lunedì 16 novembre 2015

10 dicembre - Galleria IPSAR: “PASSAGGI - PASSAGENS” di Paolo Bigelli


Giovedì, 10 dicembre, alle ore 18:00 s’inaugura una nuova mostra di Paolo Bigelli presso l’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma. “Passaggi – Passagens” riunisce gli ultimi lavori dell’artista, in cui, secondo le sue stesse parole ha “intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé.”
La mostra rimarrà aperta fino al 20 dicembre 2015, da lunedì a domenica, tra le 15:30 e le 19:30 e sabato e domenica anche la mattina, dalle 10:00 alle 13:00. Ingresso libero.

 
Passaggi /Passagens

“La bellezza delle cose esiste nella mente di colui che le contempla.” Questo sosteneva David Hume nel saggio “Of the standard of taste”; nell’arte e nella sua esperienza c’è dunque il respiro di una libertà cerebrale, del momento in cui il razionale cede all’emotivo, a quel pizzico di follia che fa l’uomo così differente dal computer, che lo rende creativo e libero di cambiare d’improvviso la propria direzione espressiva , di  varcare confini o sostare…. sulla soglia di mondi diversi.

In questi miei ultimi lavori ho intenzionalmente osservato quei “non-luoghi” rappresentati dalle soglie, dalle finestre, da quelle zone di passaggio che si aprono verso altro. Ho così immaginato linee tra un bosco ed un prato, tra una radura e l’acqua, tra la luce e l’ombra, tra il silenzio ed il suono, tra l’interno e l’esterno di una casa. Gli abitanti di questi “non luoghi” sono in attesa di un cambiamento di stato colti nella fragilità che la mutazione porta con sé. In termini di tecnica, l’indefinita atmosfera di un luogo “di passaggio” mi ha spinto, per reazione, ad una maggiore definizione della “forma di un soggetto” mediante i dettami di un chiaro-scuro più incisivo che ne esaltasse il contrasto, e mediante l’uso delle linee di contorno più o meno sottili che fanno risaltare la “forma” da esse racchiusa. Questi, che potrebbero apparire espedienti tecnici, sono in realtà la traduzione della fluidità dell’esperienza dell’arte dove spesso la tecnica e prodotto si identificano.

Oltre a soddisfare questo bisogno di “definizione”, il contrasto di luci ed ombre e le linee di contorno tendono a far si che la rappresentazione di un soggetto ambisca ad un’atmosfera non realistica, evocante il contenuto, così come accade nelle correnti artistiche successive all’impressionismo e come accade anche nell’illustrazione, spesso erroneamente associata ad una mera sintesi narrativa. Incontreremo così personaggi, miti, simboli e concetti, abitanti sospesi sulla soglia delle iniziazioni che la vita porta con sé.

Paolo Bigelli      

www.paolobigelli.com

sabato 14 novembre 2015

A insónia de um tempo profundo - Duarte Pinheiro

Il nostro amico Duarte Pinheiro, ex-docente alle Università dell'Aquila e di Salerno e all'IPSAR a Roma, che ha conosciuto e convissuto con Paulo Cunha e Silva, lo ricorda in questo bellissimo testo che ora pubblichiamo, ringraziandolo di cuore.





A insónia de um tempo profundo


“- Tem uma caneta que me empreste?
- Não, não tenho.
- Pois, atualmente os leitores do Camões já não usam canetas! “

 

Foi durante a exposição de Albuquerque Mendes que mantive este curto diálogo com Paulo Cunha e Silva. Ele era Conselheiro Cultural na Embaixada Portuguesa em Roma, eu era docente do IPSAR e do Instituto Camões nas Universidades de L’Aquila e Salerno.  Ele buscava uma caneta enquanto se preparava para dar uma entrevista ao jornal Público, eu tinha acabado de chegar dos meus périplos universitários ao local da exposição, a belíssima Igreja de Santo António dos Portugueses. Após o comentário sarcástico que havia feito, pensei de imediato “O homem não gosta de mim!”; mas depois refleti que também os conselheiros culturais atualmente não tinham canetas, ou pelo menos ele, Paulo, não tinha qualquer caneta naquele momento. Na verdade, ele colecionava canetas, mas a sua escrita era feita com outros objetos, telemóveis, computadores, tablets, porque Paulo Cunha e Silva era um homem que lutava contra o tempo. “Dinâmico” é um adjetivo “curto” e insuficiente para caracterizar a personalidade de Paulo Cunha e Silva. Ele lutava contra o tempo, pois preferia fazer do que se ficar pelas ideias. Era rápido a executar ideias e projetos, como sentisse que uma ideia demasiada amadurecida podia cair da árvore e nunca dar um fruto apetecível. Tive o prazer de trabalhar com ele em alguns eventos culturais para o Instituto Camões e, de facto, Paulo era um homem que tinha ideias, reunia pessoas, procurava espaços e o evento fazia-se nem que fosse nos lugares mais impensáveis e com orçamentos reduzidos (muitas vezes sem estes) do mundo. E fazia-os na hora. A exposição de Albuquerque Mendes na Igreja de Santo António dos Portugueses é um bom exemplo do que o Paulo pensava acerca da arte. Na hora. Em público não era uma pessoa palradora, mas por detrás da sua elegância e vaidade escondiam-se dois ouvidos atentos. Além disso, tinha um feitio especial para perceber os artistas e um orgulho imenso num país chamado Portugal. De Portugal para Roma trouxe Bela Silva, Joana Vasconcelos, Manoel de Oliveira, Siza Vieira, Eduardo Souto Moura, entre outros. Alentejano de gema, portuense de coração, Paulo foi a tempo de iniciar um projeto que havia interrompido aquando da saída da Porto 2001: Porto! Enquanto vereador da cultura,  Paulo fez com a Cidade Invicta se revitalizasse e enchesse de vida, de movimento. Turistas, habitantes, estudantes, artistas, museus, cafés (...) constituíram para Paulo Cunha e Silva a amálgama perfeita para que pudesse dar voz à sua paixão, o conhecimento. Trabalhava muito e dormia pouco. As insónias não lhe permitiam o descanso do corpo.  E o tempo escapava-se-lhe das mãos como grãos de areia.  Entristece-me que a sua vida tenha sido fugaz, mas Paulo Cunha e Silva era mesmo assim, um homem fugaz.


DUARTE PINHEIRO

mercoledì 11 novembre 2015

Paulo Cunha e Silva - o vento


Paulo Cunha e Silva
(09.06.1962 – 11.11.2015)

È stata inaspettata e scioccante la notizia della morte di Paulo Cunha e Silva, questa notte, nella sua casa dei dintorni di Porto. A 53 anni, era al momento Assessore alla cultura del Comune di Porto ed aveva ricevuto nell’ottobre scorso un’importante decorazione del Governo francese – quella di Cavaliere delle Arti e delle Lettere, per il suo “servizio alla cultura”.

Arrivato a Roma, ha ricoperto tra il 2009 e il 2012 l’incarico di Consigliere culturale dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, lavorando insieme all’Ambasciatore Fernando d’Oliveira Neves e al Dott. Nuno de Mello Bello, Ministro-Consigliere dell’Ambasciata. Sono stati anni in cui il Portogallo ha guadagnato una notevole visibilità in questo paese che si deve in gran parte a Paulo Cunha e Silva. All’energia e dinamismo – a volte sembrava frenesia – che imprimeva ad ogni cosa. E ogni cosa veniva in successione e in anticipo di altre cose, un movimento continuo, che non poteva fermarsi, che non poteva che avere grandi risultati.

Ricordo, per esempio, come caso inedito (almeno in molti anni) la visita sistematica che l’Ambasciatore e il suo Consigliere culturale hanno compiuto ad ogni centro universitario dove si insegnasse la lingua portoghese. In quegli anni hanno percorso l’Italia da capo a piedi, avvicinandosi alla realtà della trasmissione della cultura lusitana, che spesso rimane come un interesse più teorico che concreto, ed è invece uno dei vettori più interessanti della comunicazione tra i due paesi.

Laureato in medicina presso l’Università di Porto e con una tesi di dottorato sul corpo umano, pubblicata dall’Istituto Piaget (O Lugar do Corpo: Elementos para uma Cartografia Fractal), aveva un’autentica passione per le arti visive. Dopo l’importante attività che, in questo ambito, ha sviluppato presso Porto 2001 – capitale europea della cultura, e poi, tra il 2003 e il 2005, come direttore dell’Instituto das Artes, è stato a Roma un attivo agente dell’interscambio culturale tra il Portogallo e l’Italia.

Tra le tantissime cose che ha fatto qui, ricordo specialmente – perché sono stato coinvolto direttamente – l’accoglienza al mitico regista portoghese Manoel de Oliveira, premiato al Campidoglio nell’ottobre del 2009 e il progetto “Making of/La Creazione” di Albuquerque Mendes che è stato presentato nella chiesa nazionale di Sant’Antonio dei Portoghesi il 28 maggio 2010. E come dimenticare lo splendido progetto di Vasco Araújo, “Impero”, esibito a Roma nel dicembre del 2010, risultato di una residenza artistica – concetto introdotto in ambito lusitano a Roma da Paulo Cunha Silva, che si ripeterà l’anno successivo con “Fratelli” di Gabriel Abrantes?

Quando penso al mio amico Paulo penso al vento, di cui parla José Tolentino Mendonça – poeta scelto da Paulo Cunha e Silva per rappresentare il Portogallo a Roma, nel Festival Mediterranea 2010:

Quando vieres mergulhar teu balde
talvez ainda possas ver
flores vermelhas e frisadas
gansos e ratos silvestres
que respiram a teu lado
o infinito alcance
Talvez ao cair da noite vejas
o topo do pinheiro de resina derrubado
mais além
o animal ferido que se esconde

E pelas fagulhas da luz reconheças então o vento
vagaroso sobre o gelo
movendo-se para apagar o teu próprio trilho

 
José Tolentino Mendonça, “O vento” in O viajante sem sono

 
Il vento non sempre ha facilità nel cancellare i passi che si lasciano sulla strada. Ci sono passi più profondi di altri, incisi col peso morale della persona che li ha fatti. Penso che ci vorrà molto vento sulla terra, prima che siano cancellati i passi di Paulo Cunha e Silva - che ritrovo pure nella metafora della persona che si abbassa per riempire un secchiello d’acqua sul lido: l’atteggiamento umile e il senso di missione, lo stesso che lo porta a vedere lontano – e a portare anche lontano il nostro sguardo.

Monsignor Agostinho da Costa Borges ricorderà Paulo Cunha e Silva nella messa di domenica 15 novembre 2015 (ore 17:00) nella Chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi. Durante tre giorni la città di Porto osserverà lutto in sua memoria.


Francisco de Almeida Dias

Roma, 11 novembre 2015

Morreu Paulo Cunha e Silva, o homem que mudou a Cultura do Porto

IN
http://www.publico.pt/culturaipsilon/noticia/morreu-paulo-cunha-e-silva-1714048




Cláudia Lima Carvalho ,   Isabel Salema ,   Patrícia Carvalho ,   Mário Lopes e   Lucinda Canelas   
 
O vereador da Cultura na Câmara do Porto, Paulo Cunha e Silva, morreu na madrugada de terça-feira para quarta-feira na sua casa em Matosinhos vítima de um enfarte agudo do miocárdio, apurou o PÚBLICO junto de amigos. Tinha 53 anos. Cunha e Silva sentiu-se mal depois do jantar, foi assistido pelos amigos e pelo INEM mas viria a falecer pouco depois. O óbito foi declarado às 00h15. Num curto comunicado emitido esta manhã, o presidente da Câmara do Porto, Rui Moreira, anuncia que foram decretados três dias de luto na cidade.

O corpo ficará em câmara ardente, a partir das 17h desta quarta-feira, no palco do auditório Manoel de Oliveira, no Teatro Municipal Rivoli. Em comunicado, a Câmara do Porto explica que o teatro estará aberto durante toda a noite "a todos os queiram prestar homenagem" ao vereador. Na quinta-feira, pelas 14h, o cortejo fúnebre abandonará o teatro, seguindo até à Igreja da Lapa, onde se realiza a missa, pelas 15h. O corpo será cremado.

Nos dois anos que esteve à frente da vereação - foi convidado para o cargo pelo independente Rui Moreira - o Porto conheceu um renascimento cultural: quer com os muitos projectos que lançou, quer num intenso trabalho em rede com múltiplos agentes e espaços culturais da cidade, dando-lhes visibilidade. Numa entrevista ao PÚBLICO logo depois de ter tomado posse, o vereador disse que o Porto podia “ser um laboratório político-cultural para o país”. Um dos seus slogans era a vontade de transformar o Porto numa “cidade líquida”, movente, “onde tudo pode acontecer em todo o lado”. Cunha e Silva conseguiu também devolver à cidade o seu teatro municipal, o Rivoli.

“O Paulo era uma pessoa que tinha uma visão completa da Cultura. Marcou profundamente a dinâmica cultural do Porto, onde havia quase um esquecimento”, diz ao PÚBLICO Luís Braga da Cruz, presidente da Fundação de Serralves, visivelmente emocionado e “chocado”. “O seu desaparecimento deixa um profundo desgosto”, acrescenta, contando que ainda nesta terça-feira esteve com o vereador em Serralves para o início da grande retrospectiva da obra cinematográfica de Manoel de Oliveira.

Braga da Cruz conta que no seu discurso de inauguração da retrospectiva, organizada em conjunto por Serralves e a Câmara do Porto, Paulo Cunha e Silva disse que não se podiam dar mais nomes de ruas ao cineasta que morreu em Abril deste ano como forma de homenagem mas sim “mostrar a sua obra para que a sua memória perdure”. “E nós agora temos de fazer a mesma coisa com a memória do Paulo, sem deixar esmorecer, sempre com mais energia”, defende o presidente de Serralves, para quem Paulo Cunha e Silva foi “um interlocutor permanente”. “Não havia nada que fizéssemos em Serralves que ele não aparecesse, estava sempre presente, sempre atento, com sentido de oportunidade”, continua, com a certeza de que Paulo Cunha e Silva “enriqueceu o Porto”.

Tiago Guedes, director do Teatro Municipal do Porto, lembra a forma intensa como Paulo Cunha e Silva trabalhava. “Tínhamos uma relação de trabalho que extravasava uma relação normal de trabalho. Era algo muito intenso, sempre com ideias em cima da mesa”, conta o coreógrafo e bailarino escolhido para encabeçar uma das grandes apostas da Câmara do Porto, o Rivoli. “O Paulo encarava a Cultura de forma muito transversal. Os projectos artísticos eram pensados sempre em relação com outras aéreas, outras estruturas, outras pessoas, o que tornava o trabalho muito rico. Ele não via a Cultura como algo fechado em si mesmo, pelo contrário. A Cultura para ele era aberta e completamente transversal a todas as áreas do conhecimento e do pensamento”, diz, recordando “a capacidade enorme” que o vereador tinha de contaminar todos os que o rodeavam com “o entusiasmo que tinha pelo trabalho”. “O trabalho era a vida dele.”

É por isso que Tiago Guedes garante que o trabalho que tem vindo a ser desenvolvido no Rivoli continuará a ser feito. A programação não será alterada, destacando a exibição de Aniki-Bóbó marcada para às 22h desta quarta-feira, no âmbito da retrospectiva integral de Manoel de Oliveira. “Vai acontecer tudo como ele queria”, diz.

António Jorge Pacheco, director artístico da Casa da Música, não tem dúvidas de que o Porto, e o país, perderam uma referência importante. “Eu perdi um amigo”, diz, sem conseguir acrescentar muito mais. “Tinha uma energia criativa rara”, continua, contando que os dois ficaram amigos quando trabalharam juntos na Porto 2001, onde Pacheco foi o responsável pelo sector da música.

“Enquanto vereador da Cultura, Paulo Cunha e Silva em muito contribuiu para a transformação da cidade, para que se respirasse um ar diferente. Ele fez parte da transformação que se viveu Porto”, defende, falando do Porto de agora como “uma cidade muito mais cosmopolita e em que de facto os valores da Cultura foram realçados como não tinham sido antes”.

Licenciado em Medicina e doutor pela Universidade do Porto, Paulo Cunha e Silva torna-se mais conhecido quando assume boa parte da programação da Porto 2001. A astrónoma Teresa Lago, que foi presidente da Porto 2001 e é hoje secretária-geral da Sociedade Astronómica Internacional, diz que Paulo Cunha e Silva foi uma das pessoas “essenciais” para a programação da Capital Europeia da Cultura. “Ele era uma pessoa obviamente brilhante e excitante”, disse ao PÚBLICO, na manhã desta quarta-feira, caracterizando o último vereador da Cultura da Câmara do Porto como “uma espécie de vulcão em erupção constante de ideias interessantíssimas”.

Teresa Lago revela que ficou “muitíssimo feliz” quando soube que Cunha e Silva era o escolhido de Rui Moreira para assumir a pasta da Cultura, porque, argumenta: “Criaram-se enormes expectativas de uma vida cultural numa cidade que estava tão carente, depois da seca enorme que tivera”. Com a morte prematura do vereador, a astrónoma não tem dúvidas que ele teve “pouco tempo para concretizar “ o que queria. “Ele tinha muitas ideias, não teve tempo suficiente”, diz.

Substituir Cunha e Silva será, para a ex-presidente da Porto 2001, uma tarefa muito difícil. “Não vai ser fácil, com certeza. Ele era da área da ciência, era médico, e tinha uma capacidade absolutamente extraordinária de cruzar interesses. Era uma pessoa única, muito particular e de uma enorme actividade intelectual”, disse.

José Barreiro, director do festival NOS Primavera Sound, recorda Paulo Cunha e Silva como um homem que “tinha do Porto a ideia de uma cidade, europeia, contemporânea, moderna”, destacando, do seu trabalho enquanto vereador da Cultura, “a devolução do Rivoli à cidade”. Realçando a “admiração e respeito” que “todos os agentes culturais tinham pelo seu trabalho”, lamenta a sensação que fica, com a sua morte, de Cunha e Silva “não ter tido tempo de fazer tudo aquilo de que a cidade precisava”: “Lançou sementes e o Porto poderá colher mais tarde essa sementeira”.

José Barreiro acentua que Paulo Cunha e Silva demonstrou que, “mesmo sem uma grande disponibilidade financeira para apoiar projectos culturais, devido às limitações orçamentais, é possível, através da motivação dos agentes culturais, fazer bastante com pouco”. Dá como exemplo da sua visão para a cultura o Festival do Pensamento/Fórum do Futuro, que teve segunda edição no início deste mês e que reunia, no Rivoli, em Serralves ou na Casa da Música, um painel internacional de cineastas, arquitectos, filósofos ou romancistas para debater de uma forma multidisciplinar os desafios que se colocam à sociedade contemporânea. O tema da edição 2015 era “a felicidade”.

Antes de chegar à vereação da Cultura do Porto, Cunha e Silva foi conselheiro cultural na Embaixada de Roma entre 2009 e 2012. Foi ainda director do Instituto das Artes entre 2003 e 2005.

 

Em Outubro, foi condecorado pelo Governo francês com o título de Cavaleiro da Ordem das Artes e Letras, pelo "seu serviço à Cultura".

Pensar e fazer o que se pensa

No domínio do debate de ideias, foram muitas as áreas do pensamento contemporâneo que interessaram a Cunha e Silva. Sempre disposto a cruzar as ciências – física, matemática, medicina, bilogia - e as artes, este professor da Universidade do Porto ancorava boa parte das suas reflexões no lugar que cabia ao corpo no confronto com tudo o que o rodeava. Paulo Cunha e Silva era professor associado de Pensamento Contemporâneo na Faculdade de Desporto.

Na sua tese de doutoramento, que haveria de ser publicada em livro, O Lugar do Corpo: Elementos para uma Cartografia Fractal (edição Instituto Piaget, 2007), Paulo Cunha e Silva apresenta uma “original” teoria do corpo, “muito inovadora”, que atravessaria boa parte da sua produção teórica e crítica, explica ao PÚBLICO José Bragança de Miranda, ensaísta e investigador da Universidade Nova que desenvolveu vários projectos com o programador da Porto 2001, que haveria de se tornar seu amigo. “O que lhe interessava eram as capacidades de expressão do corpo face à arte, à política, ao território. E, a partir deste interesse, que ele explora com todos os seus conhecimentos da medicina, da biologia, da astronomia e da matemática, ele cria uma nova teoria baseada no movimento, aquilo a que ele chama o ‘corpo motor’”, explica este sociólogo com obra publicada nos domínios da comunicação e da cultura. Um corpo “instável” que se descobre na relação com o mundo, a política, a arte, a cidade.

A sua maneira de pensar, e de pensar o território, a cidade, assentava na possibilidade de estabelecer redes, acrescenta o professor universitário, lembrando que, quando apresentava mais um dos seus projectos de cruzamentos interdisciplinares, Cunha e Silva dava muitas vezes a imagem do mapa do metro, com todos as suas estações, nós, linhas e derivações: “A rede é a sua maneira de pensar o mundo. E os mapas ajudam-no a criar várias cidades dentro da cidade real que ele conhece bem.”

A Bragança de Miranda assustava-o, por vezes, o seu entusiasmo avassalador: “O Paulo estava muito longe de ser um intelectual descarnado, etéreo. O Paulo não era só o que pensava, era o que fazia. Sei agora que essa entrega tinha riscos, tinha custos.”

Ao serviço da cultura

O vocalista dos GNR, Rui Reininho, conhecia há muito Paulo Cunha e Silva. “Já antes do Porto 2001 nos tínhamos reunido para realizar algumas iniciativas em conjunto”, recorda, antes de o descrever de forma curiosa. “Nestes tempos que temos vivido, vejo-o quase como um agente ao serviço de Sua Majestade da Cultura. Em vários filmes do 007, James Bond desaparecia numa queda inóspita ou algo semelhante e depois reaparecia. Este é um dos poucos casos em que gostaria que a reencarnação existisse.”

Abalado pela notícia – “é difícil acreditar que tenha morrido”, suspira -, lembra em Paulo Cunha e Silva alguém que “fazia da cultura um grande prazer”. Do seu trabalho recente na autarquia portuense, realça “as portas que abriu e as pontes estabeleceu”, e faz uma analogia musical: “Creio que não havia uma nota que o Paulo não conseguisse dar. Desde barítono a contralto, descobriu todas as notas. Deixa uma série de iniciativas em andamento, portanto a sua voz ainda ecoa.”

Na memória tem “a forma como passava dos assuntos ditos sérios para uma cascata de humor e boa disposição”, e um entusiasmo abnegado pelo trabalho cultural. “Não queria nem nome de rua, nem busto, a não ser que fosse um busto desnudo”, remata com humor. Afirma depois, muito a sério: “Nestas ocasiões somos sempre egoístas e falamos da falta que nos fazem aqueles que partiram, mas neste momento, e não diria isto de muita gente, sinto que podia ter ido eu. Fazia menos falta.”



Paulo Cunha e Silva

Até sempre, Paulo!
 


Paulo Cunha e Silva

(09.06.1962 – 11.11.2015)

“MULHERES DE ABRIL” di HENRIQUE OLIVEIRA al Il Festival Internazionale Eurovisioni - 20 novembre, ore 20, villa Medici

 
 
 
Il Festival Internazionale Eurovisioni, giunto alla sua XXIX Edizione, si terrà a Roma il 19 e 20 novembre con le Giornate Internazionali presso Palazzo Farnese, Ambasciata di Francia a Roma, Piazza Farnese, 67 e Villa Medici, Accademia di Francia - Viale della Trinità dei Monti,1 dove si parlerà delle Nuove politiche audiovisive europee e delle Concessioni dei servizi pubblici in Europa.
 
Durante Eurovisioni ci sarà  una Rassegna di anteprime fiction e film tv europei prodotta dal Servizio Pubblico. 
 
Il 19 novembre a Palazzo Farnese, sede dell'Ambasciata di Francia, verrà proiettata l'anteprima francese "PRESQUE COMME LES AUTRES" regia di RENAUD BERTRAND, prodotto da France 2 e con la partecipazione di TV5 Monde, una produzione Image et Compagnie con la partecipazione di France Télévisions alla presenza del regista e della produttrice Nicole Collet.
 
Il 20 novembre alle ore 18 verrà proiettata, nella sala Michel Piccolicon  di Villa Medici, l‘anteprima spagnola "HABITACIONES CERRADAS", episodi 1- 2, regia di LLUIS MARIA GÜELL, prodotto dalla RTVE. Seguirà alle ore 20 l’anteprima portoghese “MULHERES DE ABRIL” ep. 4, regia di HENRIQUE OLIVEIRA, in collaborazione con l’Ambasciata del Portogallo, prodotto da RTP. Entrambi i film verranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in inglese. La durata di ogni singolo episodio è di 50’ .
 
Gli appuntamenti di Eurovisioni sono tutti a ingresso gratuito, previa prenotazione e fino a esaurimento posti. 
 
Info: 06 59606372, email: promozione@eurovisioni.it e www.eurovisioni.it o pagina Facebook: Festival Eurovisioni
 
 
 
 

martedì 10 novembre 2015

Fausto Maria Franchi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Giovedì 19 novembre

Amico del Portogallo e già presente alla galleria dell'Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma, l'orafo artista FAUSTO MARIA FRANCHI sarà presente alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, il giovedì 19 novembre.
Tanti auguri!


http://www.romatoday.it/eventi/mostre/l-orma-del-cerchio-fausto-maria-franchi-orafo-artist.html

L'orma del cerchio. Fausto Maria Franchi orafo artist

Giovedì 19 novembre alle ore 18.00 presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma, sarà inaugurata la mostra di Fausto Maria Franchi dal titolo “L'orma del cerchio”, a cura di Mariastella Margozzi. Sarà presente l'artista.
 
Orafo e artista di fama internazionale, Fausto Maria Franchi propone al pubblico sessantanove artefatti che si riferiscono all'ultimo decennio della sua ricerca artistica. Gioielli, vere e proprie sculture corporee in oro dai forti colori e dagli accenti asimmetrici, accusativi o evocativi, argenti che rompono i limiti della convenzionalità, giocosi, emozionanti e piccole sculture di bronzo la cui personale poetica affronta senza limiti sia l’immaginario barocco sia l’informale europeo.
La mostra, ospitata nelle sale del '900 della galleria, celebra il lavoro di un artista che viaggia attraverso la continua ricerca di un linguaggio che invade la mente e spinge le mani al pensiero, sotto il severo controllo di un ‘mestiere’ antico', che regala al pubblico un complesso intreccio di domande e risposte tra i sensi. I lavori di Fausto Maria Franchi sono forme libere nell'espressione e formano un personale lessico espressivo dove piccolo e grande perdono la loro essenza, rompendo i limiti della convenzionalità, chiudendo e dischiudendo il cerchio della ricerca, e portando lo spettatore a ripensare il proprio modo di guardare le cose, evadendo da una visione prestabilita e aprendosi al nuovo.
Scrive la curatrice: “L’attenzione che la Galleria nazionale d’arte moderna, sin dal tempo della direttrice Palma Bucarelli, ha dato alla scultura per il corpo, testimonia “un’apertura verso ogni tipo di manifestazione artistica. Questo passato di attenzione istituzionale al gioiello d’artista e l’intenzione di rinnovare l’interesse sul genere è il motivo che sta alla base della mostra dedicata dalla Galleria Nazionale a Fausto Maria Franchi, artista nobile come le opere che prendono vita dalle sue mani, dalla sua fantasia, dalla sua cultura ed esecutore esemplare di oggetti che testimoniano la trasversalità delle forme così come della immutabile identità di gioiello e materia preziosa”.
Le opere di Fausto Maria Franchi fanno parte della collezione museale del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze e dello Schmuckmuseum di Phorzheim, del Neue Sammlung - Staatliches Museum München, Modern Museum di Monaco, oltre ad essere presenti in numerose collezioni private.
 
 
Ufficio stampa
Madia Mauro
+ 39 347 0492505



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