Um nome de rua, no centro histórico da Cidade Eterna, que marca a presença de Portugal e a ligação antiga de dois povos e duas culturas. Nesta outra "Via dei Portoghesi" queremos falar de Portugal em Roma e de Itália em Portugal.
venerdì 8 maggio 2009
Saramago sul Corriere della Sera

José Saramago scrive (sul tema della Fiera del Libro di Torino) "Io, Pessoa e gli specchi. La nostra ricerca non ha mai fine" - Corriere della Sera 7-5-2009 a p.49.
Segnalazione: Roberta Spadacini.
Saramago: io, Pessoa e gli specchi La nostra ricerca non ha mai fine
«Fissare i nostri volti riflessi significa capire chi siamo veramente»
o, gli altri», tema della Fiera del libro di Torino, coincide con gli argomenti prevalenti delle mie opere, che possono riassumersi nella frase: l’umanità non è stata educata alla pace, ma alla guerra e ai conflitti. L’«altro» rappresenta, potenzialmente, sempre il nemico. Condizione che ci portiamo dietro perennemente. Una volta, durante una conferenza, ebbi modo di ascoltare una frase sensata: «L’altro esiste, sono io, in quanto noi siamo anche l’altro dell’altro». Pienamente d’accordo. Perciò lavoriamo con la parola, senza esitare, a condizione che le armi rimangano lontane dal nostro tavolo. Alla fine, fra tutti si dovrà pure trovare un accordo di convivenza in cui nulla è scritto, dove ci stia tutto, anche l’indipendenza, poiché il futuro è sempre incerto. Ricordiamo i versi di Antonio Machado: «Caminante no hay camino / Se hace camino al andar». Insomma, ogni giorno si percorre un nuovo cammino. La giornata sarà lunga ma non demoralizziamoci. Arriveremo ogni giorno, ogni giorno ripartiremo. Più in là, sempre più in là.
Fernando Pessoa era un uomo che conosceva le lingue e componeva versi. Si guadagnò il pane mettendo parole al posto delle parole, scrisse versi come si fanno i versi, come se fosse stata la prima volta. Cominciò chiamandosi Fernando, persona come tutti. Naturalmente la sua vita era fatta di giorni e sappiamo che i giorni anche se uguali non sono mai gli stessi. Non sorprende, quindi, che un bel giorno Fernando, passando davanti ad uno specchio vi abbia scorto, di striscio, un’altra persona: un uomo lo osservava da dentro lo specchio e quell’uomo non era lui. Molto ci si attende dalle figure che appaiono negli specchi, tranne che parlino. E affinché quei due, Fernando e l’immagine riflessa, non rimanessero lì a guardarsi per l’eternità, Pessoa disse: « Mi chiamo Ricardo Reis». L’altro sorrise e scomparve. Dopo poco spuntò un’altra immagine. Pessoa si affrettò a dire: «Mi chiamo Alberto Caeiro». L’altro non sorrise, gesticolò un po’ e sparì.
Non c’è due senza tre, aveva sentito dire Fernando Pessoa e rimase in attesa. La terza figura ritardò qualche secondo ad apparire. Fernando disse: «Mi chiamo Álvaro de Campos». Le sue ultime parole prima di morire furono: «Datemi gli occhiali». Fino a oggi nessuno s’è chiesto perché li volesse. È possibile che la sua intenzione fosse quella di guardarsi allo specchio per conoscere l’identità dell’«altro». La Parca non gli diede tempo. Oltretutto, la stanza non disponeva neppure di uno specchio. Pessoa mai riuscì ad avere la certezza di sapere chi veramente fosse stato, sebbene questo dubbio ci permetta di vedere un po’ più chi siamo.
«Fissare i nostri volti riflessi significa capire chi siamo veramente»
o, gli altri», tema della Fiera del libro di Torino, coincide con gli argomenti prevalenti delle mie opere, che possono riassumersi nella frase: l’umanità non è stata educata alla pace, ma alla guerra e ai conflitti. L’«altro» rappresenta, potenzialmente, sempre il nemico. Condizione che ci portiamo dietro perennemente. Una volta, durante una conferenza, ebbi modo di ascoltare una frase sensata: «L’altro esiste, sono io, in quanto noi siamo anche l’altro dell’altro». Pienamente d’accordo. Perciò lavoriamo con la parola, senza esitare, a condizione che le armi rimangano lontane dal nostro tavolo. Alla fine, fra tutti si dovrà pure trovare un accordo di convivenza in cui nulla è scritto, dove ci stia tutto, anche l’indipendenza, poiché il futuro è sempre incerto. Ricordiamo i versi di Antonio Machado: «Caminante no hay camino / Se hace camino al andar». Insomma, ogni giorno si percorre un nuovo cammino. La giornata sarà lunga ma non demoralizziamoci. Arriveremo ogni giorno, ogni giorno ripartiremo. Più in là, sempre più in là.
Fernando Pessoa era un uomo che conosceva le lingue e componeva versi. Si guadagnò il pane mettendo parole al posto delle parole, scrisse versi come si fanno i versi, come se fosse stata la prima volta. Cominciò chiamandosi Fernando, persona come tutti. Naturalmente la sua vita era fatta di giorni e sappiamo che i giorni anche se uguali non sono mai gli stessi. Non sorprende, quindi, che un bel giorno Fernando, passando davanti ad uno specchio vi abbia scorto, di striscio, un’altra persona: un uomo lo osservava da dentro lo specchio e quell’uomo non era lui. Molto ci si attende dalle figure che appaiono negli specchi, tranne che parlino. E affinché quei due, Fernando e l’immagine riflessa, non rimanessero lì a guardarsi per l’eternità, Pessoa disse: « Mi chiamo Ricardo Reis». L’altro sorrise e scomparve. Dopo poco spuntò un’altra immagine. Pessoa si affrettò a dire: «Mi chiamo Alberto Caeiro». L’altro non sorrise, gesticolò un po’ e sparì.
Non c’è due senza tre, aveva sentito dire Fernando Pessoa e rimase in attesa. La terza figura ritardò qualche secondo ad apparire. Fernando disse: «Mi chiamo Álvaro de Campos». Le sue ultime parole prima di morire furono: «Datemi gli occhiali». Fino a oggi nessuno s’è chiesto perché li volesse. È possibile che la sua intenzione fosse quella di guardarsi allo specchio per conoscere l’identità dell’«altro». La Parca non gli diede tempo. Oltretutto, la stanza non disponeva neppure di uno specchio. Pessoa mai riuscì ad avere la certezza di sapere chi veramente fosse stato, sebbene questo dubbio ci permetta di vedere un po’ più chi siamo.
martedì 5 maggio 2009
"A Menina do Mar" - por Eleonora Capitoni

...Um dia o rapaz caminhava pela praia. Ele esperava ver a sereia, mas ela não podia sair da água, porque a Grande Raia não queria. A sereia tinha de estar sempre com ela para a servir e entrê-la com os seus bailes.
A sereia sonhava todos os dias e todas as noites. Ela queria ter uma outra vida , descobrir a terra, poder andar a pé e conhecer os outros humanos, mas ela vivia numa prisão.
Quanto o rapaz estava para partir, ouviu gritos. Ele não sabia de onde eles vinham. Depois de uma hora os gritos continuavam e o rapaz decidiu mergulhar no mar, mas os gritos eram muito longe. assim ele deitou-se de um escolho, até chegar ao fundo do mar.
Ali viu uma prisão e dentro dela a sereia que pedia uma ajuda. O rapaz não tinha equipamento para romper a grade. Então regressou sobre a terra com uma promessa: salvar a menina do mar!
No dia seguinte o rapaz chegou com o equipamento mas não encontrou a rapariga, porque estava numa outra prisão. A Grande Raia mudou a sereia porque era muito ciumenta dela.
O rapaz, desperado, nadou pelo mar sem a encontrar. Ele estava a vagar quando viu o caranguejo e o peixe, que prometeram ajudar.
Mas, infelizemente, o mau tempo não ajudou! Uma tempestade atingiu-os. O vento era mais forte, o mar era mais agitado...o rapaz sufocou. O peixe e o caranguejo tentaram salvá-lo, mas ele morreu! A sereia gritava ajuda e chorava muito, assim a Grande Raia decidiu falar com ela, porque aquela menina era já como uma filhota e não queria vê-la chorar e sofrer!
Ela decidiu fazer uma promessa: a sereia podia ser livre, mas ela tinha que fazer duas coisas: abandonar os seus amigos do mar e permanecer sempre uma menina!
A pequena rapariga aceitou e recebeu as pernas para viver como os outros humanos sobre a terra. Então ela bailou pela última vez no mar para a Grande Raia e para os outros habitantes do reino marinho. A menina nadou muito e enfim chegou sobre a terra.
Com o decorrer dos anos a menina conheceu muita gente e quando as pessoas lhe perguntavam o seu nome, ela respondia : " EU SOU A MENINA DA TERRA, NãO TENHO OUTROS NOMES PORQUE EU SOU A MENINA DA TERRA! "
ELEONORA CAPITONI
"A Menina do Mar" - por Angela Di Matteo

…pobre menina, escrava da grande raia! O rapaz estava muito triste e não sabia como ajudar a sua nova amiga.
Mas havia uma coisa que o rapaz, a menina e todos os habitantes do mar não sabiam. Havia muitos anos atrás, a grande raia estava apaixonada por um rei tubarão e não era una raia mas uma maravilhosa sereia. Era a criatura mais linda de todo o mar e ela gabava-se da sua beleza. Tinha o cabelo louro e comprido, os olhos verde-esmeralda e uma boca pequenita e cor-de rosa. A sua voz era estupenda e o seu coração cheio de amor pelo rei. Foi uma paixão muito intensa e da sua união veio à luz una menina bonita que brilhava como brilha a lua durante as mágicas tardes de Verão.
Um dia o rei decidiu abandonar a grande raia (que então não era grande e tão-pouco uma raia) porque estava enamorado de outra. Mas ele não queria ir-se embora sem a sua filha. A grande raia ficou desesperada, queria ficar com o seu namorado e sobretudo com a sua criança. Então o rei tomou uma decisão: ele deixava a filha à sua mãe, mas a bela sereia tinha de deixar a sua beleza. Assim o rei transformou-a numa raia, grande e feia.
Tudo parecia um pesadelo e a grande raia era a nova rainha do mar. A beleza deixou o seu corpo, mas também o seu coração. Agora estava sempre triste e com o passar do tempo esta tristeza transformava-se numa profonda maldade.
Nunca contou esta história à menina, porque tinha vergonha do seu passado. Por medo de ficar sozinha outra vez, reduziu-a à escravidão e nunca a chamou com o seu verdade nome: Raio de Lua. A menina, que agora era simplemente a menina do mar, sem conhecer outro nome, era a bailarina pessoal da raia e não podia deixar o reino marinho: tinha sempre que bailar para ela.
Na realidade não era verdade que a menina não podia deixar a água, esta era só outra mentira da raia, porque como todo o mundo sabe os filhos dos reis podem fazer tudo. Mas a menina tinha outros projectos. Gostava do mar e gostava de bailar, apesar de agora querer ver a terra, por causa do seu novo amigo.
Voltamos agora à nossa história...
O rapaz estava sentado em cima dos rochedos, olhando a água e esperando a menina. Esperou muito tempo e ao cair da tarde adormeceu. Enquanto ele dormia sonhou com um tubarão que contava uma história esquisita, duma sereia, uma raia e uma belíssima menina. Aquilo, de facto, era o fantasma do rei, morto de solidão muitos anos antes. Quando amanheceu o rapaz saltou para a água sem pensar e foi para procurar a menina. Enfim encontrou-a que chorava dentro duma concha e as suas lágrimas trasformavam-se em borboletas marinhas de todas as cores.
O rapaz ficou encantado com esta visão e pegou nela pela mão e trouxe-a para cima dos rochedos. Contou-lhe o sonho mas para ela tudo parecia demasiado absurdo. Então o rapaz decidiu ir ter com grande raia e quando ela ouviu a história os seus olhos encheram-se de lágrimas. Ninguém nunca tinha visto chorar aquela raia malvada, mas agora o rapaz e a menina realizavam que tudo era verdadeiro. Dos olhos da raia desceram pérolas prateadas que se abriram em asas de borboletas: eram sempre os olhos duma sereia, os mesmos olhos da menina.
Depois dum momento de silêncio, a menina correu para abraçar a mãe, porque tinha entendido as razões da raia. Foi um abraço comovedor, feito de carícias e sorrisos.
O rapaz olhava a cena e sabia que agora começava uma nova época para o reino marinho.
Mas havia uma coisa que o rapaz, a menina e todos os habitantes do mar não sabiam. Havia muitos anos atrás, a grande raia estava apaixonada por um rei tubarão e não era una raia mas uma maravilhosa sereia. Era a criatura mais linda de todo o mar e ela gabava-se da sua beleza. Tinha o cabelo louro e comprido, os olhos verde-esmeralda e uma boca pequenita e cor-de rosa. A sua voz era estupenda e o seu coração cheio de amor pelo rei. Foi uma paixão muito intensa e da sua união veio à luz una menina bonita que brilhava como brilha a lua durante as mágicas tardes de Verão.
Um dia o rei decidiu abandonar a grande raia (que então não era grande e tão-pouco uma raia) porque estava enamorado de outra. Mas ele não queria ir-se embora sem a sua filha. A grande raia ficou desesperada, queria ficar com o seu namorado e sobretudo com a sua criança. Então o rei tomou uma decisão: ele deixava a filha à sua mãe, mas a bela sereia tinha de deixar a sua beleza. Assim o rei transformou-a numa raia, grande e feia.
Tudo parecia um pesadelo e a grande raia era a nova rainha do mar. A beleza deixou o seu corpo, mas também o seu coração. Agora estava sempre triste e com o passar do tempo esta tristeza transformava-se numa profonda maldade.
Nunca contou esta história à menina, porque tinha vergonha do seu passado. Por medo de ficar sozinha outra vez, reduziu-a à escravidão e nunca a chamou com o seu verdade nome: Raio de Lua. A menina, que agora era simplemente a menina do mar, sem conhecer outro nome, era a bailarina pessoal da raia e não podia deixar o reino marinho: tinha sempre que bailar para ela.
Na realidade não era verdade que a menina não podia deixar a água, esta era só outra mentira da raia, porque como todo o mundo sabe os filhos dos reis podem fazer tudo. Mas a menina tinha outros projectos. Gostava do mar e gostava de bailar, apesar de agora querer ver a terra, por causa do seu novo amigo.
Voltamos agora à nossa história...
O rapaz estava sentado em cima dos rochedos, olhando a água e esperando a menina. Esperou muito tempo e ao cair da tarde adormeceu. Enquanto ele dormia sonhou com um tubarão que contava uma história esquisita, duma sereia, uma raia e uma belíssima menina. Aquilo, de facto, era o fantasma do rei, morto de solidão muitos anos antes. Quando amanheceu o rapaz saltou para a água sem pensar e foi para procurar a menina. Enfim encontrou-a que chorava dentro duma concha e as suas lágrimas trasformavam-se em borboletas marinhas de todas as cores.
O rapaz ficou encantado com esta visão e pegou nela pela mão e trouxe-a para cima dos rochedos. Contou-lhe o sonho mas para ela tudo parecia demasiado absurdo. Então o rapaz decidiu ir ter com grande raia e quando ela ouviu a história os seus olhos encheram-se de lágrimas. Ninguém nunca tinha visto chorar aquela raia malvada, mas agora o rapaz e a menina realizavam que tudo era verdadeiro. Dos olhos da raia desceram pérolas prateadas que se abriram em asas de borboletas: eram sempre os olhos duma sereia, os mesmos olhos da menina.
Depois dum momento de silêncio, a menina correu para abraçar a mãe, porque tinha entendido as razões da raia. Foi um abraço comovedor, feito de carícias e sorrisos.
O rapaz olhava a cena e sabia que agora começava uma nova época para o reino marinho.
ANGELA DI MATTEO
"A Menina do Mar" - versão original

" Era uma vez uma casa branca nas dunas, voltada para o mar. Tinha uma porta,
sete janelas e uma varanda de madeira pintada de verde. Em roda da casa havia
um jardim de areia onde cresciam lírios brancos e uma planta que dava flores
brancas, amarelas e roxas."
Assim começa um dos mais célebres contos para a infância, escritos por Sophia de Mello Breyner Andresen, publicado em 1958 para o qual Fernando Lopes-Graça compôs uma música original e a partir do qual Filipe La Féria criou um espectáculo.
«É a história de amizade entre um rapaz e uma Menina. Ela vive no mar, e é bailarina da "Grande Raia", uma rainha dos mares, que sobre ela mantém vigilância, não a deixando realizar o seu sonho de conhecer a terra firme, onde mora o rapaz. Além disso, a menina não consegue sobreviver longe da água, pois, fica desidratada, ainda que consiga respirar dentro e fora de água. O rapaz, com que estabelece amizade, tem o desejo de conhecer o fundo do mar. A história desenrola-se com a tentativa dos dois em realizar os seus sonhos.«
A própria Autora contava que "os meus contos infantis surgiram quando os meus filhos tiveram sarampo e tinham que estar quietos. Eu tinha que lhes contar histórias e comecei a ficar muito irritada com as histórias que lia. Primeiro com a linguagem sentimental, com a linguagem « ta-te-bi-ta-te», etc. Então comecei a contar histórias a partir de factos e lugares da minha infância ( sobretudo lugares). Por isso a primeira que apareceu se chama A Menina do Mar. Era uma história que a minha mãe me tinha contado quando eu era pequena mas que era uma história incompleta – ela tinha-me dito só que havia uma menina muito pequenina que vivia nas rochas e como a coisa que eu mais adorava na vida era tomar banho de mar, essa menina tornou-se para mim o símbolo da felicidade máxima, porque vivia no mar, com as algas, com os peixes... Então eu comecei a contar a história a partir disso. Depois os meus filhos ajudavam; primeiro porque não me deixavam parar e segundo porque perguntavam: « E o peixe o que é que fazia? E o caranguejo?» Essa história foi contada oralmente numa tarde. Quando a escrevi, tentei escrevê-la como a tinha contado sem cair em nenhuma espécie de literatura nem de «peso».... "
Assim como para Sophia de Mello Breyner fora uma "história incompleta", também para os alunos de primeiro ano da Faculdade de Letras da Universidade de Roma Tre a "Menina do Mar" se apresentou como uma versão a metade... que os alunos deviam completar com imaginação.
De seguida publicamos dois finais criativs das nossas alunas Angela Di Matteo e Eleonora Capitoni.
lunedì 4 maggio 2009
6 maggio, ore 19, Concerto IPSAR: "Suono come la voce dell'io"
Programma del Concerto per l'inaugurazione della MostraGRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO
Fausto Maria Franchi, António Marques, Tereza Seabra, Bela Silva, Maximilian Vilz
“SUONO COME VOCE DELL’IO”
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
■ Ah, Mio Cor, Schernito Sei
dall’opera “Alcina”
Christoph Willibald Gluck (1714-1787)
■ Spiagge Amate
dall’opera “Elena e Paride”
Ottorino Respighi (1879-1936)
■ Nebbie
mezzo soprano – Laura Toppetti
pianoforte – Stefano Giardino
Dmitri Schostakowitsch (1906-1975)
■ dai Preludi op. 34 n° XIV, XVI, XXII, XX
Nino Rota (1911-1979)
■ dai 15 Preludi n°XIII
pianoforte – Stefano Giardino
Stefano Giardino (1965)
■ Depressione
■ Amore
testi di Lucia Sabatini Scalmati
mezzo soprano – Laura Toppetti
pianoforte – Stefano Giardino
Salone Nobile dell’Istituto Portoghese
Roma, 6 maggio 2009 - ore 19:00
Testi
Georg Friedrich Händel
■ Ah, Mio Cor, Schernito Sei
dall’opera “Alcina”
Ah mio cor, schernito sei.
Stelle, Dei – nume d’amore!
Traditore – t’amo tanto,
Puoi lasciarmi sola in pianto?
Christoph Willibald Gluck
■ Spiagge Amate
dall’opera “Elena e Paride”
Spiagge amate ove talora
l'idol mio lieta s'aggira ruscelletti
ove si mira quando infiora il crine o il sen.
Chiari fonti, ove si bagna,
erbe in cui posan le piante,
Voi pietose a un core amante,
dite voi, che fa il mio ben?
Chiari fonti, ruscelletti, spiagge amate,
ove si bagna, ove si mira, ove s'aggira
dite, dite voi...
Ottorino Respighi
■ "Nebbie”
testo di Ada Negri
Soffro, lontan lontano
Le nebbie sonnolenteSalgono dal tacente Piano.Alto gracchiando, i corvi,Fidati all'ali nere,Traversan le brughiereTorvi.Dell'aere ai morsi crudiGli addolorati tronchiOffron, pregando, i bronchi nudi.Come ho freddo!Son sola;Pel grigio ciel sospinto Un gemito destinto Vola;E mi ripete: Vieni;È buia la vallata.O triste, o disamataVieni! Vieni!
Lucia Sabatini Scalmati
■ Amore
Nudo, spavaldo, pietoso
Demone della vita
Nascosto nei ricordi
Insicuro del futuro
L’amore è l’ombra che non puoi calpestare.
■ Depressione
Un tintinnio di campane ti avvolge
Molle sangue spurga dal nero foro
Fascia l’animo e il corpo di un sapore dolciastro.
Vaga la mente in uno spazio informe
Dove un turbine di sentimenti s’accavallano
Eludono il cammino dei pensieri
E …..
Ti rendono schiavo di un piacere immobile.
Laura Toppetti – mezzo soprano
Nata a Todi (PG). Laureata in Storia della Filosofia Antica presso l’Università di Perugia, diplomata in canto presso il Conservatorio “F. Morlacchi” della stessa città. Vincitrice del concorso al Coro del “Maggio Musicale Fiorentino” ha partecipato all’intera produzione operistica e concertistica del Teatro Comunale di Firenze dal 1979 al 1986 sotto la direzione di Prêtre, Gavazzeni, Solti, Savallish, Muti, Metha e altri grandi maestri. In quegli anni si è perfezionata in musica da camera con Liliana Poli (Conservatorio “Cherubini” di Firenze), vocalità mozartiana (M° Claudio Desderi), vocalità ottocentesca (M° Gino Bechi). Ha successivamente intrapreso attività solistica esibendosi in importanti teatri italiani (Arena di Verona, Sferisterio di Macerata, Teatro Comunale di Firenze, Ente Lirico di Cagliari, Petruzzelli di Bari, Giglio di Lucca, Pergolesi di Jesi, Verdi di Pisa, Rendano di Cosenza) collaborando con prestigiosi direttori (Metha, Oren, Santi, Bartoletti) e registi (Bolognini, Zeffirelli, Cavani, Albertazzi). Ha inciso LIVE ”Requiem” di Donizetti (Zurigo 1986), “Stabat Mater” di Pergolesi (Orch. Cam. Fiorentina 1998), “Lode a te, o Cristo” (Giubileo 2000), “La Beata Brigida Morello” (colonna sonora per il film didattico RAI 2000). Specializzata nel repertorio sacro, ha sostenuto molteplici concerti in Italia (Roma, Savona, Milano, Rapallo, Firenze) e fortunate tournée in USA, Francia, Germania, Austria, Svizzera collaborando con importanti organisti (Lecot, Militello, Andreassi), affrontando repertori diversi: barocco, romantico, contemporaneo.
Dal 1996 insegna canto solistico presso la “Accademia S. .Felice” a Firenze. Dal 2004 è docente di tecnica vocale presso il l’Istituto Diocesano di Musica Sacra del Duomo di Firenze. Nel 2008 ha tenuto uno stage annuale di vocalità e respirazione presso il Coro “Accademia del Diletto” con sede a Palazzo Corsini in Firenze.
E’ attualmente impegnata nello studio e diffusione della Lauda Medievale, quale espressione artistica musicale e letteraria.
Stefano Giardino - pianista■ Ah, Mio Cor, Schernito Sei
dall’opera “Alcina”
Ah mio cor, schernito sei.
Stelle, Dei – nume d’amore!
Traditore – t’amo tanto,
Puoi lasciarmi sola in pianto?
Christoph Willibald Gluck
■ Spiagge Amate
dall’opera “Elena e Paride”
Spiagge amate ove talora
l'idol mio lieta s'aggira ruscelletti
ove si mira quando infiora il crine o il sen.
Chiari fonti, ove si bagna,
erbe in cui posan le piante,
Voi pietose a un core amante,
dite voi, che fa il mio ben?
Chiari fonti, ruscelletti, spiagge amate,
ove si bagna, ove si mira, ove s'aggira
dite, dite voi...
Ottorino Respighi
■ "Nebbie”
testo di Ada Negri
Soffro, lontan lontano
Le nebbie sonnolenteSalgono dal tacente Piano.Alto gracchiando, i corvi,Fidati all'ali nere,Traversan le brughiereTorvi.Dell'aere ai morsi crudiGli addolorati tronchiOffron, pregando, i bronchi nudi.Come ho freddo!Son sola;Pel grigio ciel sospinto Un gemito destinto Vola;E mi ripete: Vieni;È buia la vallata.O triste, o disamataVieni! Vieni!
Lucia Sabatini Scalmati
■ Amore
Nudo, spavaldo, pietoso
Demone della vita
Nascosto nei ricordi
Insicuro del futuro
L’amore è l’ombra che non puoi calpestare.
■ Depressione
Un tintinnio di campane ti avvolge
Molle sangue spurga dal nero foro
Fascia l’animo e il corpo di un sapore dolciastro.
Vaga la mente in uno spazio informe
Dove un turbine di sentimenti s’accavallano
Eludono il cammino dei pensieri
E …..
Ti rendono schiavo di un piacere immobile.
Laura Toppetti – mezzo soprano
Nata a Todi (PG). Laureata in Storia della Filosofia Antica presso l’Università di Perugia, diplomata in canto presso il Conservatorio “F. Morlacchi” della stessa città. Vincitrice del concorso al Coro del “Maggio Musicale Fiorentino” ha partecipato all’intera produzione operistica e concertistica del Teatro Comunale di Firenze dal 1979 al 1986 sotto la direzione di Prêtre, Gavazzeni, Solti, Savallish, Muti, Metha e altri grandi maestri. In quegli anni si è perfezionata in musica da camera con Liliana Poli (Conservatorio “Cherubini” di Firenze), vocalità mozartiana (M° Claudio Desderi), vocalità ottocentesca (M° Gino Bechi). Ha successivamente intrapreso attività solistica esibendosi in importanti teatri italiani (Arena di Verona, Sferisterio di Macerata, Teatro Comunale di Firenze, Ente Lirico di Cagliari, Petruzzelli di Bari, Giglio di Lucca, Pergolesi di Jesi, Verdi di Pisa, Rendano di Cosenza) collaborando con prestigiosi direttori (Metha, Oren, Santi, Bartoletti) e registi (Bolognini, Zeffirelli, Cavani, Albertazzi). Ha inciso LIVE ”Requiem” di Donizetti (Zurigo 1986), “Stabat Mater” di Pergolesi (Orch. Cam. Fiorentina 1998), “Lode a te, o Cristo” (Giubileo 2000), “La Beata Brigida Morello” (colonna sonora per il film didattico RAI 2000). Specializzata nel repertorio sacro, ha sostenuto molteplici concerti in Italia (Roma, Savona, Milano, Rapallo, Firenze) e fortunate tournée in USA, Francia, Germania, Austria, Svizzera collaborando con importanti organisti (Lecot, Militello, Andreassi), affrontando repertori diversi: barocco, romantico, contemporaneo.
Dal 1996 insegna canto solistico presso la “Accademia S. .Felice” a Firenze. Dal 2004 è docente di tecnica vocale presso il l’Istituto Diocesano di Musica Sacra del Duomo di Firenze. Nel 2008 ha tenuto uno stage annuale di vocalità e respirazione presso il Coro “Accademia del Diletto” con sede a Palazzo Corsini in Firenze.
E’ attualmente impegnata nello studio e diffusione della Lauda Medievale, quale espressione artistica musicale e letteraria.
nato a Roma nel 1965, dopo aver compiuto gli studi classici si Diploma in Pianoforte presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma sotto la guida del M° Elio Maestosi. Ha studiato Composizione con il M° Luciano Pelosi. Ha seguito i Corsi Internazionali di Perfezionamento a Montefiascone (VT) con i maestri Elio Maestosi e Bo Price, a Celleno (VT) con il M° Riccardo Marini. In seguito a selezione internazionale Alexis Weissenberg lo ha incluso nella cerchia degli otto pianisti che hanno partecipato alla Masterclass 1998 a Engelberg (Lucerna). Ha vinto nel ’99 una borsa di studio al Corso di Musica da Camera, tenuto dal M° Alain Meunier, presso l’Accademia Musicale Chigiana (Siena).
Ha tenuto numerosi concerti sia da solista sia in formazioni da camera: Borgomusica (Cesano), Sala degli Agostiniani, Ridotto del Teatro dell’Unione (Viterbo), Castello Savelli (Palombara Sabina), Palazzo Barberini e Sale del Bramante, Auditorium Cavour per Amnesty International (Roma), Festival dell’Accademia Musicale Chigiana a Montalcino, Buonconvento (Siena), Todi (Perugia) Teatro Comunale Monte Romano (VT), 9° Festival Mondiale di Musica Classica e Lirica a Ragusa, IX^,X^, XI^, XII^ Festa Europea della Musica, Todi Arte Festival 2003,2006 e 2008, Accademia Musicale Napoletana a Napoli, Istituto di Cultura Spagnolo “Cervantes”…
Dal 1998 suona inoltre stabilmente con il clarinettista Giammarco Casani, con il quale è stato tra i vincitori del 5° Concorso Nazionale di Musica da Camera “Città di Grosseto”. Sono stati inoltre invitati, nell’Ottobre ’99, a tenere dei concerti a Rio de Janeiro e Niteroi per l’Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro, e per il Concorso Internazionale Premio “Valentino Bucchi” a Roma, Viterbo Musica Estate 2000, riportando un successo di pubblico e di critica. Recentemente hanno inciso un CD dal titolo “Clarinetto e Pianoforte in Francia”, con musiche di Chausson, Pierné, Saint-Saëns, Honegger e Poulenc.
Collabora abitualmente in formazioni cameristiche con musicisti quali il Soprano Keiko Morikawa con la quale ha tenuto recentemente un recital di Songs di Toru Takemitsu per il “Festival Freon” a Roma e il Flautista Giampio Mastrangelo con il quale ha tenuto recentemente un concerto di musiche spagnole per l’Istituto Spagnolo di Cultura “Cervantes” a Roma.
Ha effettuato registrazioni per la Radio Svizzera Tedesca, per l’etichetta Mac. Sue composizioni sono edite dalla casa editrice Bérben di Ancona.
Tiene regolarmente dei Corsi di Musica da Camera e di Pianoforte a Roma ed in Italia, viene invitato in commissione a Concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali il Concorso Internazionale di Chitarra e Musica da Camera di Viareggio “Vincenzo Salmaso”. E’ direttore dal 1999 dei Corsi di Musica da Camera del Gruppo “Musicamera” a Roma. Dall’estate 2005 tiene un Corso di Pianoforte e di Musica da Camera a Todi presso il Liceo “Jacopone” in collaborazione la Coop. Jacopone ed il Comune. Insegna Pianoforte e Musica da Camera a Roma in varie Scuole ed Associazioni Musicali e presso la Scuola Comunale di Musica a Todi (PG).
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