lunedì 6 dicembre 2010

Paula Paour


Foi no sábado, 4 de Dezembro, das 16h às 22h: a inauguração de uma mostra da joalheira portuguesa Paula Paour, que expôs recente em Roma, onde teve grande sucesso.
Tratou-se de jóias e objectos de Vera Manzoni, Anna Westerlund e Paula Paour na plum atelier.


plum atelier
+ 351 21 3432322
Praça da Figueira, nº 7, 3º dto
Lisbon, Portugal

Dois artigos de Igino Camerota sobre o Fado

Dois interessantes artigos sobre o fado, publicados pelo lusófilo Igino Camerota, que saudamos com amizade. Foram publicados em (i)* - (iniziativa)* agenzia di informazione politica esociale.

in

Alla scoperta del fado portoghese/1


Per Eduardo Lourenço, scrittore e filosofo, "il passato monumentale dell'impero, che ha disseminato le vestigia della sovranità portoghese nel mondo intero, risulta ipertrofico e schiacciante per una nazione in fondo esigua, confinata su una costa estrema d'Europa".
Queste parole riescono, in estrema sintesi, a chiarire un concetto fondamentale per la comprensione di alcune significative sfumature della cultura portoghese.
Importante, in tale contesto, è anche la testimonianza di Gabriel Garcìa Marquez, giornalista e scrittore tra i più incisivi del novecento, che in un suo articolo della metà degli anni settanta, affermava che "per ragioni storiche e geografiche, essendo uno dei paesi più poveri del mondo ma con una posizione geografica fondamentale, il Portogallo è costretto a sedersi alla tavola dei paesi più ricchi [...] ma parla una lingua che nessuno capisce poiché a nessuno conviene capirla, e si presenta con i pantaloni rammendati e le scarpe rotte, ma con la dignità che gli impone l'essere stato in altri tempi il padrone quasi assoluto di tutti i mari. La terribile pressione di tale dramma si riflette su ogni aspetto della vita portoghese".
Acuto e illuminante il contributo dell'autore di Macondo.
Questa particolare caratteristica del popolo lusitano, secondo molti studiosi, semplici turisti e comuni cittadini portoghesi, trova piena espressione nella dolenza e nelle tristi note della musica popolare lusitana più conosciuta al di fuori dei confini nazionali: il fado.
Il Portogallo si affermò come stato sovrano nel 1143, quattro anni dopo la battaglia di Ourique.
Afonso Henriques, subito dopo la vittoria, si autoproclamò re; questo episodio segnò la fondazione del regno e l'inizio di una parentesi monarchica lunga quasi quattrocento anni.
Il passato di grande potenza marittima finì per stimolare non solo le attività legate al commercio ma diede anche nuovi impulsi alla produzione culturale, fornendo spunti originali e interessanti ai numerosi storici e cronisti che, attraverso i loro contributi, hanno dato vita a una vera e propria letteratura memorialista dell'epopea portoghese. Un salto cronologico ci trasporta, così, nella Lisbona del XVIII secolo: un'epoca in cui si era ancora molto lontani dalla sola teorizzazione del concetto di globalizzazione. Ma in cui la capitale portoghese poteva già definirsi globalizzata, vista l'aria..."multietnica" che si respirava tra i vicoli di Alfama e Bairro Alto. Lisbona era una delle città europee più all'avanguardia ma, nel 1755, un potente terremoto ne mise in ginocchio non solo l'economia. La notizia del sisma, rapidamente, si diffuse in tutto il vecchio continente e, non solo per il popolo portoghese, si trattò di un vero e proprio schock...come dimostra il "Poema sul disastro di Lisbona" scritto da Voltaire subito dopo essene venuto a conoscenza. La zona bassa della città (baixa), nei pressi del prosperoso e trafficato porto, venne rasa quasi totalmente al suolo. La cultura è specchio del suo tempo. Lisbona crovevia di merci, monete e, soprattutto, uomini e donne provenienti da ogni angolo di mondo. Da un punto di vista musicale, è significativo sottolineare ai fini del nostro "viaggio" che, non solo nella capitale, ma anche nelle altre principali città del paese, in quel periodo, iniziava a fiorire un'ampia varietà di generi e forme di canzoni e danze popolari. Contemporaneamente, in Brasile, si praticava una "danza cantata" chiamata fado. Sulle origini di questo genere musicale ancora non si è riusciti a fare completa chiarezza. Si sono succedute varie ipotesi e teorie: quella più verosimile è da ricercare proprio in questa forma "danzata". Cultural contact è una parola chiave. La deportazione di migliaia di schiavi in epoca coloniale trasferiti dal continente africano sino in Brasile; la potenza dell'impero portghese e quella del mare. La rotta del fado genere musicale ha interessato tre continenti. All'inizio era danza oscena; poi, giunta in Europa, si è adattata gradualmente ai costumi continentali e ai gusti musicali del tempo, si è impregnata dello spirito del porto di Lisbona, del vino e delle bettole frequentate da donnacce e marinai di ogni angolo di mondo. Poi Amalia si è alzata in canto e tutto il mondo, anche solo per un attimo, ha nuovamente rivolto il suo sguardo verso il Portogallo.
Dei particolari storici e musicali, di Salazar e tutto il resto, avremo modo di parlarne.

Igino Camerota
13 luglio 2010



Da danza a canto. Sulle origini reali e fantasiose del fado


Dai racconti di numerosi viaggiatori giunti in Brasile nel XVIII secolo, è possibile risalire a quelle che sono le caratteristiche sceniche del fado danzato.
Da questi scritti, emerge che, essendo variabile il numero dei partecipanti, la coreografia non era sempre uguale. Quasi tutti concordavano su due punti: i passi erano difficili e, nel suo insieme, si trattava di una pratica molto "sensuale".
Molti, addirittura, la definivano "oscena".
Il fado che oggi si canta nei locali più e meno turistici di Lisbona e nei teatri di tutta Europa deriva da questa danza.
A quanto pare, è in una testimonianza di Adriano Balbi che nel 1822, per la prima volta, con la parola "fado", nella lingua portoghese, oltre al significato di "destino", si intende indicare una pratica musicale.
Il fado danzato del Brasile coloniale, dunque, costituì il nucleo centrale all'origine dell'attuale genere musicale popolare urbano conosciuto, non solo grazie ad Amalia Rodriguez, in tutto il mondo.
Ma, considerate l'evoluzione intensa e continua che ha interessato la danza, le differenze tra queste due espressioni culturali sono evidenti.
A Lisbona, la diffusione della danza iniziò ad affermarsi durante i primi anni del XIX secolo poiché introdotta dagli ex schiavi giunti in Portogallo che avevano popolato i bassifondi della città.
Insomma, una delle caratteristiche più affascinanti relative a questo genere musicale è che sia nato in ambiente popolare; in quei quartieri tuttoggi ritenuti simbolo della capitale portoghese. Alfama, Bairro Alto, Mouraria, Baixa, Alcantara: qui batte forte il cuore della città, qui si è iniziato a danzare prima e a suonare poi il fado portoghese.
Che sia Napoli, Genova, Anversa, Barcellona, Tunisi o Lisbona, immaginate i rumori e gli odori, quelli buoni e quelli cattivi, del porto e dei quartieri circostanti: luoghi di vita e di morte, dove prostitute, ladri, marinai, commercianti e gente di ogni sorta, quotidianamente, si confonde, si parla, socializza.
Ogni soggetto, portatore di valori e usanze differenti.
Ogni soggeto pronto a cambiare e a far cambiare.
E' così che una danza è divenuta canto.
Sulle reali origini del fado, negli ultii anni, si è sviluppato un acceso dibattito rimasto, come evidenziato dai maggiori esperti del tema, spesso circoscritto ai confini nazionali. Insomma, raramente autori non portoghesi hanno mostrato interesse per tale questione su cui, nel corso degli anni, sono emerse svariate tesi.
A oggi, come detto, non sembrano esserci dubbi: il fado deriva da una danza brasiliana.
Vale la pena, però, ricordare altre ipotesi considerate da alcuni studiosi.
Suggestive la "pista araba" e quella legata alla "medievale tradizione lirica profana".
La più romantica e, senza dubbio, maggiormente carica di fascino, però, è la "tesi marittima".
Il suo maggiore sostenitore fu lo studioso Pinto de Carvalho le cui convinzioni si basavano principalmente sulla constatazione della natura oscillante delle linee melodiche tipiche del fado e sulla ricorrenza del tema, assai caro ai marinai e ai loro cari, della saudade.
Impossibile non citare le parole di questo studioso: "il fado nacque a bordo delle imbarcazioni, nei ritmi infiniti del mare, nelle convulsioni di quella che rappresenta l'anima del mondo, nell'ubriachezza mormorante dell'eternità dell'acqua".
Ok, sicuramente si sbagliava.
Ma che importa, in fondo non succede nulla se, consapevolmente, in casi come questo, si decide di credere a qualcosa di errato.
Anche a me piace pensare che il fado sia nato su qualche vecchia grande o piccola nave di legno dove, in preda alla bufera, marinai e capitani, uniti, pregavano di poter far ritorno a casa.
Finché qualcuno di loro, forse inviato dalla provvidenza, cantava.
Tutti lo ascoltavano, forse qualcuno impugnava la chitarra e, nel frattempo, la tempesta e paura erano già...acqua passata.

Igino Camerota
14 luglio 2010

Libro "Una stella" di Manuel Alegre


La SINNOS editrice pubblica il libro Una stella (Uma estrela) di Manuel Alegre, in testo bilingue.

Scritto da una delle voci più importanti della cultura portoghese, Manuel Alegre, e tradotto da Maria Luisa Cusati, è un racconto che parla di Natale ed esilio, di tradizioni lontane e nostalgia, saudade.

“Tutti gli anni, a Natale, io andavo a Betlemme. Il viaggio iniziava in dicembre, al principio delle feste.
[…] quello della nonna era più di un presepe: era una peregrinazione, un viaggio magico o se volete, un miracolo. […]
Ma magica, veramente magica, era la nonna. Era lei che faceva il miracolo della trasfigurazione, portava il Natale dentro casa e ci portava tutti fino a Betlemme. […] La stella era in cielo, dentro casa, dentro noi. Grazie alla nonna, brillava. Grazie alla sua magia Betlemme si trovava in casa. E anche la casa era andata a Betlemme.
Molto tempo dopo, ma proprio molto tempo dopo, io mi trovavo in esilio.”

Alla fine del libro, si apre un capitolo dedicato al calore delle feste, per raccontare varie tradizioni nel mondo.

Ci auguriamo possiate segnalare questo testo, e – se possibile – diffonderne la notizia.

Con la scelta di questi libri sosterrete l’attività di una cooperativa attiva dal 1990, impegnata in progetti di forte impatto sociale e di incontro con altre culture.

Per maggiori informazioni rimandiamo anche al sito www.sinnoseditrice.org


UNA STELLA
di Manuel Alegre illustrazioni di Katiuscya Dimartino
Portogallo collana FIABALANDIA intercultura
ISBN: 978-88-7609-153-7 , euro 14

martedì 30 novembre 2010

Relações entre a arquitectura portuguesa e italiana em debate em Milão




Agradecemos a notícia ao Prof. Paulo Cunha e Silva, Conselheiro Cultural da Embaixada de Portugal junto do Estado italiano.



Inicia a 30 de Novembro, no Instituto Politécnico de Milão, às 18.30, com um encontro ente Vittorio Gregotti e Manuel Salgado, o mais ambicioso programa sobre arquitectura portuguesa em Itália (nomeadamente sobre as relações entre os dois países neste domínio).
O programa prossegue no dia 20 de Janeiro 2011 com a participação de Nuno Portas, João Luís Carrilho da Graça, João Nunes, Manuel Aires Mateus, Eduardo Souto de Moura, entre outros, e os seus interlocutores italianos.
Trata-se de uma iniciativa da Embaixada de Portugal em Roma, com o apoio do Instituto Camões, e curada pela arquitecta Maddalena D'Alfonso.
A entrada é livre.

Fernando Távora e Ernesto Nathan Rogers si conoscono a Hoddesdon nel 1951. L’incontro fra uno dei maestri dell’architettura portoghese e uno dei maestri italiani ha rappresentato un momento di dibattito, vivace e autentico, sulla produzione architettonica, che è tutt’oggi vivo e vitale grazie al continuo dialogo, pubblico e personale, tra gli interpreti più attivi nel campo della progettazione, della critica, della fotografia e dell’urbanistica. In queste due giornate si riannodano i fili di un legame teorico e produttivo fertile e costante nel corso del tempo.
Convegno “Conversazioni tra Italia e Portogallo”
30 novembre 2010 - aula S02
20 gennaio 2011 - aula S01
Due giornate di conferenze dove architetti fotografi e urbanisti italiani e portoghesi si incontreranno per parlare dei rapporti culturali e teorici che intercorrono tra i principali esponenti di entrambi i paesi fin dai tempi del CIAM 8.
30 nov 2010, aula S02, ore 18.30
Saluto di:
Ambasciatore del Portogallo a Roma
Fernando d’Oliveira Neves
Preside della Facoltà di Architettura e Società
Piercarlo Palermo
Direttore DiAP
Patrizia Gabellini
Introduce
Maddalena d’Alfonso
Relazioni tra Italia e Portogallo
Manuel Salgado e Vittorio Gregotti,
con Marco Introini
20 gen 2011, aula S01, ore 10.00
Saluto diConsigliere Culturale del Portogallo a Roma
Paulo Cunha e Silva
Preside della Facoltà di Architettura e Società
Piercarlo Palermo
Direttore DiAP
Patrizia Gabellini
Introduce
Maddalena d’Alfonso
Sulla città Europea
Nuno Portas e Bernardo Secchi
Premio Piranesi
João Luís Carrilho da Graça, Luca Basso Peressut e Pier Federico Caliari
20 gen 2011, aula S01, ore 14.30
Progettare in Europa
Manuel Aires Mateus, Giuseppe Marinoni e João Nunes,
con Giovanni Chiaramonte
presenta: Carlos Machado e Moura
Sull’architettura e la fotografia
Eduardo Souto de Moura e Gabriele Basili
copresenta: Federico Bucci
Facoltà di Architettura e Società, via Ampère 2,
Spazio mostre Nardi, ore 18.30
Innaugurazione della mostra No place like
Rappresentanza ufficiale del Portogallo alla
Biennale di Venezia 2010
Ver também:

lunedì 29 novembre 2010

2 dicembre: "Alfredo d'Andrade: dalla pittura al restauro" a Pavone Canavese


La Fondazione Alfredo d'Andrade, ha il piacere di invitarVi a

Alfredo d’Andrade: dalla pittura al restauro


a cura di Daniela Biancolini e Rosanna Maggio Serra

giovedì 2 dicembre, ore 21
Pavone Canavese, Fondazione A. d'Andrade


Primo incontro del ciclo di serate dedicate alla figura e all’opera di Alfredo d’Andrade in cui verrà tracciato il percorso che ha portato l’artista portoghese a diventare il deus ex machina della storia piemontese della tutela

Per informazioni:
Fondazione A. d’Andrade. Via G. Quilico, 1 Tel. e Fax 0125 516564
info@fondazionedandrade.it www.fondazionedandrade.it



Alfredo d’Andrade dal Portogallo al Piemonte, da Lisbona a Pavone Canavese

Tra le direzioni di ricerca volte alla conoscenza del secolo appena concluso,un argomento importante è costituito dalla tutela e dal restauro, temi generati dall’appassionato dibattito culturale sviluppatosi particolarmente alla fine dell’Ottocento ma assurti a disciplina giuridica nazionale proprio al debutto del Novecento.
Ed è singolare che il deus ex machina della storia piemontese della tutela sia un artista portoghese,cresciuto in campo pittorico ed approdato solo nella sua piena maturità al confronto con il restauro e –attraverso di esso- alla conservazione dei monumenti diventando uno dei primi soprintendenti d’Italia. Fondamentale la sua partecipazione alla cerchia degli intellettuali e artisti della “scuola di Rivara”,dove la frequentazione di Felice Biscarra (tra i compilatori del primo elenco degli edifici e monumenti nazionali del Piemonte) e di Vittorio Avondo (raffinato e attento conoscitore di arte antica) lo proietta sulla scena del restauro attraverso la attiva partecipazione al recupero del Castello di Issogne,acquistato da Avondo e da lui restaurato con colta attenzione conservativa sulla quale non devono tardare studi specifici.
Inizia in quegli anni per d’Andrade un irreversibile marcia di avvicinamento ai temi della storia da conoscere e da documentare attraverso disegni, appunti, schizzi commentati che saranno la base per la realizzazione del Borgo Medioevale di Torino, fortunatissima rappresentazione delle arti piemontesi per l’Esposizione Italiana del 1884 e trampolino di lancio per il d’Andrade restauratore.
La sua capacità organizzativa gli frutterà infatti l’ulteriore incarico del restauro di Palazzo Madama e la carica di Regio Delegato per la Conservazione dei Monumenti del Piemonte e della Liguria.
Nel 1891 la Delegazione diventerà Ufficio e, nel 1907, Soprintendenza ai Monumenti.
Maturano contestualmente i tempi per la normativa di tutela : dalla legge Nasi del 1902 a quella Rosadi del 1909, entrambe sottoposte in bozza al d’Andrade dal Ministero per ulteriori affinamenti e integrazioni, segno della considerazione della quale godeva in seno al dicastero.
I restauri operati dalla Delegazione prima e dall’Ufficio poi guadagnano l’attenzione della critica europea, come è testimoniato dalla partecipazione del d’Andrade a convegni, mostre, dibattiti, esposizionì , commissioni giudicatrici, tra le quali vanno ricordate almeno l’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, il Convegno degli Architetti di Londra e di Vienna, entrambi nel 1907 .
La sua autorevole presenza a Roma in qualità di membro delle commissioni giudicatrici per i concorsi nazionali di direttore dei musei,gallerie e uffici regionali influenzerà indirettamente il cammino della tutela e de restauro in Italia.
D’Andrade, divenuto cittadino italiano nel 1912, muore a Genova nel 1915. Nel 1930, a quindici anni dalla morte, le sue spoglie e quelle della moglie Costanza riposano nella piccola chiesa di San Pietro, all’interno delle mura del Castello di Pavone, acquistato nel 1885 e in seguito restaurato e ampliato in chiave neo medioevale.


Daniela Biancolini

Patrícia Schmarzeck comenta poesia de Sophia: "Brasília"


Brasília



Brasília
Desenhada por Lúcio Costa, Niemeyer e Pitágoras
Lógica e lírica
Grega e brasileira
Ecuménica
Propondo aos homens de todas as raças
A essência universal das formas justas

Brasília despojada e lunar
como a alma de um poeta muito jovem
Nítida como Babilônia
Esguia como um fuste de palmeira
Sobre a lisa página do planalto
A arquitetura escreveu a sua própria paisagem

O Brasil emergiu do barroco e encontrou o seu número
No centro do reino de Ártemis
- Deusa da natureza inviolada -
No extremo da caminhada dos Candangos
No extremo da nostalgia dos Candangos
Atena ergueu sua cidade de cimento e vidro
Atena ergueu sua cidade ordenada e clara como um pensamento

E há nos arranha-céus uma finura delicada de coqueiro

in Sophia de Mello Breyner Andresen GEOGRAFIA (1962)

Comentário ao poema BRASÍLIA de Sophia Andersen

No poema Brasília, Sophia Andersen canta uma majestosa capital brasileira. A grandiosa cidade das modernas linhas e intensa luminosidade é comparada à Atenas das históricas colunas, berço da cultura clássica ocidental. Esta aproximação verificada na leitura dos versos deve-se tanto as suas linhas geométricas quanto à idéia de Brasília como cidade símbolo de um país cuja formação é resultado da união de diversas culturas, línguas e credos.
Para a poetisa a Brasília paradisíaca nasce do desenho preciso do arquiteto que, por sua vez, provém dos números exatos do matemático; sendo, portanto, um dos resultados mais impressionantes da cultura ocidental. Mas a cidade concretiza-se longe do Olimpo, no coração árido do território tupí-guaraní, como uma miragem. É o desejo dos deuses e, por isso, não pode ser outro que lugar mitológico. E é ali onde chegaram os pioneiros construtores que Ártemis edifica o emblema da modernidade sem que este perca a sua identidade tropical. A capital tem a lógica no corpo de formas sem excessos, amplo e luminoso, e a lírica na alma, que é aquela de um jovem poeta, curioso e romântico.
Por sua vez, a construção da capital dos anos 60 significa a passagem, no Brasil, do Barroco ao Modernismo, ou seja, a passagem do velho ao novo, do escuro ao claro, do excesso à leveza. Essa mudança permite sobretudo o vislumbrar de um futuro prometedor.
Sem duvida Brasília é um hino de admiração à grandeza da obra de idealização e de realização deste sonho urbano. É a descrição poética de uma paisagem que merece ser sonhada além de admirada.


Patricia Schmarczek


Reciclagem do Lixo (2) - Patrícia Schmarzeck da Silva


O desafio era meditar sobre a reciclagem do lixo e escrever sobre este assunto tão actual. Das várias composições recebidas dos alunos que estudam, no nível avançado, Português, na Facoltà di Lettere e Filosofia da Università degli Studi Roma Tre esta é a segunda, de Patrícia Schmarzeck da Silva, a quem agradecemos.


Reciclagem do Lixo: o exemplo de Porto Alegre

Porto Alegre é a capital do Rio Grande do Sul, Estado situado no extremo sul do Brasil. Foi fundada em 1772 e hoje consta de aproximadamente 1.400.000 habitantes. É considerada uma das mais importantes capitais brasileiras e apresenta um dos mais altos níveis de qualidade de vida do país.
A reciclagem do lixo na capital gaúcha inicia em 1990 como um projeto-piloto idealizado pela Administração Pública num dos bairros mais centrais da cidade. Foi projeto precursor no país, sendo considerado inicialmente, pelos mais céticos, uma utopia. Mais do que simplesmente separa os resíduos a meta era envolver a população numa campanha de melhoria da sua própria qualidade de vida. Com esse objetivo parte um lento, mas constante, processo de conscientização que abrange, entre outros, publicidade mediática, distribuição de folheto explicativos e palestras em escolas.
Hoje, o DMLU (Departamento Municipal de Limpeza Urbana) realiza a coleta seletiva em 100% da sua área de abrangência, recolhendo diariamente de 40 a 60 toneladas de lixo (o total geral de lixo recolhido na cidade é de 800 toneladas/dia) selecionadas por 300 mil porto-alegrenses (25% da população). Segundo informação deste órgão a coleta seletiva tem um custo de R$90,00/tonelada (aproximadamente 30€) contra R$27,00/tonelada de lixo orgânico (cerca 10€). Essa diferença econômica não substitui, no entanto, ganhos de ordem ambiental e social. Dados técnicos municipais elucidam que, coletando e riciclando cerca de 7,4 mil toneladas de papel, foram preservados algo como 252 mil árvores. Com a reciclagem de 4,3 mil toneladas de vidro, 5 mil toneladas de areia e com as 2,54 mil toneladas de latas, 2,9 mil toneladas de ferro e 390,8 toneladas de carvão. Importantes também são os resultados obtidos com a inserção social de indivíduos que antes sobreviviam da coleta do lixo residencial ou do aterro sanitário da cidade. (http://www.portoalegre.rs.gov.br/ecos/revistas/ecos11/dmlu.htm)
Neste novo modelo de reciclagem surge a figura do reciclador. No início do projeto, os recicladores eram catadores de lixo desorganizados (coletores individuais de lixo seco) hoje são cerca de 300 indivíduos concentrados em oito unidades e organizados em associações de triagem e prensagem dos dejetos recicláveis ou reaproveitáveis. Atividade essa que garante atualmente uma renda média de dois salários mínimos e meio ao mês (aproximadamente 300€). Objetiva-se ainda a criação de pequenas empresas que consigam maior lucro na venda do lixo separado, através do acréscimo de processos como os de lavagem e extrusão de resíduos.
Modelo ambiental e mecanismo de inserção social reconhecido mundialmente, a reciclagem de lixo realizada em Porto Alegre comprovou-se, ao longo dos anos, não como uma utopia mas como uma realidade de consciência e participação popular que tende ao desenvolvimento e expansão. Esse exemplo confirma que a ação coletiva pode mudar destinos.

LINKS INTERESSANTES:
www.portoalegre.rs.gov.br/dmlu/
http://www.lixo.com.br/
http://www.youtube.com/ (Programa Algo Mais matéria reciclagem do lixo – 4mim – 28/11/2008)
http://www.portacurtas.org.br/ (Curta Metragem Ilha das Flores – 13mim – 1989)
Patrícia Schmarzeck da Silva