejo-alentejo-di-sergio-trefaut-partecipa-alla-1-edizione-del-festival-del-nuovo-cinema-europeo-25-novembre



Il Portogallo partecipa alla 1ª Edizione del Festival del Nuovo Cinema Europeo, dal 23 al 29 novembre 2015, nell’ambito della rete EUNIC, partnership tra istituti culturali, accademie e ambasciate dell'Unione Europea a Roma, con il supporto della Fuis (Federazione Italiana Unitaria Scrittori),  della Commissione Europea, e il coordinamento dell'Istituto di Cultura della Polonia, attualmente assegnato a presiedere l'EUNIC di Roma.
25 novembre 2015 Ore 18:30  ALENTEJO, ALENTEJO (2014), Sérgio Tréfaut, Documentario, Durata: 98 min
Alentejo, sud del Portogallo. Decine di gruppi di cantanti amatoriali si riuniscono regolarmente per provare insieme antichi canti polifonici e improvvisare nuove cantate. Nato nelle taverne e nei campi, il “cante Alentejano”, nella lista del Patrimonio Immateriale dell'UNESCO, è un canto corale che accompagnava i lavoratori nelle varie fasi della giornata, tramandandosi per generazioni. Negli ultimi decenni, nella periferia di Lisbona e nei Paesi di emigrazione portoghese sono apparsi gruppi musicali costituiti spesso da adolescenti e bambini che propongono il “cante” alla ricerca delle loro radici.
Il Festival, ospitato negli spazi del Goethe-Institut Auditorium, la prestigiosa sede dell'Istituto di Cultura tedesca, rappresenta una straordinaria opportunità per la diffusione del cinema europeo contemporaneo, con la partecipazione di 15 paesi: Francia, Svezia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Ungheria, Germania, Slovacchia, Slovenia, Austria, Lituania, Romania, Bulgaria, Polonia e Italia.    

Volti del Portogallo in Italia: Monsignor Agostinho Borges

Sul sito dell'Ambasciata del Portogallo presso lo Stato italiano:
https://www.roma.embaixadaportugal.mne.pt/it/noticias/751-volti-del-portogallo-in-italia-monsignor-agostinho-borges


Intervista de Marta Romão a Monsignor Agostinho da Costa Borges, Rettore dell'IPSAR

1. L’IPSAR (Istituto Portoghese di Sant’Antonio a Roma) ha avuto nel corso degli anni una missione spirituale, sociale e culturale per la comunità italiana e portoghese a Roma. Dal suo punto di vista, il lavoro svolto dall’IPSAR si rivolge ad entrambi nello stesso modo? Qual è l’importanza verso ciascuno di questi destinatari?
- Come ha appena affermato l’Istituto ha svolto una missione nei confronti di vari destinatari. La sua genesi, offrire accoglienza ai pellegrini portoghesi, ha richiamato l’attenzione dei suoi fondatori e la generosità di molti benefattori nel corso della storia. Conservando, in armonia con la funzione originaria, l’ospitalità offerta ai pellegrini. Alcuni arrivano organizzati in gruppo, altri per proprio conto. Una speciale attenzione è stata dedicata a ricercatori e artisti, e agli studenti Erasmus.
La Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi è aperta tutti i giorni ed accoglie tutte le persone che desiderano raccogliersi, pregare, o apprezzarne l’arte. La Messa domenicale è celebrata in lingua portoghese , ed è seguita da turisti e persone che rimangono per ascoltare il concerto.
Nel corso dell’anno sono celebrati diversi battesimi e matrimoni nelle varie lingue., indipendentemente  dalla provenienza, e ricorrono anche alcuni momenti di festa e convivio dopo la Messa solenne: la Celebrazione dei Re, durante al quale si condivide il bolo rei, (il dolce portoghese delle feste natalizie); l’incontro delle Cooperatrici della Famiglia, nel mese di Marzo, seguito da un’occasione conviviale; la festa del Santo Patrono (S. Antonio di Lisbona), il 13 giugno che viene celebrato la domenica più vicina per consentire un’ampia partecipazione; il magusto (festa portoghese autunnale, riconducibile alla “castagnata”, accompagnata dal caldo verde, gustosa zuppa portoghese, e da un buon bicchiere di Porto) nel mese di novembre, e la grande celebrazione dell’Immacolata Concezione, Patrona del Portogallo. Tutte queste situazioni sono sempre accompagnate da un momento conviviale. Altri momenti speciali, com’è successo il mese scorso nell’occasione della visita “ad limina” dei Vescovi portoghesi, costituiscono un’importante occasione festiva e di riunione.

2. Ci racconti la storia della Chiesa di Sant’Antonio, a Via dei Portoghesi.
La Chiesa e la rispettiva casa di accoglienza (ospedale) per i pellegrini deve la sua fondazione a D. António Martins de Chaves, Vescovo di Porto (1424). Nel 1440 acquista un terreno in zona Campo Marzio, vicino al Tevere e al porto di Ripetta, confinante con il Convento degli Agostiniani, decise di erigervi una cappella.
Fece poi testamento a favore della costruzione in questo terreno di un ospedale e di una Chiesa, già in fase di costruzione all’epoca della Bolla Superne Dispositionis, (1467), testamento di ratifica da parte Paolo II.
Nel 1624 la comunità portoghese di Roma decide di avviare i lavori per la costruzione della nuova chiesa e affida il progetto all'architetto Martino Longhi il Giovane. I lavori saranno portati avanti da altri architetti e la Chiesa sarà impreziosita nel corso della storia.
Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un accurato restauro della Chiesa, che ci permette di ammirare la sua bellezza.
             
3. Dal 1995, anno della sua nomina a Rettore dell'Istituto Portoghese di Sant’ Antonio, ha puntato su importanti reinvestimenti del  sul patrimonio dell'Istituto, raggiungendo grandissimi risultati. L'apertura della galleria nel 2002, ne è la prova. In che modo questa inaugurazione ha contribuito a rinforzare il legame tra l’IPSAR e il pubblico?
- Non solo la Galleria ma anche la Salone Nobile, gli spazi destinati all’accoglienza dei ricercatori, e, recentemente, il nuovo spazio della Biblioteca e dell'Archivio Storico. Nella Biblioteca abbiamo già catalogato e aperto al pubblico il fondo Luciana Stegagno Picchio, legato all’IPSAR.
La Galleria è un progetto che ho sostenuto fin dal mio arrivo a Roma: avere una vetrina sulla Via dei Portoghesi dove si potessero invitare i romani. Abbiamo realizzato importanti iniziative con artisti portoghesi, italiani e di altre nazionalità. Sabato scorso (7 novembre 2015) è stata inaugurata una nuova mostra, e la Galleria ha potuto contare con circa un migliaio di persone. È motivo di grande gioia e la conferma del fatto che siamo entrati nel circuito della vita artistica della città.

4. A Parigi che ha avuto inizio il suo percorso di assistenza alla comunità portoghese all'estero. Potrebbe condividere con noi un caso particolarmente gratificante in termini di sostegno sociale o di orientamento personale?
- Di Parigi, al tempo dei miei studi, condivisi con la comunità portoghese, potrei raccontare molte belle storie. Ricordo che un giorno a Barcellona, ​​alla fine di un matrimonio tra un figlio della diaspora portoghese a Parigi e una ragazza spagnola, un altro giovane mi abbracciò commosso per questa unione. Infatti questa emozione era comprensibile, e voleva condividerla con i suoi amici. Vorrei sottolineare che il merito non era solo il mio. Abbiamo instaurato una rete di contatti che funzionava  perfettamente  e che ha illustrato la grande generosità della comunità portoghese. In primo luogo la Associação Portuguesa de Entre-Ajuda e Cultura che ha offerto il suo supporto a molti giovani e divulgato la nostra cultura. La comunità cattolica era sempre attenta alle persone che arrivavano, a chi aveva bisogno di aiuto nei primi tempi. Ha fatto parte anche di un’associazione della quale eravamo tra i fondatori, volta ad aiutare gli immigrati, indipendentemente dalla loro provenienza, a trovare un alloggio che è stato chiamato "Associazione Solidarité-Logement".

5. Ora, a Roma, il suo lavoro è concentrato soprattutto nel settore culturale. L'organo della Chiesa di S. Antonio, inaugurato nel 2008, è stato considerato unico a Roma e garantisce ogni domenica un pieno successo di pubblico. Ha affermato, in precedenti interviste, che si trattava di uno sforzo notevole ma gratificante. Può raccontarci questa esperienza e la decisione realizzare questo investimento culturale?
Quando sono arrivato a Roma ho deciso che dovevo rinvigorire la nostra Chiesa. Ero abituato a Parigi, dove potevo contare su una grande comunità che era sempre assidua e presente in tutte le iniziative. Qui, con una piccola comunità di portoghesi, ho dovuto trovare un'alternativa, senza prescindere dai portoghesi. Così ho pensato ad un altro modo per far conoscere la Chiesa e l'Istituto, trovando qualcosa di unico in questa città. E immediatamente ho cominciato a sognare l'organo sinfonico.
Naturalmente tutto questo ha richiesto tempo. C'è stata una sorta di preistoria, con grandissimi concerti, varie conferenze, mostre, contatti con le Università, etc.
Una volta presa la decisione di realizzare l'organo sinfonico, mi sono messo all’opera. Ci sono stati momenti difficili, che ho condiviso con Sant’Antonio che sempre mi ha aiutato suscitando la generosità di molte persone. Se quindi oggi esiste l’organo in Chiesa si deve quindi anche a molti benefattori.
Fin dall'inizio ho potuto contare sulla consulenza e la collaborazione dell’attuale organista titolare e Direttore Artistico, il Prof. Maestro Giampaolo Di Rosa.
La programmazione concertistica è, a livello europeo, tra le più complete e l’organo di Sant'Antonio dei Portoghesi è considerato unico a livello mondiale. Per la qualità e per l'acustica offerta dalla Chiesa.
Invito dunque a venire per ascoltare. Ogni Domenica, dopo la Santa Messa, offriamo un concerto alle 18.30.
Consiglio di arrivare presto per trovare posto a sedere.

Esce il primo film sugli italiani a Lisbona, “I Figli di Tabucchi”



Il titolo vuole essere un omaggio ad Antonio Tabucchi, scrittore e intellettuale che ha vissuto nella capitale portoghese e che, con “Sostiene Pereira” e altri suoi libri, ha raccontato il Portogallo a tanti italiani. “I Figli di Tabucchi” è un documentario che, attraverso le storie di alcuni nostri connazionali, racconta perché queste persone hanno scelto di vivere a Lisbona. Ricercatori, impiegati, musicisti, attori, ecc. appaiono nel film con le loro storie e le loro emozioni.

Negli ultimi anni molti giovani portoghesi sono emigrati dal loro paese in cerca di lavoro. Al contrario, molti italiani sono arrivati nella capitale lusitana. Perché?

Di questa scelta in controtendenza racconta il film: sono le storie di alcuni italiani emigrati in Portogallo, da metà degli anni '90 fino ai giorni nostri.

Per conoscere tutte queste storie, non vi resta che guardare il primo documentario sugli italiani a Lisbona, “I Figli di Tabucchi” – realizzato da Massimiliano Rossi (traduttore freelance), Luca Onesti (videomaker e fotografo) e Daniele Coltrinari (giornalista freelance) – Per poterlo fare troverete tutte le informazioni su questo link: http://linkpdb.me/9141 e sulla pagina facebook: www.facebook.com/ifigliditabucchi.

Potete inoltre contattarci alla e-mail: ifigliditabucchi@gmail.com
 


"I Figli di Tabucchi - Italiani a Lisbona", il primo film-documentario sugli italiani a Lisbona

 

Dichiarazioni film Massimiliano Rossi

"Il paese è ancora in crisi e molti giovani portoghesi emigrano nelle ex colonie per cercare lavoro. Nonostante questo gli italiani continuano ad emigrare a Lisbona. Ecco, il film cerca di offrire un punto di vista su questa scelta in controtendenza.

 

Biografia Massimiliano Rossi

 

Traduttore freelance e insegnante di italiano, si divide tra Roma e Lisbona ormai da 8 anni.

 

Dichiarazioni film Luca Onesti

"Lisbona sta cambiando molto, sempre più velocemente negli ultimi anni: la crisi ha accelerato ed estremizzato questi cambiamenti. Arrivano sempre più turisti, i prezzi stanno aumentando, il centro di Lisbona è sempre meno "popolare".

 

Biografia Luca Onesti

 

Nato a Cosenza, si occupa di fotografia, editoria e giornalismo. Ha collaborato con diversi registi alla realizzazione e alla fotografia di film e documentari.

 

Dichiarazioni film Daniele Coltrinari

"Ultimamente si parla di Lisbona e del Portogallo per via dei tanti pensionati stranieri e italiani che arrivano qui, trovando una situazione fiscale più conveniente rispetto ai loro paesi d'origine. Quello che si sa poco è che ci sono anche tante persone tra i 25 e i 45 anni che vivono e lavorano nella capitale portoghese"

 

Biografia Daniele Coltrinari

 

Nato a Ciampino (Roma) è un giornalista freelance. Ha scritto reportage su Lisbona e sul Portogallo per Lettera 43, Linkiesta e Pagina99. Ideatore e curatore, insieme a Luca Onesti di Sosteniamo Pereira (www.sosteniamopereira.org) il sito che si occupa di Lisbona e del Portogallo. Sempre insieme a Luca Onesti ha pubblicato l'ebook 40 anni dopo la rivoluzione dei garofani.

 

Lisbona sta cambiando molto, sempre più velocemente negli ultimi anni: la crisi ha accelerato ed estremizzato questi cambiamenti. Arrivano sempre più turisti, i prezzi stanno aumentando, il centro di Lisbona è sempre meno "popolare". Il nostro documentario, che abbiamo iniziato a girare più di tre anni fa, si concentra sulla comunità italiana, che in parte vive questo cambiamento in parte ne è uno dei vettori. E quindi in qualche modo è la fotografia di questa trasformazione in corso, vista dall'interno. Ma poi, allargando il cerchio, è anche il farsi una domanda sull'Europa, sulle sue contraddizioni, e su come sia complesso riflettere su un fenomeno come l'emigrazione intracomunitaria. Ed è anche un documentario che ha una componente autobiografica, perché anche noi a volte ci siamo riconosciuti nelle parole delle persone intervistate.

L'idea del documentario è nata mettendo a confronto le nostre esperienze in parte comuni e in parte no, per la nostra diversa provenienza geografica e per le nostre diverse professionalità. Non abbiamo scelto un metodo preciso, ma le interviste sono nate mano a mano che scoprivamo e approfondivamo la conoscenza della città. Siamo stati attenti però a cercare di dare spazio alla diversità e alla varietà delle persone che nel frattempo conoscevamo. Più che concentrarci su un aspetto in particolare abbiamo voluto allargare il campo, perché le persone che sono qui effettivamente sono molto diverse tra di loro. Pur non mancando i motivi concreti che portano gli italiani a trasferirsi qui: il gran numero di call center che cercano madre lingua italiani in Portogallo, ad esempio, e, non da ultimo, le borse di studio universitarie che hanno dato la possibilità a molti di proseguire gli studi post-laurea.

 

L'idea del film è venuta fuori quasi per gioco: ci stavamo raccontando di Lisbona, della passione che ci unisce per questa città, che è un po’ un tratto distintivo dei connazionali che vivono qui. Qualcosa che non ha strettamente a che fare con il lavoro, è più uno stato dell’anima. All’inizio era una curiosità personale, cercare di investigare sul perché molti italiani scegliessero il Portogallo per vivere e lavorare, di confrontare in qualche modo le loro motivazioni con le nostre. Per scovare gli italiani a Lisbona siamo partiti da amicizie in comune. In seguito, ci siamo messi alla ricerca di professioni che latitavano nelle nostre interviste. Abbiamo intervistato oltre 70 persone, alla fine ne abbiamo scelte circa 20, quelle che ci sembravano più interessanti. Abbiamo girato le interviste, a volte, nelle abitazioni private dei protagonisti, spesso però anche nelle piazze e nelle vie più belle e centrali della città, come ad esempio Praça do Comércio, Cais do Sodré e anche sulla terrazza del Cinema São Jorge.

 

Il documentario è una produzione totalmente indipendente che presenteremo ai festival del cinema portoghesi, italiani e internazionali. Abbiamo iniziato una campagna di crowdfunding su Produzioni Dal Basso, per ripagarci delle spese sostenute. Chiunque voglia contribuire può visualizzare o scaricare il film a questo link: http://linkpdb.me/9141 oppure contattarci su ifigliditabucchi@gmail.com o sulla nostra pagina facebook I Figli di Tabucchi.

 


10 dicembre - Galleria IPSAR: “PASSAGGI - PASSAGENS” di Paolo Bigelli


Giovedì, 10 dicembre, alle ore 18:00 s’inaugura una nuova mostra di Paolo Bigelli presso l’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma. “Passaggi – Passagens” riunisce gli ultimi lavori dell’artista, in cui, secondo le sue stesse parole ha “intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé.”
La mostra rimarrà aperta fino al 20 dicembre 2015, da lunedì a domenica, tra le 15:30 e le 19:30 e sabato e domenica anche la mattina, dalle 10:00 alle 13:00. Ingresso libero.

 
Passaggi /Passagens

“La bellezza delle cose esiste nella mente di colui che le contempla.” Questo sosteneva David Hume nel saggio “Of the standard of taste”; nell’arte e nella sua esperienza c’è dunque il respiro di una libertà cerebrale, del momento in cui il razionale cede all’emotivo, a quel pizzico di follia che fa l’uomo così differente dal computer, che lo rende creativo e libero di cambiare d’improvviso la propria direzione espressiva , di  varcare confini o sostare…. sulla soglia di mondi diversi.

In questi miei ultimi lavori ho intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé. In termini di tecnica, l’indefinita atmosfera di un luogo “di passaggio” mi ha spinto, per reazione, ad una maggiore definizione della “forma di un soggetto” mediante i dettami di un chiaro-scuro più incisivo che ne esaltasse il contrasto, e mediante l’uso delle linee di contorno più o meno sottili che fanno risaltare la “forma” da esse racchiusa. Questi, che potrebbero apparire espedienti tecnici, sono in realtà la traduzione della fluidità dell’esperienza dell’arte dove spesso la tecnica e prodotto si identificano.

Oltre a soddisfare questo bisogno di “definizione”, il contrasto di luci ed ombre e le linee di contorno tendono a far si che la rappresentazione di un soggetto ambisca ad un’atmosfera non realistica, evocante il contenuto, così come accade nelle correnti artistiche successive all’impressionismo e come accade anche nell’illustrazione, spesso erroneamente associata ad una mera sintesi narrativa. Incontreremo così personaggi, miti, simboli e concetti, abitanti sospesi sulla soglia delle iniziazioni che la vita porta con sé.

Paolo Bigelli      

www.paolobigelli.com