martedì 20 maggio 2008

A ortografia da língua portuguesa no Corriere della Sera


(José Saramago recebendo o Nobel do rei Carl XVI Gustaf da Suécia no Stockholm Concert Hall, a 10 de Dezembro de 1998.)


I fautori della rivoluzione: benefici notevoli per le ricerche su internet

In Portogallo si parlerà «brasiliano»

Il Parlamento di Lisbona approva il progetto: si adegua la lingua agli standard dell'ex colonia



RIO DE JANEIRO - È la lingua degli enigmi di José Saramago, o sussurrata al suono struggente del fado, ma è soprattutto quella urlata dalle mulatte di Jorge Amado e resa bossa nova da Vinicius de Moraes. Solo una decina di milioni di persone parlano portoghese là dove la lingua nacque, mentre nel resto del mondo sono ben 220, in gran parte brasiliani: era abbastanza scontato che chi dovesse soccombere nel processo di unificazione della lingua fosse proprio il Portogallo, e così è avvenuto. Non senza una certa fatica, venerdì il Parlamento di Lisbona ha approvato un accordo ortografico tra gli otto Paesi al mondo dove si parla portoghese. Oltre a Portogallo e Brasile, ci sono le ex colonie di Angola, Mozambico, Capo Verde, Timor Est, Guinea-Bissau e São Tomé e Principe. Nulla di davvero radicale — i cambiamenti riguardano solo una parte dell'ortografia — ma il Portogallo ci ha messo una decina di anni per cedere. Quasi tutte le modifiche spostano le regole verso l'uso brasiliano della lingua, assai semplificato da secoli.

Alla capitolazione si sono opposti fino all'ultimo i puristi dell'idioma, che hanno consegnato una petizione di 33.000 firme ai deputati di Lisbona affinché bocciassero la riforma. Ma non c'è stato niente da fare. Anni fa, quando una commissione fissò le nuove regole, venne deciso che l'applicazione sarebbe scattata con l'approvazione di soli tre Paesi, tra i quali non necessariamente il Portogallo. Poi, però, si è ritenuto doveroso aspettare il suo sì: «Siamo i padri della lingua portoghese, non i suoi padroni », ha detto il deputato Nuno Melo al momento di votare. In Brasile, con un certo orgoglio, si è commemorata la svolta ricordando che cade nell'anno del 200esimo anniversario dello spostamento della Corte reale da Lisbona a Rio de Janeiro, in fuga da Napoleone nel 1808. La colonia che diventava impero. Le modifiche ortografiche riguardano soprattutto accenti e trattini e l'eliminazione di lettere che nella pronuncia corrente sono andate perdute. Un esempio su tutti è la parola «selezione », che si scriverà ovunque «seleção», come i brasiliani chiamano tra l'altro le proprie squadre nazionali. Chi cambia di più è il Portogallo, con l'1,4 per cento delle parole contro appena lo 0,4 del Brasile. Su alcuni vocaboli, in mancanza di accordo, le differenze sui due lati dell'Atlantico verranno mantenute. Così come, ovviamente, sulla lingua di tutti i giorni, che differisce assai di più che quella ortografica. Probabile che traduzioni e doppiaggi di film restino separati, come già avviene adesso.

Nella tv, invece, l'egemonia della telenovela brasiliana non lascia scampo: già da decenni i portoghesi si sono abituati all'accento cantato dell'ex colonia, sui teleschermi per diverse ore al giorno. I fautori della riforma sostengono che i benefici saranno notevoli: dall'uniformità nelle ricerche via Internet al linguaggio giuridico internazionale. Una antica aspirazione lusofona è quella di vedere la propria lingua tra quelle ufficiali all'Onu (attualmente sono sei: inglese, mandarino, arabo, francese, russo e spagnolo). Chi invece non pare appassionarsi al tema e non vuole polemizzare è proprio José Saramago: «Io continuerò a scrivere come sempre - ha detto - Poi sarà un problema dei correttori di bozze».

Rocco Cotroneo
18 maggio 2008


IN:
http://www.corriere.it/esteri/08_maggio_18/portogallo_lingua_938f6b64-24a5-11dd-80ae-00144f486ba6.shtml

VER também:
http://www.portaldalinguaportuguesa.org/?action=acordo

lunedì 12 maggio 2008

Lançamento de Agualusa em Roma





O escritor angolano José Eduardo Agualusa estará presente em Roma na próxima sexta-feira, 16 de Maio, para o lançamento da tradução italiana do seu romance O Vendedor de Passados, publicado em Portugal pela Dom Quixote em 2004.

Com o título Il venditore di passati e publicado pela editora Nuova Frontiera, a tradução de Giorgio de Marchis vai ser apresentada na livraria GRIOT, via de Santa Cecilia, 1/A.

Recorde-se que esta obra foi vencedora do prestigioso Independent Foreign Fiction Prize, no ano passado.



Un chicco d'Africa nel mare di Roma

Venerdi 16 Maggio
ore 19.00:

Il venditore di passati,
di Eduardo J. Agualusa,
Ed. La Nuova Frontiera.

Sarà presente l'autore.

La Libreria GRIOT ha il piacere di invitarvi alla presentazione dell'ultimo libro di José Eduardo Agualusa, voce di punta della letteratura angolana e vincitore del prestigioso "Indipendent Foreign Fiction Prize".


Félix Ventura, il protagonista del premiato romanzo, si è scelto uno strano lavoro che, però, rende bene: è un genealogista, ma non ricostruisce il passato. Lo inventa per vendere i suoi falsi a clienti disposti a pagarli profumatamente. Politici dal passato non propriamente immacolato, ex torturatori, petrolieri, trafficanti di diamanti e contrabbandieri venuti dal nulla - tutti, ormai certi di un futuro milionario - non resistono al richiamo del suo elegante biglietto da visita: "Assicuri ai suoi figli un passato migliore." Con uno straordinario talento narrativo e un raro senso dell'umorismo, Agualusa scrive una satira feroce e divertente sulle manipolazioni della memoria e racconta la vita in stato di ebbrezza di un paese, l'Angola, in cui la fantasia ha da tempo superato la realtà.



Libreria GRIOT
Un chicco d'Africa nel mare di Roma
Via di S. Cecilia 1/A - 00153 Roma
tel - fax 06 58334116
Collegamento Wi-Fi

www.griotemporio.it
info@griotemporio.it



MAIS sobre JOSÉ EDUARDO AGUALUSA

http://www.agualusa.info/cgi-bin/baseportal.pl?htx=/agualusa/div&page=biografia&lg=pt&cs=brown

http://pt.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Eduardo_Agualusa

Fabio Biondi leva 'Idomeneo' a Lisboa



FABIO BIONDI ESTA NOITE EM LISBOA, NA FUNDAÇÃO CALOUSTE GULBENKIAN

EUROPA GALANTE
FABIO BIONDI (maestro)
IAN BOSTRIDGE (tenor) - Idomeneo
EMMA BELL (soprano) - Elettra
JURGITA ADAMONYTE (meio-soprano) - Idamante
KATE ROYAL (soprano) - Ilia
BENJAMIN HULETT (tenor) - Arbace

Wolfgang Amadeus Mozart
Idomeneo, K.366
(ópera em versão de concerto)


Mais:
http://www.musica.gulbenkian.pt/




de BERNARDO MARIANO
in: http://dn.sapo.pt/2008/05/12/artes/fabio_biondi_e_grande_elenco_idomene.html



Fabio Biondi diz que a escolha do Idomeneo "vem do amor muito grande que sempre tive por Mozart". Mais racional, prossegue: "é uma ópera muito representativa da sua vida, mas é sobretudo um dos exemplos mais felizes e emblemáticos da reforma operística que se dá na segunda metade de Setecentos". Por fim, prático: "a orquestração muito rica e colorida presta-se bem a uma orquestra latina como a Europa Galante".

Repegamos na questão da "reforma": "Idomeneo mostra a que ponto a música pode ser mais reformista que o libreto. Mozart prova como música e texto podem ser vívidos e juntar-se num projecto teatral mais amplo e sólido que aquele da opera seria tradicional". Por isso, afirma sem rebuço que "o Idomeneo é não só uma música extraordinária, mas também um grande projecto!"

E, porém, Mozart não abunda em Biondi: "fizémos o Ascanio in Alba há três anos e eu dirigi A Flauta Mágica em Turim". Após Idomeneo, a esperança é "fazer o Così [fan tutte], uma ópera que amo muito".

Uma coisa já lamenta: "com um elenco destes e o trabalho intenso que se fez, creio que perdemos uma boa ocasião de fazer uma gravação ao vivo. Mas não estava previsto no projecto. Veremos se ainda se encontra tempo e datas para a fazer...".

Da partitura, diz ser "complicada por uma razão muito simples: é uma ópera na qual há um enorme incremento de recitativos acompanhados". Estes são "uma língua extraordinária, pois são os comentários mais belos, profundos e, em simultâneo, mais próximos da força de um texto". O busílis é que "são difíceis de gerir". Inesperadamente, algo lhe facilitou o trabalho: "aos 18 anos, o Idomeneo foi uma paixão para mim e agora, ao iniciar os ensaios, reparei que a música estava ainda totalmente gravada na minha alma!" Um amor antigo...

A versão que ouviremos, diz: "é a versão da estreia, em Munique [a 29 de Janeiro de 1781] patente na Neue Mozart-Ausgabe, com uma única adição: a última ária de Elettra, que Mozart retirou na produção de estreia, mas que, pela sua beleza e qualidade, me pareceu cruel não mostrar ao público". Biondi usa uma orquestra "muito próxima das dimen- sões da Orquestra de Mannheim, aquando da estreia". Segundo ele, "conseguiu-se um feliz equilíbrio e uma presença sonora que evidencia os vários detalhes da orquestração".

Sobre a ornamentação nas árias, é cauteloso: "as árias têm uma estrutura muito particular. À parte Idamante, escrito para um castrato, as árias dos outros não se prestam a grandes manipulações de escrita". E explica: "são árias reformistas, a sua estrutura já não está nos moldes da típica da capo barroca". Dos cinco personagens principais, escolhe Idamante, "porque me agradam os fracos e sofredores", justifica. Cita ainda Idomeneo, mas por outras razões: "ter alguém como Ian Bostridge a fazê-lo". Uma terceira personagem lhe merece uma observação: "Elettra, pelo seu carácter, é uma das primeiras magas-feiticeiras da história da ópera e sinto-a afim do jovem Verdi - de resto, penso muito no Macbeth quando fazemos o Idomeneo". E, no entanto, afirma, "o grande significado do Idomeneo está na palavra esperança, aliada à perseverança. O seu grande e solar sorriso afirma o nosso direito inalienável à esperança".

Após Mozart, Vivaldi: "vou gravar Ercole sul Termodonte em Florença, daqui a um mês, com Ciofi, Damrau, Genaux, Daniels, Villazón e DiDonato", diz, com entusiasmo. Pudera...

Cardeal português em Roma fala da fome



Sua Eminência o Cardeal José Saraiva Martins, nasceu em Gagos de Jarmelo, na Diocese da Guarda, a 6 de Janeiro de 1932. Foi ordenado presbítero no dia 16 de Março de 1957 e eleito titular da Igreja de Tuburnica, com o título de Arcebispo a 26 de Maio de 1988.

No Consistório de 21 de Fevereiro de 2001 foi nomeado cardeal pelo Papa João Paulo II, com o título de Diácono de Nossa Senhora do Sagrado Coração.

Exerce desde 30 de Maio de 1998 a função de Prefeito da Congregação da Causa dos Santos.


Notícia na edição de hoje do Diário de Notícias
de JACINTA ROMÃO
in: http://dn.sapo.pt/2008/05/12/sociedade/cardeal_lanca_alerta_contra_o_escand.html


Vivemos numa "sociedade opulenta" e depois deparamo-nos com "esta realidade triste, vergonhosa, onde morrem milhões de irmãos à fome". É desta forma que o cardeal português, José Saraiva Martins, que preside hoje e amanhã às celebrações do 13 de Maio em Fátima, um dos "ministros do governo" no Estado do Vaticano, caracteriza o estado actual da sociedade no mundo. Colocando o enfoque nos países ocidentais, onde considera que a situação de pobreza ainda é menos admissível do que nas áreas do globo menos desenvolvidas.

Defende, por isso, que é preciso "proceder a uma distribuição social dos bens que a Terra produz", porque "são de toda a humanidade, não deste ou daquele que se arrogue seu proprietário". O prelado alerta "os responsáveis mundiais" - declarando ao mesmo tempo a incapacidade da Igreja Católica para intervir directamente - para o que considera "o escândalo da fome" na sociedade contemporânea, algo "intolerável e inadmissível". Para si, a actual carência de alimentos para milhões de pessoas "quer dizer que alguma coisa não funciona" e apela aos "responsáveis para que ponham os olhos neste problema e o resolvam porque todos os homens têm direito uma vida digna".

A Igreja "não pode substituir os políticos", sublinhou, ao ser confrontado com perguntas dos jornalistas, num encontro informal ontem à tarde. "Pode levantar a voz e recordar o dever de obediência a certos princípios", diz, mas julga que a separação entre a religião e a política "deve manter-se como até aqui". "A Igreja faz o que pode e não pode ir mais além", justificou. Ressalva, ainda assim, que a Igreja pode e deve manifestar-se dizendo que "estes problemas como a fome" ou a "proibição" do governo da antiga Birmânia de entrar ajuda externa à população constituem "uma violação dos direitos humanos". Aceita que pode entender- -se neste contexto a mensagem que pretende deixar aos peregrinos neste 13 Maio em Fátima, no qual inclui o tema da família, negando, embora, qualquer intenção de comentar os assuntos internos do País no que toca às leis que estão no topo da actualidade nacional como a do divórcio.

Ontem, numa celebração de cariz mais particular onde celebrou uma missa a convite dos membros do Instituto Secular das Cooperadoras da Família, reunidos no Santuário para comemorar os 75 anos da instituição, o cardeal leu o anúncio da assinatura do decreto que declara a heroicidade das virtudes do fundador do Instituto, pelo Papa Bento XVI - monsenhor Joaquim Alves Brás, que foi camareiro secreto do Papa Pio XII, nomeado em 1958. O introdução do processo de beatificação e canonização vinha já de 1990. Saraiva Martins, centrou, por isso, a tónica da sua homilia nas questões da família e reforçou aos jorna- listas a ideia de que esta é questão central das sociedades actuais.

A lei divórcio não deixará, mesmo assim, de constituir tema no Santuário de Fátima nestes dias, mas pela mão do reitor cessante, monsenhor Luciano Guerra. Como já vem sendo hábito, este escreveu o seu editorial deste mês no jornal oficial, Voz da Fátima, e discorre largamente sobre o assunto. Sem nunca mencionar o diploma legal em causa opina sobre as implicações que dela decorrem afirmando: "A verdade das leis mede-se pelo bem que conseguem para aqueles que a aplicam" e lamenta-se pelo alastramento da "mentira" que se tornou uma "epidemia" e provoca "a desintegração da unidade e da verdade social".

E já mais directo ao tema do divórcio que responsabiliza por fragilidades sociais escreve: "Mente-se nas grandes instituições, entre as pessoas responsáveis pela sua liderança, nas nações, nos governos, nos sindicatos, nas empresas, nos partidos; mente-se até nas instituições para educar as crianças". E incisivo, na crítica quando diz que "facilitam o suceder dos divórcios e caucionam a infidelidade conjugal", sem "prevenirem o abandono dos filhos pequenos e só agora descobrem o hediondo crime de pais que recorrem às piores calúnias para privarem o outro progenitor da custódia dos filhos".

venerdì 9 maggio 2008

Canção portuguesa e piano italiano


A tarde de ontem, no Instituto Português de Santo António, foi dominada pelo abraço cultural entre Portugal e Itália. Isto porque, no salão nobre desta multissecular instituição nacional em Roma, se assinalava a doação de um piano de cauda por parte dos herdeiros do maestro Giusepppe Morelli (Roma 2.08.1907-16.07.1998), celebrando a memória deste músico italiano através da execução de algumas das suas obras, e contemporanemanete se fazia uma interessante conferência sobre a "canção portuguesa para piano", no século XX português.

O tenor e professor do Conservatório de Lisboa, Mario Anacleto, discursou sobre as origens e os desenvolvimentos deste género musical em Portugal:

«A partire dal 1820, le lotte liberali e la creazione di istituzioni di indole professionalizzante e di carattere liberale, come nel caso dei Conservatori, e in particolar modo quello di Lisbona creato nel 1835, da un lato porta all’apprendimento della musica e al suo sviluppo a livello professionale, e dall’altro lato favorisce l’emergere della Trova popolare, un mondo che fino ad allora era stato soffocato dal regime monarchico. Tra le raccolte regionali effettuate da diversi artisti, che hanno reso possibile la compilazione di Canzonieri Popolari, si distinguono quelle realizzate da Francisco de Lacerda, Artur Santos e Fernando Lopes-Graça. La raccolta di Francisco de Lacerda sarà pubblicata solamente nel 1935, un anno dopo la morte del suo autore. A partire da questa materia prima parallelamente alla nascita della radio (Emissora Nacional), diversi compositori sono stati chiamati ad elaborare un accompagnamento pianistico per molte di queste canzoni. Una parte sostanziale del repertorio della canzone accompagnata ha le sue origini in tali lavori dei diversi compositori, tra i quali possiamo citare i più emblematici: Francisco Lacersa, Alexandre Rey Colaço, Vianna da Motta, Luís de Freitas Branco, Tomás Borba, Artur Santos, Cronner de Vasconcelos, Cláudio Carneyro, Fernando Lopes-Graça. Questi e molti altri autori, sono stati importanti per lo sviluppo e per l’impiego musicale dell’elemento rustico, folcloristico e popolare similmente alle avvincenti opere di Bela Bartók, Maurice Ravel, Manuel de Falla tra altri.»

A conferência foi seguida pela interpretação de obras de:
Francisco de Lacerda
1. A Alegria dos meus olhos
2. Não morreu nem acabou
http://pt.wikipedia.org/wiki/Francisco_de_Lacerda

José Viana da Mota - Olhos Negros
http://pt.wikipedia.org/wiki/Viana_da_Mota

Luís de Freitas Branco - Aquela Moça
http://pt.wikipedia.org/wiki/Lu%C3%ADs_de_Freitas_Branco

Cláudio Carneyro – Quatrain
http://www.mic.pt/cimcp/port/apresentacao.html?/cimcp/dispatcher?where=0&what=2&show=0&pessoa_id=141&lang=EN

Jorge Cronner de Vasconcelos - Eu hei-de cantar bem alto
http://phonoarchive.org/grove/Entries/S06863.htm

Fernando Lopes-Graça - Es falsa três vezes falsa
http://pt.wikipedia.org/wiki/Fernando_Lopes-Gra%C3%A7a

Armando José Fernandes – Tecedeiras
http://pt.wikipedia.org/wiki/Armando_Jos%C3%A9_Fernandes

Fernando Lapa - 0 Céu, a Terra, o vento sossegado
http://www.meloteca.com/musicos-compositores.htm#lapa

João Heitor-Rigaud
- Vou sobre o Oceano
http://www.meloteca.com/musicos-compositores.htm#rigaud

Carlos Figueiredo -Sé Velha (fado)

para além de um fado, "É fogo a cor dos teus olhos", composto pelo próprio Mário Anacleto.
Ao piano, o tenor português foi acompanhado pelo Maestro Massimo Scapin.

A neta do Maestro Morelli, Gabriella Morelli, ao piano, interpretou Meditazione per violino e pianoforte, Soldatini-Marcetta-Burlesca per pianoforte, Largo espressivo per violoncello e pianoforte, acompanhada pelos irmãos David (violino) e Marco Simonacci (violoncello).

lunedì 5 maggio 2008

"O grande templo do cinema" de Turim


Na edição de hoje do Diário de Notícias, uma outra notícia relativa ao cinema italiano. De Nuno Galopim.


O GRANDE TEMPLO DO CINEMA

NUNO GALOPIM, em Turim

É impossível passear pela cidade de Turim sem deixar de reparar numa estrutura invulgar que se destaca de uma paisagem urbana em que os edifícios raras vezes ultrapassam os cinco andares. Com 167 metros de altura, dominada por uma enorme cúpula, a Mole Antonelliana é um dos ex-líbris da cidade. E raro é o guia turístico ou conselho de amigo que por lá já passou antes que não coloque este "monumento" entre as paragens obrigatórias em Turim. Pela sua imponência arquitectónica, pelo observatório que permite uma vista panorâmica sobre a cidade e, acima de tudo, pelo Museo Nazionale del Cinema (Museu Nacional do Cinema) que alberga há alguns anos. Considerado como um dos melhores do mundo no género, concede algum protagonismo ao cinema italiano mas em nada esquece outras cinematografias de paragens mais distantes.

O acervo do museu soma hoje números impressionantes. As colecções incluem perto de 12 mil filmes, 20 mil objectos (de aparelhos a memorabillia), 750 mil fotografias, 26 mil livros, 30 mil periódicos... Naturalmente apenas parte da colecção está exposta, sugerindo ao visitante uma viagem pela história do cinema, sem que tal esqueça a sua pré-história. Um andar inteiro da Mole Antonelliana é inclusivamente dedicado às primeiras experiências de imagem em movimento, desde os jogos de sombras em voga nas cortes do século XVIII ao advento do cinematógrafo e ao surgimento, logo depois, da indústria do cinema.

Uma visita ao museu pede algumas horas de disponibilidade. Começa precisamente por um percurso cronológico pela arqueologia dos antepassados do cinema. Nesse primeiro andar as paredes abrigam uma numerosa colecção de aparelhos, desde as primeiras máquinas de ilusões ópticas aos cinematógrafos. Juntam-se cartazes promocionais dos espectáculos visuais, sobretudo no século XIX. No centro do espaço, um labirinto de salas permite a experimentação dessas primeiras ilusões de movimento, promovendo uma interacção com o visitante que percorre uma máquina do tempo imaginária que transforma em vida presente as memórias de velhas imagens.

O percurso sugerido segue depois para pisos superiores dedicados a vários aspectos da história do cinema. Um andar inteiro segue, a par e passo, as etapas da produção de um filme, da ideia do argumento à exibição. Recorda os estúdios, os realizadores, a criação de cenários, do guarda-roupa e, claro, não esquece as "estrelas". No piso superior, uma galeria impressionante de posters recorda artes do desenho e da pintura ao serviço da promoção cinematográfica.

A fechar o percurso é proposta uma visita a cenários recriados de filmes e a espaços que sugerem o cinema de género, do westrern à ficção científica. Depois, nada como percorrer uma rampa que sobe até meia altura da cúpula, ladeada por fotografias e objectos que ilustram mais de cem anos de filmes, realizadores e actores.

O Museo Nazionale del Cinema mora numa casa com história. A Mole Antonelliana (assim baptizada em homenagem ao seu arquitecto, Alessandro Antonelli), foi inicialmente concebida, em 1862, como uma sinagoga. Contratempos e desentendimentos conduziram em 1878 à compra do edifício, ainda inacabado, pela Comuna di Torino. A obra foi concluída em 1899, já pelo filho do arquitecto, Constanzo Antonelli, inaugurada como monumento à unidade nacional. Recorde-se que Victor Emanuel II, o primeiro rei da Itália unificada, era natural de Turim.

O Museo Nazionale del Cinema só ali habita desde o ano 2000, tendo entretanto sido alvo de um restyling já em 2006, do qual nasceu o espaço que hoje atrai diariamente inúmeros visitantes. Esta última obra consagra no espaço não só a funcionalidade desejada num museu, como devolve à Mole Antonelliana o arrojo arquitectónico que, desde sempre, caracterizou o edifício.

IN
http://dn.sapo.pt/2008/05/05/centrais/o_grande_templo_cinema.html

João Lopes fala do cinema italiano



O crítico português de cinema, João Lopes, fala do cinema italiano na edição desta manhã do jornal Diário de Notícias.

Cinema italiano: um património riquíssimo

JOÃO LOPES

No seu filme O Caimão, Nanni Moretti aborda a Itália de Silvio Berlusconi a partir da própria indústria cinematográfica. Mais concretamente, trata-se de retratar as atribulações de um pequeno produtor de cinema que se vê a braços com um projecto de filme sobre a figura de Berlusconi. Para além das óbvias ligações com o seu presente (O Caimão foi, em Itália, um dos grandes sucessos de 2006), o filme era também uma maneira de Moretti homenagear as vias mais populares da tradição cinematográfica italiana.

Afinal de contas, ele é um dos herdeiros de um cinema antigo ("pré-televisão") que vivia da popularidade dos seus actores, mas também desse misto de crueldade e ternura com que sabia abordar os grandes temas sociais, desde a reconversão económica pós-Segunda Guerra Mundial até à evolução dos usos e costumes durante a década de 60.

Estamos a falar de um cinema que, desde os tempos do mudo, cultivou os valores do grande espectáculo. Bastará lembrar o caso emblemático de Cabiria (1914), de Giovanni Pastrone, verdadeiro monumento cinematográfico apresentado no Festival de Cannes de 2006 numa cópia restaurada com o patrocínio de Martin Scorsese. Quando, na primeira metade da década de 40, são lançadas as bases do neo-realismo, isso decorre de uma outra dimensão vital: a capacidade de o cinema italiano funcionar como espelho multifacetado das convulsões históricas, contribuindo decisivamente para a formação de uma consciência nacional. Títulos como Roma, Cidade Aberta (1945) e Paisà (1946), ambos de Roberto Rossellini, ou Ladrões de Bicicletas (1948), de Vittorio De Sica, são verdadeiras histórias de resgate, contribuindo para a superação emocional das muitas formas de destruição herdadas da guerra.

O cinema italiano manteve ao longo das décadas de 60/70, nomeadamente no mercado português, uma genuína popularidade. A comédia, mais ou menos cruzada com o melodrama, foi um género exuberante, através de vedetas como Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni ou Claudia Cardinale e realizadores como Luigi Comencini, Dino Risi ou Mario Monicelli. Isto, claro, sem esquecermos que essa foi também a época em que, através de autores como Michelangelo Antonioni ou Federico Fellini, a produção italiana esteve na linha da frente das grandes transformações dos "novos cinemas".

Apesar do contributo de autores como Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore ou Roberto Benigni, a história do cinema italiano das últimas décadas está irremediavelmente marcada pela mediocridade imposta pelas televisões (Fellini, em filmes como Ginger e Fred, de 1986, foi dos primeiros a retratar esse processo de degradação). Seja como for, nada pode apagar a vitalidade da sua história e do seu património.

IN
http://dn.sapo.pt/2008/05/05/centrais/cinema_italiano_patrimonio_riquissim.html