giovedì 26 febbraio 2009

Quadro de Vieira Portuense, bolseiro de Portugal em Itália


Súplica de D. Inês de Castro, de Vieira Portuense


Francisco Vieira de Matos, que escolheu o nome artístico de Vieira Portuense (Porto, 1765 - Funchal, 1805) foi um dos introdutores doneoclassicismo na pintura portuguesa, juntamente com Domingos de Sequeira. Iniciou os seus estudos no Porto e em Lisboa, continuando-os em Itália, como bolseiro da Companhia Geral das Vinhas do Alto Douro, tendo sido vencedor de vários concursos em Roma. Partiu então para a Veneza e Parma, onde foi nomeado professor da Real Academia e retratista da Corte.

Voltando a Portugal em 1801, foi nomeado professor de desenho e figura na Academia Real de Marinha e Comércio do Porto, e mais tarde pintor da corte, dirigindo os trabalhos do Palácio da Ajuda.Com a saúde abalada, o pintor partiu para a ilha da Madeira, onde morreu tuberculoso.



Foi hoje notícia no Diário de Notícias do regresso a Portugal de um importante quadro de Vieira Portuense:

«O ministro da Cultura, José António Pinto Ribeiro, deverá dizer hoje, pelas 15.00, na cerimónia de apresentação de um quadro do pintor Vieira Portuense - comprado a 25 de Junho do ano passado num leilão de Pierre Bergé & Associés, em Paris -, que a obra foi adquirida por 258 mil euros pela Caixa Geral de Depósitos, mas que ficará no Museu Nacional de Arte Antiga para que possa ser apreciado pelo público.
(...)
O quadro em causa, de grandes dimensões (196 por 150 cm), é considerado muito importante pelos especialistas, por se tratar de um tema histórico excepcional, que ilustra um mito da História de Portugal e, também, porque a obra-prima de Vieira Portuense, D. Filipa de Vilhena armando seus filhos cavaleiros (1801) ter sido destruída num incêndio ocorrido há dois anos em casa do seu proprietário.
O quadro que o Ministro da Cultura conseguiu resgatar num leilão em Paris foi executado para o Palácio da Ajuda, tendo sido perdido o seu rasto desde 1807. Sabe-se que permaneceu no Rio de Janeiro, no Palácio de São Cristóvão, até à proclamação da República, tendo regressado depois à Europa, não se sabendo em que condições.»

LEONOR FIGUEIREDO
http://dn.sapo.pt/2009/02/26/artes/cgd_paga_quadro_vieira_portuense.html

mercoledì 25 febbraio 2009

Benedetto XVI ha promosso all'Ordine dei Vescovi del Collegio cardinalizio il cardinale José Saraiva Martins


Benedetto XVI ha promosso all'Ordine dei Vescovi del Collegio cardinalizio il cardinale José Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, assegnandogli il Titolo della Chiesa Suburbicaria di Palestrina.


SARAMAGO E PESSOA - la Repubblica, 24 febbraio 2009

(estátua de Pessoa, no Chiado, da autoria de Lagoa Henriques- ver artigo precedente)


IN
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/02/24/saramago-pessoa.html

SARAMAGO E PESSOA
Repubblica — 24 febbraio 2009 pagina 37 sezione: CULTURA

Pubblichiamo la prefazione di José Saramago al libro "Poesie" di Fernando Pessoa (Bur pagg. 152, euro 4,90)


Era un uomo che conosceva le lingue e scriveva versi. Si guadagnò il pane e il vino mettendo le parole nel posto delle parole, scrisse versi come i versi si devono scrivere, come se fosse la prima volta. Iniziò chiamandosi Fernando, pesso a, persona come tutti. Un giorno gli venne in mente di annunciare l' imminente apparizione di un super Camões, un camões molto più grande del primo, ma, poiché era risaputo che egli fosse una persona discreta, solita passare per via dei Douradores con un impermeabile chiaro, cravatta a farfalla e cappello senza piume, non disse che il super Camões era lui stesso. In fondo un super Camões non è altro che un Camões più grande, e lui stava in riserva per diventare Fernando Pessoa(s), person e, fenomeno mai visto prima in Portogallo.

Naturalmente, la sua vita era fatta di giorni, e dei giorni sappiamo che sono uguali ma che non si ripetono, per questo non dobbiamo sorprenderci se un giorno, mentre passava davanti a uno specchio, Fernando vi abbia intravisto, per un attimo, un' altra persona. Pensò si trattasse di una delle tante illusioni ottiche che succedono di continuo senza che si presti loro troppa attenzione, o che l' ultimo bicchiere di acquavite gli avesse assestato un colpo al fegato e alla testa, ma, prudentemente, fece un passo indietro per confermare se, come è opinione corrente, gli specchi non sbagliano quando mostrano. Ma in questo, almeno, si era sbagliato: c' era un uomo che guardava da dentro lo specchio, e quell' uomo non era Fernando Pessoa. Era persino un po' più basso, il viso tendente al moro, tutto rasato. Con un movimento istintivo, Fernando si portò la mano al labbro superiore, poi respirò a fondo con infantile sollievo, i baffi c' erano ancora. Ci si può attendere molte cose dalle figure che appaiono negli specchi, tranne che parlino. E affinché queste, Fernando e l' immagine, che non era la sua, non restassero lì eternamente a fissarsi, Fernando Pessoa disse: «Mi chiamo Ricardo Reis». L' altro sorrise, fece un cenno di assenso con la testa e scomparve.

Per un momento lo specchio restò vuoto, nudo, ma subito dopo, apparve un' altra immagine, quella di un uomo magro, pallido, con l' aspetto di chi non ha più molto da vivere. A Fernando sembrò che costui avrebbe dovuto essere il primo, però non fece nessun commento, disse solo: «Mi chiamo Alberto Caeiro». L' altro non sorrise, fece soltanto un uguale, lieve cenno di assensoe se ne andò. Fernando Pessoa restò in attesa, aveva sempre sentito dire che non v' è due senza tre. La terza figura tardò solo pochi secondi. Era un uomo di quelli che sembrano avere salute da vendere, con l' inconfondibile aria da ingegnere laureato in Inghilterra. Fernando disse: «Mi chiamo Álvaro de Campos», ma questa volta non aspettò che l' immagine sparisse dallo specchio, si allontanò lui: probabilmente si era stancato di essere stato tanti in così poco tempo. Quella notte, cominciava ad albeggiare, Fernando Pessoa si svegliò pensando se il tal Álvaro de Campos fosse rimasto nello specchio. Si alzò, e quello che stava lì era il suo stesso volto. Allora disse: «Mi chiamo Bernardo Soares», e tornò a letto. Fu dopo questi nomi e alcuni altri che Fernando pensò fosse giunta l' ora di essere anch' egli ridicolo e scrisse le lettere d' amore più ridicole del mondo. Quando era già a buon punto nei lavori di traduzione e di poesia, morì. Gli amici gli dicevano che aveva un grande futuro davanti, ma lui non deve averci creduto, tanto che decise di morire ingiustamente, pensate un po' , nel fiore dei suoi 47 anni di età.

Un momento prima della fine chiese che gli dessero gli occhiali. «Dammi gli occhiali» furono le sue ultime e formali parole. Finora nessuno ha mostrato interesse a sapere per che cosa li volesse, al tal punto si ignorano o disprezzano le ultime volontà dei moribondi, ma potrebbe essere abbastanza plausibile che la sua intenzione fosse quella di guardarsi in uno specchio per sapere, infine, chi vi fosse lì. Non gli dette il tempo la parca. Fra l' altro, neanche c' era uno specchio nella stanza. Questo Fernando Pessoa non riuscì mai a essere davvero sicuro di chi fosse, ma grazie al suo dubbio possiamo riuscire a sapere un po' di più chi siamo noi.

(Traduzione di Orietta Abbati) - JOSÉ SARAMAGO


Poesie di: Fernando Pessoa
A cura di: P. Ceccucci
Editore:
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Collana:
Poesia
ISBN: 8817028827

Morte do Escultor Lagoa Henriques


"O grande problema do nosso tempo é conciliar a técnica com a ética, a estética e a poética" (Lagoa Henriques)

O Presidente da República Portuguesa referiu-se-lhe como um mestre que "marcou gerações de artistas de quem foi professor, sendo mesmo responsável por uma mudança importante na forma como a escultura é ensinada em Portugal", e como um artista com "uma vasta obra na escultura, no desenho, mas também na poesia" (Lusa). Nas palavras de Mário Soares (Diário de Notícias, 24.02.09), seu “amigo e fiel admirador”, Lagoa Henriques era um “Homem de imensa cultura e de extrema elegância no convívio. Deixa muitas saudades”.

O Mestre Lagoa Henriques faleceu a 22 de Fevereiro, aos 85 anos, "um homem fascinado pelas artes e que conseguiu transmitir aos alunos qualquer coisa de dinâmico e válido” para o escultor João Cutileiro (Lusa).

Lagoa Henriques (nascido em Lisboa a 27 de Dezembro de 1923) foi o autor da celebérrima estátua de Fernando Pessoa, na esplanada do Café Brasileira, no Chiado, em Lisboa, e de uma vasta obra poética, teórica, artística no senso mais lato do termo.

O que poucos sabem é que ele viveu em Roma cerca de um ano, bolseiro do Estado Português, frequentando a Accademia Nazionale delle Belle Arti (onde foi aluno de Marino Marini) e tendo estado instalado no Instituto Português de Santo António entre Abril de 1955 e Junho do ano seguinte. Daqui partiu para viagens de estudo por toda a Itália, mas também pela Grécia e até Egipto. No fim da sua estadia, deixou como recordação, um estudo para uma cabeça feminina que se conserva entre o acervo artístico do IPSAR.


O Instituto Português de Santo António em Roma, na pessoa do seu Reitor, Monsenhor Agostinho da Costa Borges, une-se ao luto da família e dos amigos de Lagoa Henriques.

in
http://www.ipsar.org/modules.php?name=News&file=article&sid=33

VER também
http://www.lagoahenriques.com/

martedì 24 febbraio 2009

Carlo Giacobbe e Isabella Mangani, portugueses na alma



Na passada segunda-feira, 16, a Aula di Storia della Musica «Nino Pirrotta»da Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza encheu-se de Portugal na voz de dois portugueses pelo coração: Carlo Giacobbe e Isabella Mangani. A sala estava repleta.

O primeiro, professor e conferencista naquela tarde, ilustrou com as suas palavras doutas e a sua bela voz de barítono a balada de Coimbra; cheia de graça e com uma voz extensa, rica, potente e muito sensível, Isabella Mangani trouxe Lisboa a Roma.

Os cantores foran acompanhados pelo "Conjunto Romano", constituido por Felice Zaccheo à guitarra portuguesa e por Franco Pietropaoli na guitarra clássica, outros dois italianos apaixonados por Portugal e virtuosos na sua arte.

Parabéns aos 4 pelas belíssimas actuações, e, esperamos, até muito breve!


Fradique Mendes chega a Itália


Eça de Queirós
La corrispondenza di Fradique Mendes


Memorie e note a cura di Roberto Vecchi e Vincenzo Russo



La vita e la corrispondenza di Carlos Fradique Mendes, l’immaginario poeta satanico inventato e
reinventato dalla penna di Eça de Queirós, in un gioco di finzione che precede di una generazione quello di Fernando Pessoa, sono mirabilmente narrati in questo romanzo pubblicato nel 1900 e finora inedito in Italia.
Il protagonista è un personaggio straordinario: aristocratico, dandy raffinato e erudito, instancabile viaggiatore e onnivoro conoscitore di ogni civiltà, leggiadro amatore, aperto spirito cosmopolita.
Questa biografia immaginaria viene ricostruita per frammenti: dall’ironico racconto della eterogenea formazione intellettuale fatta da preti di provincia e fervidi giacobini al ricordo delle prime prove letterarie alla Baudelaire, dal viaggio egiziano del 1871 alla quotidianità eccezionale vissuta tra Parigi, Lisbona e Londra.



Eça de Queirós

Riconosciuto come uno dei grandi maestri del romanzo europeo dell’Ottocento – come lo definiva, con una certa precocità storica, negli Anni Venti, Valéry Larbaud nei suoi appunti portoghesi – José Maria de Eça de Queirós (1845-1900) è il maggior scrittore della letteratura portoghese del XIX secolo: giornalista, diplomatico, saggista, e soprattutto romanziere. La sua vastissima opera in prosa comprende, fra l’altro: Il crimine del Prete Amaro, 1868; Il Mandarino, 1880; I Maia, 1888, L'illustre casa dei Ramires, 1900.


Collana Al Buon Corsiero
Formato 13 x 21
Pagine 180
Prezzo di copertina: € 16,00
ISBN: 978-88-8103-523-6

Edizioni Diabasis

via Emilia S. Stefano, 54 Reggio Emilia - Italia

• tel. 0522 432727 • fax 0522 434047 • info@diabasis.it • www.diabasis.it

venerdì 13 febbraio 2009

Associação italo-portuguesa em Turim

Recebemos agora uma mensagem da leitora de Português na Università degli Studi di Torino, Drª Filipa Lacerda, que nosdá notícia da constituição da associação ítalo-portuguesa Tu-Cá-Tu-Lá:



A vontade de fazer alguma coisa para dar a conhecer a língua e acultura portuguesa também era muita e, conversando com diversas pessoas, proporcionou-se a formação de uma pequena associação: a associação ítalo-portuguesa Tu-Cá-Tu-Lá.


Com o principal propósito de promoção e divulgação da língua portuguesa e das culturas por ela veiculadas, mas também aquela de incentivar encontros interculturais e agregar a comunidade portuguesa, fazemos diferentes actividades como encontros literários, gastronómicos ou visualização de filmes.

Muitos parabéns à Drª Flipa Lacerda e aos membros desta jovem associação!




VER
http://associazionetucatula.wordpress.com/