mercoledì 9 dicembre 2015

CHRISTINE VITALI: os tempos livres


Convidámos os nossos alunos de Português de primeiro nível a escrever sobre os seus tempos livres. A segunda a responder foi a Christine Vitali, a quem muito agradecemos e saudamos!

Boa leitura!

 


Eu sou uma mulher muito rica. Sou rica de tempo. É um luxo enorme neste século. Eu divorciei-me; os meus filhos vivem fora da Roma; o meu namorado não mora em Itália; eu vivo sozinha. Portanto, tenho muito tempo dedicado exclusivamente a mim.

Eu tenho interesse nas coisas da vida e na frequência dos/das amigos/amigas e família. Não prefiro um estilo particular de cinema, nem de literatura, nem de música, nem de arte, nem de desporto, nem de jornais, nem de revistas, nem de destino de viagens, nem de comida. Como, vejo, ouço e leio tudo. Eu sou uma omnívora cultural.

Porém, para este exercício de português, agora vou contar que é que eu faço nos meus tempos livres.

Nos meus tempos livres, principalmente estudo o vinho. Tenho um grande fascínio por isso (mas não estou apaixonada, porque a gente apaixonada por vinho fala só de vinho, viaja só pelas zonas de vinho, gasta dinheiro só para comprar caras garrafas de... vinho, etc.).

E​u prefiro e​stud​ar a viagem entre a uva nos vinhedos e o liquido na garrafa. O que é que acontece para que nos ofereça um vinho de que gostamos? Qual é a parte da natureza e qual é a parte dos homens na transformação da uva no vinho? Posso estudar este tema sem descanso. ​E bebo muitos vinhos diferentes. ​

Muitos países produzem vinho de qualidade; cado ano, a vindima gera um produto diferente; e mais e mais países no mundo fabricam vinho, ainda que o vinho não faça parte das tradições locais. O tema é infinito. Estudo também a cerveja ​e​ os destilados porque gosto muito de beber ambos. Tenho muitos livros que falam sobre o vinho, a sua história e a sua influência sobre a humanidade e sobre a religião. Leio estes livros muitas vezes sem tédio.

Para além disto, escrevo apresentações que tratam de vinho em inglês, francês e italiano para explicar a vida do vinho às pessoas que são curiosas sobre o assunto. De modo geral, a gente que trabalha no vinho é honesta e humilde e isso reflete-se no vinho deles.​ ​​É uma coisa psicologicamente muito interessante!​

Adoro os meus tempos livres!

 

CHRISTINE​ VITALI

Giovedî 10: PAOLO BIGELLI nella galleria IPSAR



Giovedì, 10 dicembre, alle ore 18:00 s’inaugura una nuova mostra di Paolo Bigelli presso l’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma. “Passaggi – Passagens” riunisce gli ultimi lavori dell’artista, in cui, secondo le sue stesse parole ha “intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé.”La mostra rimarrà aperta fino al 20 dicembre 2015, da lunedì a domenica, tra le 15:30 e le 19:30 e sabato e domenica anche la mattina, dalle 10:00 alle 13:00. Ingresso libero.

 
Passaggi /Passagens


“La bellezza delle cose esiste nella mente di colui che le contempla.” Questo sosteneva David Hume nel saggio “Of the standard of taste”; nell’arte e nella sua esperienza c’è dunque il respiro di una libertà cerebrale, del momento in cui il razionale cede all’emotivo, a quel pizzico di follia che fa l’uomo così differente dal computer, che lo rende creativo e libero di cambiare d’improvviso la propria direzione espressiva , di  varcare confini o sostare…. sulla soglia di mondi diversi.


In questi miei ultimi lavori ho intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé. In termini di tecnica, l’indefinita atmosfera di un luogo “di passaggio” mi ha spinto, per reazione, ad una maggiore definizione della “forma di un soggetto” mediante i dettami di un chiaro-scuro più incisivo che ne esaltasse il contrasto, e mediante l’uso delle linee di contorno più o meno sottili che fanno risaltare la “forma” da esse racchiusa. Questi, che potrebbero apparire espedienti tecnici, sono in realtà la traduzione della fluidità dell’esperienza dell’arte dove spesso la tecnica e prodotto si identificano.


Oltre a soddisfare questo bisogno di “definizione”, il contrasto di luci ed ombre e le linee di contorno tendono a far si che la rappresentazione di un soggetto ambisca ad un’atmosfera non realistica, evocante il contenuto, così come accade nelle correnti artistiche successive all’impressionismo e come accade anche nell’illustrazione, spesso erroneamente associata ad una mera sintesi narrativa. Incontreremo così personaggi, miti, simboli e concetti, abitanti sospesi sulla soglia delle iniziazioni che la vita porta con sé.


Paolo Bigelli      


www.paolobigelli.com

Stefano Valente: «Breve storia della fantascienza e del fantastico in Portogallo»

http://www.letturefantastiche.com/breve_storia_della_fantascienza_e_del_fantastico_in_portogallo_parte_3.html

Stefano Valente, «soma e segue» come si dice in Portogallo!
Tanti, tantissimi complimenti!

«Breve storia della fantascienza e del fantastico in Portogallo»

Dopo...
  • Gli esordi
  • il cuore "antico" della fantascienza portoghese

  • III. L'ombra dell'Estado Novo sulla neonata SF portoghese

    Il padre (misconosciuto) della fantascienza portoghese: Romeu de Melo

     


    Alcune edizioni delle opere a firma di Romeu de Melo
     
    Come visto nel precedente capitolo, tra gli anni Ottanta e Novanta la «Colecção Azul» dell'Editorial Caminho dà vita a un'operazione basilare nella storia del fantastico in terra portoghese: nei suoi titoli la collana recupera - e quindi fa conoscere ai lettori lusitani - tutta una produzione narrativa che altrimenti non sarebbe venuta mai alla luce. Sono così pubblicati romanzi e racconti assimilabili a temi fantastici e misteriosi, spaziando da autori il cui genere non è certo il Mystery o il Weird (si pensi ai citati Um Jantar Muito Original di Fernando Pessoa, o a A Estranha Morte do Professor Antena dell'altro modernista Mário de Sá-Carneiro) per arrivare a opere di chiara connotazione fantascientifica (per esempio i menzionati Casi di diritto galattico di Mário-Henrique Leiria).
    Fondamentale (ri-)scoperta della «Colecção azul» è senza dubbio Romeu de Melo (1933-1991). Lo scrittore, storico e saggista contemporaneo Álvaro de Sousa Holstein lo definisce «o pai da ficção científica portuguesa» (nota 1).
    Economista e autore di saggi filosofici, nelle sue opere di narrativa Romeu de Melo "sconfinò" in soggetti di indiscutibile marca fantascientifica. Fino a divenire, negli anni '73-'74, argomento di studio alla cattedra di Letteratura Portoghese dell'Università dell'Arizona a Tucson, corso tenuto da Timothy Brown e Leo Barrow (nota 2).
    Lettore di Clifford D. Simak, Ray Bradbury, Isaac Asimov, con i suoi romanzi AK - A Tese e o Axioma (1959) (nota 3), A Buzina (1972) (nota 4)e l'antologia di racconti Não Lhes Faremos a Vontade (1970) (nota 5), de Melo si muove agevolmente dai viaggi interstellari all'esplorazione aliena del nostro pianeta, da visioni distopiche alla Orwell fino al dominio dei robot. Ma la sua scrittura è anche fortemente critica e affronta la complessità delle relazioni sociali e delle strutture di potere.
    Un racconto di de Melo, Os Anões Cegos ('I nani ciechi'), ben evidenzia queste linee conduttrici della sua opera: la storia si impernia sull'esistenza di una specie superiore che tutela e protegge - ma sarebbe meglio dire sfrutta - una seconda specie, inferiore e subalterna, perché questa la diverta con l'astrusità delle sue conversazioni. In conclusione, la vicenda narrata ne I nani ciechi è un'allegoria dell'umanità, delle sue dinamiche e dei suoi discutibili equilibri, della contrapposizione fra classe politica e intellettuali. I fondamenti su cui si basa il predominio della specie dominante sono fragili, ingiustificabili.

     


    Il volto paternalistico del regime: Salazar accanto a una bambina - 1938.
     
    Romeu de Melo, con l'adozione dei temi classici della SF di lingua inglese, "traghetta" in definitiva l'ancora incerta ficção científica verso la svolta degli anni '60. In questo senso non è forse un caso che, nello stesso anno della pubblicazione di AK - A Tese e o Axioma, il 1959, l'editrice Atlântida di Coimbra dia alle stampe l'antologia O que é a Ficção Científica? (nota 6), curata dal poliedrico Victor Palla (1922-2006), pittore, architetto, fotografo e scrittore che fece parte del gruppo di artisti noti come gli Independentes (che esposero in una serie di mostre collettive, dal '43 al '50): il genere fantascientifico in Portogallo è ormai una realtà con cui fare i conti, su cui interrogarsi.
    Ma si è parlato di svolta degli anni '60: cosa era avvenuto in Portogallo nel frattempo?
    È necessario riprendere il filo cronologico degli eventi. E anche a ritroso la figura di Romeu de Melo e la sua biografia letteraria ci appaiono paradigmatici.
    Innanzitutto bisogna dire che, per la pubblicazione dei suoi testi, de Melo dovette incontrare non poche difficoltà: spesso fu costretto ad autoprodursi oppure ad affidarsi a piccoli editori, con tirature esigue e distribuzione inesistente (come per i racconti di Não Lhes Faremos a Vontade, dati alle stampe da una certa «Livraria Quadrante»).
    Insomma: la sorte delle opere fantascientifiche di Romeu de Melo (in verità e ingiustamente, tuttora misconosciute) è emblematica della condizione in cui versa la letteratura portoghese - tutta la letteratura - per lungo tempo. Una condizione strettamente connessa con la realtà politica.

    Dio, patria, umiltà: il Portogallo "chiuso" del fascismo di Salazar

    Al potere ininterrottamente dal 1926 al 1974, il cosiddetto «Estado Novo» (nota 7) - il regime militare che fino al '68 ebbe la guida dell'economista António de Oliveira Salazar - si era dedicato in maniera capillare a uniformare le coscienze lusitane. Ma sarebbe più corretto ad appiattire le coscienze di un Paese. Il Portogallo secondo Salazar è l'applicazione sistematica di una ricetta nazionalistico-cattolica che non può ammettere altre fantasie all'infuori di quelle umili e modeste di un popolo che ha poco o nulla, e che non deve intrattenere contatti con l'esterno; un popolo che, in conclusione, deve celebrare gli unici valori consentiti: quel Dio e quella patria che, l'uno accanto all'altra, in altri tempi dominarono il mondo.

     

    Le forze armate al fianco del popolo: la "Rivoluzione dei Garofani" del 25 aprile '74.

    In questo modo la dittatura militare terrà sotto controllo il Paese per quasi cinquant'anni, in primo luogo obbligando gli uomini adulti a una gravosissima leva quadriennale consistente in due anni di servizio militare nei confini portoghesi e in altri due anni nelle colonie dell'Ultramar - ciò che ancora rimaneva dell'antico impero.
    La durissima coscrizione imposta ai portoghesi, insieme con le guerre coloniali (nota 8), sarà tra i motivi principali che porteranno alla «Rivoluzione dei Garofani» dell'aprile '74. La Revolução dos Cravos vedrà infatti il popolo e le forze armate fianco a fianco nel rovesciare il regime militare.
    Nei confronti della letteratura si può affermare che il salazarismo perpetui - e rafforzi - quell'ostilità verso tutto ciò che è novità e rottura. Nella sostanza, la "fisiologica" prosecuzione dell'oppressiva influenza della Chiesa in Portogallo. Influenza che fu un fenomeno senza soluzione di continuità, dagli anni dell'Inquisizione (della messa all'Indice, ad esempio, del Cyrano de Bergerac, della prigionia di padre Bartolomeu de Gusmão, il citato inventore della Passarola, e prim'ancora della condanna del millenarismo di Padre António Vieira - nota 9) fino al Novecento. Il XIX secolo vide le traduzioni portoghesi delle opere dei grandi autori francesi e anglosassoni con le loro suggestioni; tuttavia la cultura e la tradizione lusitana subivano - o avevano ormai radicata in sé - una sorta di diffidenza nei riguardi del cambiamento, delle nuove tendenze. Fu forse proprio per questa ragione che il Portogallo non riuscirà mai a generare né veri e propri corrispettivi letterari né semplici epigoni dei vari Jules Verne e H.G. Wells.

    L'ombra dell'Estado Novo sulla neonata SF portoghese

    Si deve quindi fare un "salto a piè pari" fino agli ultimi anni Trenta perché il panorama narrativo lusitano produca un'opera che abbia i precisi requisiti della fantascienza.

     
     

    La copertina di A.D. 2230 di Amílcar de Mascarenhas: un esordio "di regime" per la SF portoghese.
     
    È il 1938: lo scrittore Amílcar de Mascarenhas dà alle stampe A.D. 2230. Si tratta di un romanzo perfettamente collocabile nelle Space Operas del periodo ma, prima ancora, di un'esaltazione del regime. Sulla SF portoghese, appena nata, incombe dunque l'ombra dell'Estado Novo - salito al potere da poco più d'un decennio - e delle visioni salazariste. La storia di A.D. 2230 delinea uno scenario futuro nel quale si contrappongono due grandi forze: da un lato l'Impero Portoghese, patriarcale e governato da un duumvirato, dall'altro gli Imperi Inglese e Americano, retti entrambi da sistemi matriarcali. Prevarrà, com'è ovvio, l'Impero lusitano; dalla sua, la potenza di un'arma favolosa ed invincibile: il raggio distruttore «7 a» (nota 10). Sotto l'egemonia portoghese sarà instaurata la pace mondiale (con tanto di matrimonio finale dei duumviri con le leader inglese e americana).
    Come si comprende facilmente, i contenuti dell'opera di Mascarenhas non vanno al di là della celebrazione politica: la ficção científica lusitana è insomma ancora ben lontana dalla dimensione e dal rilievo che il genere, nello stesso periodo, rivestirà in altre nazioni. Né si assiste in Portogallo alla nascita di riviste specializzate - sulla scia delle varie «Amazing Stories» o «Astounding», per citare gli esempi più famosi.
    Tutto ciò quando, nella vicina Spagna - anch'essa sotto il giogo di una dittatura ferocemente repressiva, e ancora segnata dalla cicatrice d'una sanguinosa guerra civile - prosperava una produzione pulp che ospitava, con generosità e frequenza, temi della fantascienza epica: le cosiddette «novelas de a duro», libri di circa un centinaio di pagine, edizioni economiche a grande diffusione. In questo contesto sorgeranno in seguito i due grandi cicli della SF in lingua castigliana: la Saga de los Aznar, con ben 56 titoli, del valenciano Pascual Enguídanos (considerato il decano degli scrittori spagnoli di fantascienza), e la Saga del Orden Estelar di Ángel Torres Quesada (alias A. Thorkent). E, di lì a poco, avrebbero visto la luce pubblicazioni come la fondamentale «Nueva Dimensión», fondata da Sebastián Martínez, Domingo Santos e Luis Vigil, pubblicata dal '68 all'83 e premiata all'Eurocon del 1972 come miglior rivista europea di SF.
    Per Mascarenhas e il suo A.D. 2230, comunque, vi fu anche una traduzione francese - edizione forse motivata più dall'interesse per la sua adesione al salazarismo che dalla statura letteraria del romanzo.
    Il periodo dell'Estado Novo rappresenta dunque una sorta di "zona grigia" per la fantascienza portoghese. Un genere che resta come addormentato nel panorama letterario lusitano. I pochi "risvegli" sono segnati dalle opere di Eric Prince, Luís de Mesquita e Alves Morgado.

    Primo contatto: alieni amici

    In Vieram do Infinito (nota 11) di Eric Prince (pseudonimo di A. Maldonado Domingues), del 1955, assistiamo al primo contatto con una razza aliena della SF portoghese. Turisti dell'universo per mezzo di una tecnologia di teletrasporto, gli extraterrestri giungono sul nostro pianeta e lo salvano dalla catastrofe nucleare. La ficção científica ritrae quindi per la prima volta una razza aliena come amica e benigna, addirittura come salvatrice dell'umanità.

     

     Tigres no Céu - 'Tigri nel cielo' - di Karel Külle.

    Di ottimo spessore narrativo, i romanzi dei primi anni Sessanta usciti dalla penna di Luís de Mesquita, fra l'altro professore di biochimica all'Università di Lisbona: Mensageiro do Espaço (1961) (nota 12) e Ameaça Cósmica (1962). Il ricco intreccio di Minaccia cosmica si sviluppa dalle scoperte di uno scienziato: all'imminente passaggio di una cometa corrisponderà, secondo i calcoli dello studioso, il susseguirsi di vari cataclismi planetari. Lo scienziato cerca così di mettere al corrente le maggiori potenze mondiali del rischio prossimo venturo. La storia va avanti fra il mancato accordo dei governi e le vicissitudini di protagonisti dalle molte sfaccettature, tra capovolgimenti e colpi di scena; fino alla clamorosa conclusione.
    Dopo O Construtor de Planetas e outras histórias (1956) (nota 13), S. (Sebastião) Alves Morgado pubblica A Morte da Terra (nota 14). Il romanzo è del 1969, e s'incentra sul testo-racconto che l'autore trascrive «sotto dettatura» da un segnale sconosciuto proveniente dal futuro remoto, il XXXI secolo. Incredibile a dirsi ma, più di trent'anni dopo l'uscita di A.D. 2230 di Amílcar de Mascarenhas siamo di nuovo di fronte a un'opera esaltatrice della futura grandezza lusitana: ancora perfettamente in linea, quindi, con i dettami salazaristi.
    In conclusione si può notare come, nella SF portoghese, sia del tutto assente la tematica della creatura mostruosa - e, spesso, gigantesca -, o della razza aliena ostile e teriomorfa che si nutre dei "campioni" del genere umano (il filone dei cosiddetti BEM - acronimo per Bug Eyed Monsters - tanto caro alla produzione pulp anglosassone).
    Al contrario, la ficção científica sviluppa prospettive originali o, quantomeno, poco frequentate (è il caso degli alieni amici di Vieram do Infinito, vedi sopra), e, anche a un livello commerciale, un taglio più "autoctono" (si pensi alle tre space operas di Karel Külle - pseudonimo di Carlos Sardinha - uscite nel 1949: Bula Matari, Objectivo - Marte e Tigres no Céu).
    Di fatto, però, sono le opere del citato Romeu de Mello - e in particolare AK - A Tese e o Axioma del 1959 - a introdurre la fantascienza lusitana nella feconda stagione degli anni Sessanta.

    Note

    1. «Il padre della fantascienza portoghese».
    2. Si veda anche l'articolo di Timothy Brown Doomsday, Flying Saucers, and the Golden Age in Six Stories by Romeu de Melo: http://www.jstor.org/
    3. 'AK - La tesi e l'assioma'.
    4. 'Il clacson'.
    5. 'Non li accontenteremo'. Di Romeu de Melo è anche Factor Genético, del 1973.
    6. 'Che cos'è la fantascienza?'.
    7. Il «Nuovo Stato».
    8. La «Guerra do Ultramar», anche detta semplicemente «Guerra de África», durò ininterrotta dal 1961 al 1974 sui tre fronti principali dell'Angola, del Mozambico e della Guinea-Bissau
    9. Sia per Bartolomeu de Gusmão che per Vieira si rimanda alla parte I. Gli esordi.
    10. Perfettamente in linea con le ipotetiche armi segrete (e letali) di cui avrebbero disposto altri regimi e governi alle soglie del II conflitto mondiale: si pensi al notissimo «Raggio della Morte» del fascismo italiano, attribuito a Guglielmo Marconi, all'omologo «Death Ray» o «Teleforce» che il controverso genio dell'elettromagnetismo Nikola Tesla avrebbe offerto alle autorità statunitensi, o all'altro raggio mortale che l'inventore britannico Harry Grindell Matthews avrebbe proposto - senza successo - alla propria Corona.
    11. 'Sono venuti dall'infinito'.
    12. 'Messaggero dello spazio'.
    13. 'Il costruttore di pianeti e altre storie'.
    14. 'La morte della Terra'.
     

    Alfredo d'Andrade

    Sabato 5 dicembre si è tenuta a Torino una conferenza dedicata all'Architetto Alfredo d'Andrade, in occasione del centenario della sua morte, organizzata dalla Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti.


    Alfredo D'Andrade, nato a Lisbona nel 1839, durante l’adolescenza si è trasferito a Genova, la città in cui sviluppa la conoscenza artistica presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti. Nei primi anni ha rivelato come pittore forti influenze della Scuola di Rivara, consolidando a poco a poco quello che sarebbe diventato il suo stile personale e i suoi tratti distintivi.  La sua vasta opera comprende anche gli interventi in diversi monumenti antichi nelle regioni di Piemonte e Liguria, che hanno reso D'Andrade un pioniere del moderno restauro architettonico.
    La Giornata di Studio sarà caratterizzata dall'intervento di diversi accademici, mirando ad approfondire il personaggio di Alfredo D'Andrade e il rapporto con le sue opere, la città di Genova, e altri artisti.

    https://www.roma.embaixadaportugal.mne.pt/it/l-ambasciata/notizie/777-conferenza-su-alfredo-d-andrade

    Barbara Aniello: "Il dialogo tra le arti in Portogallo nel XX secolo"



    Acabei de ser lançado o livro que resulta da  investigação de Pós-Doc da Prof.ª BARBARA ANIELLO.

    O volume, sobre o diálogo inter-artes em Portugal no século XX, è um trabalho de estética comparada entre literatura, música e pintura em particular sobre Pessanha, Almada e Pessoa.

    Muitos parabéns!

    Stasera a Perugia: Passeggeri in transito di José Eduardo Agualusa

     
    Un traduttore e un editore chiacchierano del libro e dell’opera di Agualusa in Italia
     

    Presentazione del volume Passeggeri in transito di José Eduardo Agualusa

    Edizioni dell’Urogallo, 2015 | ISBN: 978-88-97365-31-0 | 124 pp. | 12,00 €

    Intervengono
    Luca Creta | traduttore del volume
    Marco Bucaioni | Edizioni dell'Urogallo

    Mercoledì 9 dicembre 2015 | 19h30
    Caffè della Penna
    Corso Cavour, 24, 06121 Perugia


    lunedì 7 dicembre 2015

    ALESSANDRO STOPPOLONI: os tempos livres


    Convidámos os nossos alunos de Português de primeiro nível a escrever sobre os seus tempos livres. O primeiro a responder foi o Alessandro Stoppoloni, a quem muito agradecemos – pelo texto belíssimo e com uma perspetiva muito particular sobre o tema-base…

    Boa leitura!



    No texto que segue podia falar do que faço nos meus tempos livres, mas não vou fazê-lo. A razão é que nesta fase da minha vida eu tenho demasiados tempos livres e então vou falar-vos precisamente disto, desta sensação.           

    Acho, e esta provavelmente é uma afirmação banal, que muitas pessoas gostavam de ter mais tempos livres porque isto
    a possibilidade de ir mais ao cinema, de ler mais, de fazer mais viagens... e tudo isso teria um sabor especial.

    Mas o que é o que acontece se os tempos livres são muitos, ou melhor, demasiados? Acontece que as mesmas atividades que antes nos davam muito prazer agora são menos saborosas. É um pouco como comer um pastel quando não temos apetite ou quando já comemos muito: potencialmente podia ser muito agradável e é-o sempre um pouco, mas menos do que o habitual.

    Isto é muito claro aos domingos o aos sábados, quando geralmente os outros não têm de trabalhar. Na minha cabeça eles chegam de uma semana muito cheia e têm todo o direito de descansar. Estes são dias especiais. Para mim agora não é assim e, paradoxalmente, estes dias são até os “piores” porque não há a possibilidade de receber o e-mail ou o telefonema que podia mudar a situação e porque há um descanso que acho não ter merecido.

    Neste momento é muito difícil que eu não possa fazer uma coisa porque não tenho tempos. Gostaria mais de ter de dizer “não posso” de vez em quando, de ter menos “tempos livres” e de ter um trabalho. Como acontece frequentemente, é uma questão de perspetivas.

     
    ALESSANDRO STOPPOLONI