lunedì 29 novembre 2010

Reciclagem do lixo (1) - Maria Paola Satolli


O desafio era meditar sobre a reciclagem do lixo e escrever sobre este assunto tão actual. Das várias composições recebidas dos alunos que estudam, no nível avançado, Português, na Facoltà di Lettere e Filosofia da Università degli Studi Roma Tre eis uma primeira versão de Maria Paola Satolli, a quem agradecemos.



Na Itália a reciclagem do lixo pode mudar de cidade para cidade.
Em Roma, por exemplo, há 4 caixotes diferentes. O azul é para os objectos de plástico, metal e vidro, que compreendem garrafas, frascos, sacos, latas, folhas de alumínio, os contentores dos alimentos enlatados, rolhas e ainda as latas do spray. Cada objecto tem que ser esvaziado, lavado com água e, eventualmente enxugado.
Os pratos, os copos e os talheres de plástico não podem ser reciclados.
O caixote branco recolhe o papel: caixas, jornais, cadernos, panfletos, prospectos, manifestos, os pacotes de leite (em tetrapak também). Os cartões para as bebidas têm também que ser limpos e o seu volume reduzido antes de os deitar fora.
O terceiro caixote é castanho e è destinado ao lixo orgânico.
O último é verde e contém, simplesmente, tudo o que não pode ser reciclado: podemos defini-lo como uma categoria residual!
Os dois primeiros caixotes são públicos e agora substituíram, em alguns bairros, os grandes caixotes verdes. Os últimos dois são mais pequenos e são dos condomínios: cada condomínio tem os seus e a AMA faz a recolha cada semana.
Se as pessoas não respeitam a diferenciação, o inteiro condomínio pode receber uma multa.
Geralmente a lógica diz que aqueles que são mais ricos têm pagar mais em taxas. No caso do lixo a situação pode ser mais complicada por vários motivos. Não é fácil definir a quantidade do lixo produzida por pessoa… mas é claro que se uma família é muito numerosa, produz mais. Mas se o núcleo familiar é grande, um pagamento extra poderia ser uma solução gravosa para pessoas que já têm muitas despesas.
Acho que a separação do lixo é só o primeiro passo para um ambiente melhor. Essencial é que sejam divulgadas as energias limpas. Mas a nível individual, tudo o que um cidadão pode fazer é empenhar-se na recolha diferenciada.

MARIA PAOLA SATOLLI

Volontariato Internazionale per lo Sviluppo - L'Africa non gioca



L'Africa, non gioca!


L'Africa è un Continente vasto, con 53 Paesi dalle diverse caratteristiche e con molti denominatori comuni: guerra, carestia, povertà, infanzia negata.
Di Africa si parlerà sempre di più nei prossimi anni, oggi, noi, vogliamo iniziare a parlarne iniziando dal gioco. "L'Africa, non gioca!" è una campagna del VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo di raccolta fondi che pone l'attenzione sull'infanzia in tanti Paesi del Continente africano ed unisce Danilo Gallinari e Rino Gattuso, due grandi campioni di sport semplici, ai bambini africani. Sportivi che hanno fatto del gioco il proprio mestiere. Giovani che hanno studiato, ma anche giocato. I bambini africani non vanno a scuola, spesso lavorano e non conoscono il gioco che aiuta lo sviluppo psicologico e sociale.
Sosteniamo il progetto del VIS in Angola: sette strutture tra asili nido, centri di accoglienza diurni e notturni per i bambini a rischio e ragazzi di strada di Luanda, la capitale angolana.
Il pallone ha da sempre accompagnato il metodo educativo di Don Bosco: il gioco di squadra sollecita il ragazzo al sentimento di solidarietà, di condivisione, di responsabilità verso l'altro. In tutte le scuole ed istituti tecnici dei Salesiani, di ogni parte del mondo, a fianco alle aule si trova un campo da calcio e un canestro sul quale i ragazzi si allenano, disputano una partita o semplicemente giocano.
Una scuola, un campo da calcio, un canestro per giocare a basket e un pallone possono contribuire a far diventare migliaia di bambini dell'Africa campioni della propria vita.Unisciti al gioco e sei un campione anche tu.

Agradecemos a assinalação à nossa aluna Claudia Corbi.


Roberta Sciamplicotti: "Il portoghese tra Lisbona e Brasilia"


Ainda numa edição da revista LIMES (ver notícia naterior) de há alguns tempos atrás, a Drª Roberta Sciamplicotti publicou o interessante artigo que aqui transcrevemos e que se encontra em:



La rivincita delle ex colonie?
Il portoghese tra Lisbona e Brasilia
di Roberta Sciamplicotti


Una modifica ortografica della lingua lusofona punta a promuoverne la diffusione e l’uso a livello internazionale. E in Portogallo fioccano le critiche. (27/10/08)


Rafforzare il fronte lusofono e promuovere l’utilizzo del portoghese in ambito internazionale è l’obiettivo dell’Accordo Ortografico della Lingua Portoghese, la cui entrata in vigore, dopo varie vicissitudini e numerosi rinvii, è prevista per il 1° gennaio 2009 in Brasile. Il portoghese è la terza lingua occidentale più parlata dopo inglese e spagnolo: si calcola che lo utilizzino circa 230 milioni di persone, mentre altri 12 lo adottano come secondo idioma. Il fatto che ne esistano due versioni - quella brasiliana e quella luso-africana-timorense - ostacola tuttavia la sua diffusione e impedisce che abbia una proiezione adeguata al numero di quanti lo parlano. A questa problematica cerca di ovviare l’Accordo Ortografico, la cui applicazione risolverebbe circa il 98% delle differenze ortografiche esistenti tra portoghese e brasiliano.

Un aspetto delicato riguarda il fatto che la riforma modificherà il modo di scrivere l’1,6% delle parole portoghesi contro appena lo 0,45% di quelle brasiliane, il che ha fatto gridare allo scandalo più di qualcuno in Portogallo. Se da un lato è comprensibile la paura di essere “assimilati” da un paese di dimensioni considerevolmente maggiori (il Brasile ha 190 milioni di abitanti contro i 10 del Portogallo), è difficile non chiedersi quanto le reazioni contrarie all’Accordo dipendano da una resistenza mentale a quello che sembra un adattamento a una ex colonia, visto che il Brasile è stato dominio portoghese fino al 1822.

I tentativi di uniformare le due versioni linguistiche si sono susseguiti fin dall’inizio del XX secolo. Dopo varie proposte rimaste più o meno sulla carta, nel 1990 i rappresentanti di Angola, Brasile, Capo Verde, Guinea Bissau, Mozambico, Portogallo e São Tomé e Príncipe hanno firmato l’Accordo Ortografico della Lingua Portoghese, al quale nel 2004 ha aderito anche Timor Est. L’obiettivo era quello di creare un’ortografia unificata per i Paesi ufficialmente lusofoni, ma il provvedimento non è entrato in vigore perché non è stato ratificato da tutti gli Stati, condizione prevista per la sua applicabilità.

Un Protocollo Modificativo dell’Accordo Ortografico è stato firmato a Capo Verde nel 1998, eliminando dal testo originale la data prevista per l’entrata in vigore del documento – il 1° gennaio 1994 – ma mantenendo la necessità della ratifica da parte di tutti i paesi lusofoni. Come nel caso precedente, hanno approvato il provvedimento solo Portogallo, Brasile e Capo Verde.

Nel 2004 è stato firmato il Secondo Protocollo Modificativo, che oltre a permettere l’adesione timorense ha previsto che fosse sufficiente la ratifica di tre paesi perché l’Accordo entrasse in vigore. Nonostante l’approvazione di Brasile, Capo Verde e São Tomé e Príncipe e quindi la possibilità che il provvedimento fosse già applicabile, si è deciso di attendere l’adesione del Portogallo. Il 16 maggio scorso è giunta la ratifica dell’Assemblea della Repubblica portoghese, seguita dalla promulgazione del testo da parte del Capo dello Stato, Aníbal Cavaco Silva, il 21 luglio.

Se in Brasile l’Accordo entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno, con un periodo di transizione triennale nel quale varranno sia le norme attuali che quelle derivate dalla riforma, in Portogallo è previsto un adeguamento nell’arco di 6 anni, mancando una data precisa per l’inizio della validità del provvedimento. Con la riforma ortografica, l’alfabeto portoghese passerà da 23 a 26 lettere, includendo “k”, “w” e “y”. In Brasile le modifiche riguarderanno soprattutto l’accentazione delle parole, nel mondo luso-africano-timorense più l’eliminazione delle consonanti chiamate mute (che non si pronunciano pur essendo scritte, come nella parola óptimo, che verrà modificata in ótimo). Nonostante questi cambiamenti, ogni Paese manterrà la pronuncia che lo caratterizza.

Le modifiche introdotte dall’Accordo Ortografico hanno suscitato reazioni contrastanti. I sostenitori del provvedimento sottolineano principalmente l’enorme costo attuale derivante dalla produzione di testi diversi per il mercato luso-africano-timorense e per quello brasiliano, che se da un lato è dovuto a differenze di sintassi, vocabolario e usi linguistici, dipende anche dalla diversa ortografia. Ciò, affermano, fa sì che il portoghese rimanga tra le lingue scarsamente diffuse e conosciute, nonostante sia parlato da molti e in vari paesi. Allo stesso modo, sostengono che l’unificazione del portoghese ne faciliterà l’utilizzo nei documenti internazionali di istituzioni come le Nazioni Unite, di cui potrebbe diventare una delle lingue ufficiali.

Dal canto loro, i critici snocciolano una lunga serie di obiezioni, presentando le differenze ortografiche come un “non-problema”, giacché tutti i lusofoni sono in grado di capire le varie forme scritte di portoghese visto che le maggiori complicazioni derivano dal modo di parlare, su cui l’Accordo non vuole andare peraltro a influire. Molte parole, tra l’altro, continueranno a presentare varianti ortografiche, motivo per cui la riforma viene ritenuta insufficiente e limitata.

Tra le difficoltà sottolineate figurano anche l’adattamento di tutto il corpus letterario già esistente, la necessità di sostituire dizionari, grammatiche e libri scolastici divenuti rapidamente obsoleti e l’opera di “ri-apprendimento” di gran parte della popolazione. Gli editori portoghesi temono inoltre che le modifiche favoriscano le imprese brasiliane e la loro affermazione sui mercati africani, finora monopolio del Portogallo. Dal punto di vista internazionale, i critici sostengono che l’unificazione ortografica non porterà necessariamente a un rafforzamento dell’area lusofona, visto che l’inglese non ha un’ortografia ufficiale e presenta variazioni - grafiche e non - nei Paesi in cui è parlato e nonostante questo è la lingua principale a livello mondiale, oltre al fatto di avere una flessibilità che gli permette di assorbire ogni anno una notevole quantità di nuovi termini.

Le resistenze mentali vengono esplicitate nella paura di un “imbrasilimento” della lingua portoghese, definita dal deputato Mota Soares “il più grande patrimonio che il Portogallo ha nel mondo”, così come nel pericolo paventato che le conseguenze della riforma farebbero del Brasile il leader geopolitico del fronte lusofono, a scapito dello spazio d’azione del Portogallo. Contro l’Accordo Ortografico è stato anche predisposto un Manifesto - che definisce il progetto “Disaccordo Ortografico” -, che ha portato alla consegna al Presidente della Repubblica portoghese, il 2 giugno scorso, di più di 45.000 firme di persone contrarie alla sua implementazione. Un “frankenstein linguistico”, per usare le parole di Josué Machado della Revista Língua Portuguesa, è quindi come appare agli occhi di molti la riforma ortografica, alla quale, tra l’altro, dopo tanto rimandare nessuno sembrava preparato.

Il lungo periodo sembra essere l’unico che potrà dar ragione all’Accordo, che nei primi anni di implementazione porterà senz’altro a una serie di problemi di adattamento. Di fronte a questo, le difficoltà potranno essere superate solo guardando all’obiettivo finale, il rafforzamento di un blocco spesso trascurato ma al cui interno sta emergendo una potenza, quella brasiliana, che potrebbe avere una voce sempre più importante a livello internazionale. Quanto al Portogallo, non deve temere che questo o altri provvedimenti possano far dimenticare il suo glorioso passato, e forse trarrà dall’Accordo l’impulso per un nuovo futuro. Perché ciò accada, tuttavia, dovrà accettare quanto affermato dallo scrittore brasiliano Evanildo Bechara: “A differenza dei Brasiliani, i Portoghesi si preoccupano della lingua perché si ritengono padroni. In realtà siamo condomini”.


Roberta Sciamplicotti

Revista LIMES nº5/2010 - "Il Portogallo è grande"




EDITORIALE - Dalla Torre di Belém

PARTE I - L'IMPERO DOPO L'IMPERO


Mario G. LOSANO - Oceano, il mondo visto da Lisbona La lunga parabola della geopolitica portoghese è segnata dalla pulsione ultramarina e dalla pressione iberica. La differenza con la Spagna, una necessità esistenziale. Pensatori e strateghi dell'età dell'impero. Dimensione sud-atlantica e lusofonia.

José FREIRE NOGUEIRA - Il 'Grande Spazio' nell'immaginario geopolitico portoghese Per Lisbona l'estensione territoriale ha sempre rappresentato un fattore di potenza. Le direttrici oceaniche, il Brasile, i possedimenti africani: che cosa resta di una geostrategia ambiziosa quanto realistica. Il timore di finire sotto la Spagna.

António SILVA RIBEIRO - A che ci serve il mare Le grandi potenze hanno scatenato una corsa agli oceani simile a quella che due secoli fa culminò nella spartizione dell'Africa. Come proteggere gli interessi del Portogallo, paese atlantico, in una competizione che rischia di travolgerci.

Armando MARQUES GUEDES - La lusofonia nella partita del Sud-Atlantico Sullo strategico bacino dell'Atlantico meridionale si affacciano cinque paesi lusofoni, Brasile e Angola in testa. I quali rischiano di restare tagliati fuori dalle manovre delle potenze esterne. Le poste in gioco energetiche.

António Paulo DUARTE - Portugal maior La percezione dello spazio nella geopolitica portoghese, dalle origini ad oggi. L'oceano come territorio imperiale. Il sistema di interazioni fra Lisbona e l'Oltremare. Il vettore della lusofonia. Un soggetto mondiale più che europeo.

José Alberto LOUREIRO DOS SANTOS - Il modo portoghese di fare la guerra Nella tradizione militare lusitana spicca la propensione alla guerriglia. Le lezioni delle campagne di controsovversione condotte tra il 1961 e il 1974 in Angola, Guinea e Mozambico restano attuali. E oggi sono molto utili nelle operazioni Nato.

Roberto VECCHI - Il molo estremo Tra desiderio e rimorso, il destino europeo del Portogallo. L'ambivalenza identitaria di un paese che continua a coltivare - e talvolta ad abbellire - la propria memoria imperiale. La zattera di Saramago e lo sguardo dell'Europa secondo Lourenço.

Hélder MACEDO - Nazione versus impero Le vere capitali dello spazio portoghese erano in Brasile e in India, come dimostra la 'disobbedienza civile' dei viceré. Un esercizio imperiale che impoveriva la metropoli e arricchiva le oligarchie. La fortuna di Lisbona è di essersi emancipata dalle colonie.

António RUSSO DIAS - La riscossa della lusofonia Conversazione con António RUSSO DIAS, rappresentante permanente del Portogallo presso la Comunità dei paesi di lingua portoghese (Cplp) a cura di José FREIRE NOGUEIRA.

António HORTA FERNANDES - Il Portogallo nella storia del sapere geopolitico È solo negli ultimi due secoli che si configura in Occidente l'effettiva sovranità degli Stati, premessa delle teorie e delle prassi geopolitiche. In terra lusitana si producono prima che altrove le condizioni che favoriscono tale sviluppo. Come nasce la nostra frontiera.

Luis TOMÉ - Born to Nato Le strategie di sicurezza e difesa del Portogallo ruotano intorno all'Alleanza Atlantica. Lisbona partecipa attivamente agli obiettivi e alle trasformazioni del blocco occidentale. Con occhio attento alle regioni storicamente affini e agli umori dell'Ue.

Paula MONGE - La difesa europea per un paese atlantico Lisbona è impegnata nello sviluppo delle politiche di sicurezza comunitarie, per non restare confinata nella periferia del continente. Ma sempre a partire dal vincolo Nato. Il rischio di una competizione fra l'Alleanza Atlantica e Unione Europea.


PARTE II - OMBRE E LUCI DEL RETTANGOLO

João RODRIGUES - Un paese diseguale destinato a impoverirsi? Il Portogallo non cresce più da anni. La crisi globale ha messo in evidenza la disfunzionalità dell'euro, che favorisce il nucleo centrale del continente a scapito delle periferie. Le ricette europee di austerità non aiutano. Le alternative possibili.

José Félix RIBEIRO - Una piccola economia dalle grandi ambizioni 1986: con l'ingresso nella Cee inizia la modernizzazione che, in un quarto di secolo, ha cambiato il volto del Portogallo. Oggi il paese è più ricco, ma non meno periferico. La crisi offre una nuova opportunità di riscatto. Che Lisbona è decisa a sfruttare.

Roberto BELLINZONA - Lisbona e Madrid separate in casa Negli ultimi trent'anni, Spagna e Portogallo hanno preso strade opposte: la prima ha consumato il suo miracolo, il secondo è rimasto, nel complesso, un paese arretrato. Ora la crisi rimescola le carte e impone loro di collaborare. Ammesso che ne siano capaci.

Carlos ZORRINHO - L'innovazione come antidoto alla crisi Informatica, ricerca, formazione, energie rinnovabili: Lisbona punta tutto sul futuro per scongiurare il declino economico e la marginalità geopolitica. I progressi ci sono, ma la crescita langue. Numeri e obiettivi della strategia di rilancio.

João FREIRE - La breve parabola dell'Estado social Con la fine dell'èra salazarista, la spesa pubblica portoghese muta radicalmente. Gli alti esborsi per sicurezza e difesa lasciano il posto a una crescita esponenziale dello Stato sociale. Che ora, però, appare sempre meno sostenibile.

Luca DEL BALZO DI PRESENZANO - Perché non possiamo non vedere il Portogallo Dall'antica Roma ai connubi dinastici, dalla Nato all'Unione Europea, la parabola delle relazioni italo-portoghesi. Il retaggio imperiale fa di Lisbona una porta verso i paesi lusofoni emergenti, a cominciare dal Brasile. Le affinità culturali.


PARTE III - TRA IBERIA E LUSOSFERA

Enrique VILA-MATAS - La città che naviga


Roberta SCIAMPLICOTTI - Olivenza o Olivença?
Il destino in una letteraNel 1801 la Spagna conquistò la città portoghese e la zona circostante. Il Portogallo ne ottenne la restituzione al Congresso di Vienna, ma i 453 km² contesi restano a tutt'oggi spagnoli. Una disputa geopolitica che riecheggia antiche rivalità iberiche.

Miguel DE UNAMUNO - Un popolo suicida (presentazione di Danilo MANERA)

Maria DO CÉU PINTO - Lisbona riscopre il Mediterraneo Il Portogallo guarda al Nordafrica, attratto dal boom economico del Maghreb e dalla crescente dimensione comunitaria del mare nostrum. Commercio e diplomazia bilaterale prosperano, ma manca ancora una strategia. Il fattore energetico.

Catia DOS SANTOS - Capo Verde, una perla atlantica che fa gola a molti I rapporti di Lisbona con l'ex colonia sono ottimi. Ma l'integrazione nell'Ue o addirittura il ritorno all'ex madrepatria sono assai improbabili. Il ruolo della lusofonia, gli interessi strategici europei e quelli americani: Praia come sede di Africom?

Marco MARINUZZI - Macao, la Cina latina L'ex colonia portoghese è un ibrido culturale e amministrativo che conserva le sue peculiarità, ma guarda al continente. Le vicende storiche. I rapporti con Lisbona. Il ruolo di ponte tra Cina, Ue e Mercosur. Non c'è alternativa all'integrazione regionale.

Nuno CANAS MENDES - Timor, meu amor! Eredità storiche, legami emotivi, ambizioni internazionali, Realpolitik. L'ostinata attenzione del Portogallo all'ex colonia è frutto di un mix di ragione e sentimento. Dove il secondo ha la meglio.

Luís ELIAS - L'incerto futuro di Timor Est Povertà, disoccupazione, corruzione e malgoverno sono solo alcuni dei mali che affliggono la giovane democrazia timorense. Il ruolo dell'Onu. Il risiko degli aiuti internazionali. C'è spazio per il Portogallo?

Omar GHIANI - Portoghesi (poco) uniti d'America Provenienti soprattutto dalle Azzorre, i componenti della lobby lusitana negli Stati Uniti non hanno saputo consolidare la propria influenza nella vita politica americana. Divise e lontane, le folte comunità sono destinate a un'inesorabile integrazione.

Agência de notícias ZENIT - versão portuguesa


Agradecemos à Drª. Roberta Sciamplicotti, colaboradora do quotidiano religioso on line Zenit - o mundo visto de Roma, a assinalação deste portal que tem, entre outras, uma versão portuguesa:



Versão Portuguesa:


ZENIT é uma agência de notícias internacional sem fins lucrativos integrada por uma equipe de profissionais e voluntários convencidos da extraordinária riqueza da mensagem da Igreja Católica, em particular de sua Doutrina Social, como luz para compreender a atualidade. Constatamos, ao mesmo tempo, que esta riqueza é muito pouco conhecida no panorama informativo, motivo pelo qual nos esforçamos para levá-la a quantos lugares chegue a Internet, no maior número possível de idiomas. Nosso objetivo é informar, com o máximo profissionalismo e fidelidade à verdade, e com o uso mais eficaz possível das tecnologias disponíveis, acerca do "mundo visto de Roma"; ou seja, observando a atualidade através da mensagem do Papa e da Santa Sede, informar sobre os grandes acontecimentos da Igreja no mundo, os temas, os debates e os eventos que interessam especialmente aos cristãos dos cinco continentes. ZENIT realiza este serviço de maneira independente.

martedì 23 novembre 2010

4 dicembre - Galleria IPSAR: Guillermo Luna, “RADICI PERDUTE”




G U I L L E R M O L U N A
R A D I C I P E R D U T E
Georgia 2008 – 2010


GALLERIA DELL’ISTITUTO PORTOGHESE DI SANT’ANTONIO IN ROMA

VIA DEI PORTOGHESI 6 – ROMA


DAL 4 AL 19 DICEMBRE 2010
DA MERCOLEDI’A DOMENICA, DALLE ORE 16.00 ALLE ORE 19.00

INAUGURAZIONE
SABATO 4 DICEMBRE – ORE 17.30

INGRESSO LIBERO



“La prima vittima di un conflitto è la verità... la seconda la popolazione civile”

Dal 4 a 19 dicembre 2010, presso la Galleria dell’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma, si terrà la mostra fotografica “Radici Perdute. Georgia 2008-2010”.
Le immagini esposte sono frutto dell’arte e della coscienza civile di un fotografo, Guillermo Luna, che in due anni ha voluto documentare le drammatiche conseguenze del conflitto russo-georgiano sulla popolazione civile.
Un conflitto dimenticato come la vita di migliaia di persone rimaste ‘senza voce’, alle quali è stato strappato il passato, le radici ed ogni legame con la
propria terra.
A questi muti testimoni, Guillermo Luna restituisce idealmente la voce attraverso intensi scatti fotografici: il ritratto di un Paese dimenticato dai Media e dunque, drammaticamente, dal mondo.



Guillermo Luna è nato a Funes, Argentina, nel 1970.
Inizia l’attività di fotografo in Argentina, nel settore pubblicitario e commerciale. Nel 1996 realizza il suo primo reportage sulla raccolta del cotone degli aborigeni Pilagàs, nel nord dell’Argentina, e da quel momento si dedica con crescente passione alla fotografia sociale e al reportage, concentrando la sua attenzione sull’Uomo.
Nel 1997 si trasferisce nella Terra del Fuoco, dove vive per tre anni lavorando per diversi giornali locali e testimoniando la crisi argentina dai luoghi più estremi e isolati.
Dal 2000 vive e lavora in Italia.
Nel 2005 inizia una serie di reportage nella regione Caucasica, in particolare in Georgia: un work in progress che continua ancora oggi.
Membro di Shoot4Change, collabora con diverse agenzie e testate giornalistiche internazionali.

Alessandra Bucci Vafiadis - tese sobre José Tolentino de Mendonça


A nossa aluna Alessandra Patrizia Bucci Vafiadis defendeu ontem, na Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma Tre, a sua tese de Licenciatura, sobre o interessante tema da tradução poética aplicada a um dos mais singulares casos da poesia portuguesa de Hoje: José Tolentino de Mendonça.

A tese, intitulada «JOSÉ TOLENTINO DE MENDONÇA: "PROCURAR UMA SÍLABA". IL RUOLO MUTEVOLE DELLE PAROLE.», depois de uma introdução teórica acerca da tradução deste género literário, debruçava-se sobre a figura do Poeta português e, mediante uma subdivisão em três núcleos temáticos, dedicava-se à tradução e breve análise de algumas poesias inéditas em Italiano.

Inédita era também uma muito interessante entrevista que José Tolentino de Mendonça concedeu a Alessandra Vafiadis, e que aqui publicamos, dando os parabéns à agora Drª Alessandra e saudando cordialmente o Poeta de O Viajante Sem Sono.

12 DOMANDE A J.T.M.

Como nasce a poesia de José Tolentino de Mendonça?
A origem da poesia é um enigma. Ainda hoje não conseguimos decifrar por que razão inventaram os homens esta forma de linguagem. Talvez tenha nascido próxima dos cantos religiosos ou dos sortilégios mágicos. Não se sabe ao certo. A sua sonoridade recorda o sopro do vento nos bosques, o rumor da chuva, o bater das ondas, o trânsito secreto de certos animais. Mas recorda também o silêncio do olhar humano, a música do seu riso, a prece das suas lágrimas...
O enigma que é explicar a poesia em si, não se desfaz quando se trata de dizer o modo como ela irrompe numa vida. Também eu, portanto, não sei dizer como é que a poesia nasce. Sei, no entanto, que ela tem sido uma experiência determinante na minha existência.

“Correntes marítimas em vez de correntes literárias”. Poderemos, porém, identificar algumas linhas de força que desenhem o seu percurso e a sua produção poética?
Os críticos explicarão melhor essas linhas de força. Eu chego a elas de olhos vendados, por intuição. Como dizia Sophia de Mello Breyner Andresen, «o poema não se explica. O poema implica».

A viagem ao interior da palavra e da linguagem é inseparável da busca da raiz do próprio ser?
Essa é a minha profissão de fé.

Pode falar-se, na sua vida, de uma educação poética?
Sim, se aceitarmos a sugestão do maravilhoso título de João Cabral de Melo Neto: “Educação pela pedra”. Li a Bíblia, li os gregos (tanto a lírica como o teatro), li os místicos com dedicação, li contemporâneos meus de várias proveniências. Mas a educação em vista do poema, onde a colhi? Em cada pedra, em cada punhal, em cada pétala.

Quais são as suas leituras?
Sou um leitor omnívoro. Leio sobre cinema e sobre traduções bíblicas medievais; anoto autores espirituais e homens de ciência; debruço-me sobre gramáticas e ensaios; observo livros técnicos e romances. E quando encontro um grande livro sei que não fui eu que o escolhi, mas prefiro pensar que fui por ele escolhido.

O que é que caracteriza a sua memória de infância? Em que modos nascer na Madeira influencia o Poeta?
Hoje tenho a impressão que caminhei a infância inteira por baldios. Fecho os olhos e vejo o mar e os campos, a solidão das encostas de certos montes, a cumplicidade da vegetação, o silêncio extremo que têm as ilhas...

Qual é, na sua obra, aquele que considera o traço mais forte da sua permanência em Itália?
Acho que a minha poesia ganhou uma força visual com a permanência em Itália. Ainda hoje trago na cabeça milhares de imagens... Imagens para revisitar a vida inteira.

Dia e Noite. Qual é o momento que privilegia para a produção de um poema?
Só e sempre a noite.

A noite, o silêncio, o mistério - são imagens muito frequentes da Sua poesia. Quer falar sobre as suas relações?
Sem o silêncio não existiria a palavra, aquela poética pelo menos. Um poeta é uma consequência do silêncio.

Qual é a viagem do viajante sem sono, e porque é que o viajante é insone?
A grande viagem é aquela interior. O viajante é insone, porque mesmo quando estamos quietos a deambulação continua. E mesmo quando dormimos, continuamos a caminhar nos nossos sonhos.

Além de ser poeta, é também tradutor. Quer falar um pouco da sua experiência com a tradução?
Traduzir é para mim a melhor forma de ler. Não sou um tradutor de ofício, mas de paixão. Tudo o que traduzi são escolhas minhas, pessoalíssimas.

Porquê traduzir? O que representa? Há um significado particular a escolha do texto “ Cântico dos Cânticos” como primeira tradução?
O Cântico dos Cânticos é o mais belo poema que se escreveu. São Tomás de Aquino, ao morrer, pediu que lhe lessem o Cântico. Eu gostava de partir assim.