lunedì 13 aprile 2015

O dia-a-dia da Vega

Pedimos aos nossos alunos que escrevessem sobre o seu dia-a-dia... E cada um respondeu a seu jeito, como é óbvio. É com alegria que aqui publicamos alguns desses textos que agradecemos de coração aos alunos.

O descobrimento imprevisto das pegadas de um urso (?)
durante um trekking nas  montanhas dos Apeninos

Acho que descrever os seus hábitos e ações diários, segundo o modelo do livro do aluno, é bastante banal e aborrecido. 

É mais estimulante esforçarmo-nos por encontrar na simplicidade dos comportamentos diários algo de interessante e gratificante (segundo a perspectiva do ator, naturalmente).

Por exemplo no setor das atividades normais de trabalho: valorizar a intuição de um estudante  e  pô-la no centro da lição; alterar a dinâmica conflitual de um grupo (pacientes, professores, operadores sanitários etc.) e apoiar o confronto dos pontos de vista.

E em casa, por exemplo, enquanto estamos a cozinhar, podemos descobrir um uso não convencional da máquina de cozinhar a vapor, por exemplo para cozinhar de maneira mais saudável as courgettes recheadas; ou ainda, notar que o cão, durante o passeio diário, ou o gato, enquanto está a jogar, adotam comportamentos insólitos que nos consentem conhecer melhor  a personalidade deles.

Com respeito ao fim de semana: o trekking na montanha, os concertos de música clássica, a leitura de um livro são minas de experiências criativas, longe da obviedade.

VEGA SCALERA

Come nasce un libro illustrato? Intervista a Catarina Sobral

Agradecemos a assinalação à nossa leitora e amiga ISABELLA MANGANI:
IN



Un giorno un ricercatore in biblioteca scopre una nuova parola: Cimpa. Nessuno sa cosa significhi e si fanno varie ipotesi: potrebbe essere un nome, e si chiedono cosa vuol dire cimpare, oppure potrebbe essere un aggettivo, e tutti iniziano a descrivere delle cose cimpose…



Un bambino racconta quanto la vita di suo nonno sia interessante e piena di sorprese, rispetto a quella del più noioso vicino di casa, il dott. Sebastiano. Un nonno che fa pilates, fa aeroplanini con il giornale invece di leggere le notizie e passa molto tempo a scrivere lettere d’amore.

Da queste idee originali ed ironiche nascono i due libri, scritti e illustrati da Catarina Sobral, editi da La nuova Frontiera junior Mio nonno e Cimpa. La parola misteriosa.

Catarina Sobral è un’illustratrice portoghese di 28 anni, è nata a Coimbra e nel 2014 ha vinto il Premio internazionale di illustrazione alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna. L’abbiamo incontrata pochi giorni fa a Lisbona, città nella quale vive e lavora, per intervistarla.


Il tuo ultimo libro, Mio nonno, è raccontato dal punto di vista di un bambino. Che cosa vedono gli occhi di un bambino che quelli di un adulto non vedono? Il libro parte da un punto di vista autobiografico?

No, è completamente una storia di fantasia. È curioso quello che mi chiedi perché ci sono molti libri illustrati sul punto di vista dei bambini, invisibile agli adulti: Where the Wild Things Are, di Maurice Sendak, Come away from the water, Shirley, di Jon Burningham, Allons voir da nuit!, di Wolf Erlbruch e altri ancora. Credo nell’idea che i bambini siano più immaginativi, che riescano a vedere il modo attraverso un prisma diverso, ancora senza i filtri della realtà. Quando faccio dei laboratori di illustrazione con i bambini ammiro il loro modo di vedere e ritrarre il mondo, che non è imitarlo, e a volte imparo a disegnare in forma più creativa. Mio nonno è il mio primo libro raccontato da un bambino e il suo discorso ancora mi sembra molto adulto nella descrizione della quotidianità dei personaggi. L’unica differenza mi sembra ci sia nel finale: è una risposta emozionale, lanciata senza preoccupazione di consistenza o di conclusione.

Il nonno del libro assomiglia ai ritratti che José de Almada Negreiro ha fatto a Fernando Pessoa, ci racconti come hai pensato a questa somiglianza e a questo accostamento?

Gli somiglia nell’illustrazione che cita Pessoa e Almada. In quella pagina ho provato a ritrarre il quadro nella maniera più fedele possibile, rimanendo nell’estetica del libro, e credo di esserci riuscita con grande approssimazione. Ma il nonno non è stato disegnato con questa preoccupazione, e mentre ero alla ricerca di una tecnica e di un linguaggio visuale per il libro il mio obiettivo era avvicinarmi alla tradizione grafica degli anni ’50, e non per forza alla fisionomia di Pessoa. Che però ha finto per venir fuori lo stesso: il nonno ha gli occhiali, i baffi, il cappello ed è vestito con giacca e cravatta (anche se quasi tutti i miei personaggi maschili sono così). Poi ho voluto riferirmi a Monsieur Hulot e quindi ho aggiunto la pipa.

Nelle tue illustrazioni ci sono riferimenti iconografici ad altri illustratori o ad altre forme d’arte e di linguaggi?

Ci sono molti riferimenti ad altre opere d’arte che mi influenzano e alle quali voglio rendere omaggio. I libri parlano tra di loro e parlano anche con altre forme di espressione artistica e mi piace rintracciare queste conversazioni nei libri, nelle musiche, nei quadri, ecc. Perciò mi piace introdurle per prima cosa e egoisticamente per me stessa. Altrimenti non farei dei libri!

Com’è cambiato il tuo linguaggio dal tuo primo libro,  A greve, fino all’ultimo, Mio nonno?

É andato maturando. Oggi penso di più nella composizione, nel contrasto, nel senso della lettura e mi è meno difficile usare i colori. Le tecniche cambiano sempre, da un lato perché ogni libro ha un tono unico, e dall’altro perché mi piace molto sperimentare, perché mi annoio a fare sempre le stesse cose, perché continuo sempre a cercare, insoddisfatta.

In Greve ho usato collage e monotipia, in Cimpa olio, cera, grafite, in Mio nonno acrilici su acetato, in Vazio… tutto. Negli ultimi libri ho usato gli stessi materiali ma in modo diverso, tentando sempre di trovare un’identità propria per ogni libro.

Com’è nata l’idea di Achimpa? E in generale, come nasce l’idea di un libro illustrato? Vengono prima le illustrazioni o le parole?

Volevo scrivere un libro sulla classificazione delle parole e mi è venuto in mente che avrei potuto sovvertire il motivo, ricorrente nella letteratura, del legame narrativo. Cioè che avrei potuto riprodurre la stessa struttura che si trova nella leggenda di Carlo Magno, nell’Orlando Furioso, o anche nel libro per bambini Um dia, um guarda-chuva (degli autori italiani Davide Calì e Valerio Vidali, ndr)… sostituendo l’oggetto che fa da legame (l’anello; spade, elmi e cavalli; l’ombrello) con una parola. In Cimpa il susseguirsi degli eventi non è dovuto al fatto che l’oggetto cambia di padrone ma dipende da una parola che cambia di classe, prima era un nome e poi diventa un verbo, poi un avverbio, ecc.

Le mie idee possono avere origini molto diverse tra loro: una peripezia (la scomparsa di tutti i punti – Greve), un modo di concatenare gli eventi di una storia (Cimpa), la relazione tra il testo e l’illustrazione (in Mio nonno il narratore racconta solo una parte della storia), un gioco grafico (il Vazio –  significa “vuoto” in portoghese, ndr – è una silhouette bianca, un buco nella pagina). Sono ispirate da molte forme d’arte: i fumetti, la letteratura, il cinema, altri libri illustrati… e poi si trasformano in un tema o in una trama. Perciò, il testo (o la storia, nel caso di Vazio) sono nate quasi sempre prima delle illustrazioni, ma l’ordine delle pagine o delle immagini che la storia mi suggerisce, a volte, aiutano a sistemare il testo stesso.

Il mio ultimo libro invece è nato al contrario: avevo voglia di disegnare cappelli.

Hai già un rapporto stretto con l’editoria e con altri illustratori italiani: nel 2014 hai vinto il premio internazionale di illustrazione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e i tuoi libri Mio nonno e Cimpa sono stati tradotti in italiano e pubblicati dall’editore La nuova Frontiera. Com’è stata la tua esperienza in Italia e che accoglienza hai avuto nel nostro paese, da parte dei lettori per esempio? Quali le differenze con il Portogallo, se ce ne sono?

Per ora ho sentito questa ricezione solo a distanza, attraverso la critica e le note uscite sulla stampa. Sono state buone e più frequenti che in Brasile o in Francia, ad esempio, dove ho pubblicato da più tempo. La Fiera di Bologna però è un territorio non solo italiano ma internazionale, i giurati della Mostra e del premio sono specialisti in illustrazione provenienti da diversi paesi. Posso dire che il mio lavoro ha avuto dei bei riconoscimenti all’estero, ma è per il Portogallo che lavoro di più. Le differenza tra i mercati dei vari paesi si fanno sentire nei prezzi (nel senso della diversa disponibilità a spendere più o meno snoldi i un libro illustrato), nell’audacia editoriale, nell’offerta (la Francia ad esempio ha molte riviste per bambini), ma non nella qualità. Il Portogallo è un mercato editoriale d’eccellenza per quanto riguardo i libri illustrati. E un paese di illustratori.

Nuno Costa nos World Music Days 2015 (Eslovénia)



O nosso amigo Nuno Costa, jovem e brilhante compositor que completa neste momento a sua formação em Roma, na prestigiosa Accademia di Santa Cecilia, representará Portugal no final de Setembro, na Eslovenia,  nos World Music Days 2015.

Parabéns, Nuno!



A Secção Eslovena da International Society for Contemporary Music (ISCM) anunciou os resultados para o World Music Days 2015 (WMD 2015), festival que terá lugar de 26 de Setembro a 2 de Outubro de 2015 em Liubliana na Eslovénia. Neste sentido, através da candidatura oficial da Secção Portuguesa da ISCM, a obra Nocturna Itinera da compositora editada pelo MIC.PT, Patrícia Sucena de Almeida, foi escolhida para o WMD 2015 na categoria n.º 7 (quarteto de cordas). Outro compositor que representará Portugal neste Festival, e que foi seleccionado através da candidatura individual, é Nuno Costa com a peça Pater noster para coro a cappella a 8 vozes.

A Miso Music Portugal, enquanto Secção Portuguesa da ISCM, tem apresentado anualmente aos júris internacionais dos WMD uma candidatura com seis obras de compositores portugueses, assegurando desde 2000 a presença da música portuguesa nos festivais World Music Days, um momento de eleição no calendário internacional dos eventos dedicados à nova música.


The International Society for Contemporary Music (ISCM) is a premier forum for the advancement, dissemination and interchange of new music from around the world. Through ISCM, our members promote contemporary music in all its varied forms, strengthening musical life in their local contexts and making their music and its creators known to world.

The annual ISCM World New Music Days festival is the principle vehicle through which we pursue our mission. Organized each year by a different host, the festival presents music from each of our member sections, showcasing the incredible diversity of musical practice in our time. Recent festivals have taken place in Hong Kong, Lithuania, Sweden, Australia, Croatia and Belgium.

Since our founding in 1922, our network has grown to include more than 60 organizations in over 50 countries, on every continent. 

MAIS em:



Hugo Ricardo Dias encontra os estudantes o IPSAR



Na passada sexta-feira, a aula de português de nível avançado foi dedicada à arte contemporânea e em particular ao tema da "street art" ou arte urbana.

Para a ilustrar, um convidado de luxo, especialista na matéria: Hugo Ricardo Dias, um dos responsáveis pelo projecto "LUSITANIANOW - Forgotten Project" que trará em breve a Roma cinco de entre os mais conceituados street artists portugueses:

FREDERICO DRAW
EIME
ADD FUEL
BORDALO II
± MAISMENOS ±

(Via dei Portoghesi dará a seu tempo notícia das iniciativas deste projecto.)

Alunos e professores agradecem ao Hugo a simpatia que teve em aceitar o desafio e a belíssima lição que nos ofereceu.

HUGO RICARDO DIAS

Art director e Graphic designer

Si laurea in Scienze della Comunicazione con una Specializzazione in Marketing e Pubblicità all’Università
Indipendente di Lisbona. Nel 2001 si specializza in computer grafica all’Istituto Europeo di Design a Roma, da allora progetta e realizza in tutta Europa progetti di comunicazione integrata nelle aree ATL/BTL per aziende del calibro di Enel, Pirelli, Telecom Italia. Attualmente lavora come freelance grafico e consulente creativo.

Dal progetto "LUSITANIANOW - Forgotten Project" :

Nel vecchio continente c’è ormai tanto fermento riguardo al fenomeno della Street Art, che deve il suo largo consenso alla facilità di fruizione delle opere stesse (segnando tra l’altro una forte controtendenza rispetto all’arte contemporanea eletta dai critici) in qualsiasi angolo di città, cittadina di provincia o metropoli che sia, alla immediatezza dei messaggi e alla congruità dei temi trattati con i tempi moderni.

Alcune città europee sono diventate delle vere e proprie mete turistiche (Bristol), altre hanno completato la loro offerta culturale (Parigi ,Berlino e Londra).

Tra i fenomeni di pubblico più recenti, si ricorda la Tour13 di Parigi (febbraio 2014), l’edificio AXA a Porto (giugno 2014), il festival di Katowice in Polonia (giugno 2014), NUART Festival, la rassegna di Stavanger in
Norvegia.

In questo scenario, un progetto molto innovativo, con l’obiettivo di raccontare gli ultimi sviluppi di una generazione di artisti di uno specifico paese, è stato organizzato lo scorso anno a New York presso l’Italian Cultural Institute, segnando la strada per le future proposte curatoriali.

giovedì 9 aprile 2015

Manoel visto da... MATTEO CANALE

Ommaggio a Manoel de Oliveira

I nostri studenti e alcuni amici di “viadeiportoghesi” hanno commentato la scomparsa del mostro sacro del cinema portoghese.


Il regista alla Mostra del cinema di Venezia del 1991

LAST but not LEAST...

Por erro, não publiquei este texto na sequência dos outros que homenageiam o nosso grande realizador. De qualquer modo - e dada a sua excepcionalidade - é até justo que ele seja publicado separadamente. Estou certo que os leitores deste blogue se divertirão tanto como eu ao ler o texto que Matteo Canale, aluno de Português (primeiro nível) do Instituto de Santo António, nos eniviou, juntando-lhe estas palavras:

«Ho visto per la prima e unica volta nella mia vita Oliveira in persona alla cerimonia di saluto del Presidente della Repubblica italiana ai candidati ai premi Donatello del 1994: ero un ragazzino che approfittava di un invito chissà per quali vie recapitato in famiglia e non sapevo chi fosse Oliveira; ricordo che mi fece sorridere la battuta che circolò nella sala ( tradotta, ovviamente!) poi molto spesso ripetuta Prefiro o paraíso pelo clima e o inferno pelas companhias, che qualche anno dopo ho scoperto esser stata inventata da Mark Twain che la annota nel suo diario.   


Queria escrever sobre o grande realizador, sobre a sua influência no cinema francês e sobre a indiferença total dos nossos realizadores italianos pelo trabalho dele, mais não sou capaz de expressar-me corretamente em português ( ainda  não).  Magari ti farà sorridere sapere che pochi giornalisti italiani riuniti al Quirinale sapevano realmente chi fosse Oliveira: ecco perché ho provato a ripensare in italiano a quel pomeriggio del 1994 aiutandomi con i ritagli di giornale. Ovviamente il mio ricordo non merita alcuna pubblicazione anche se è tutto vero: si tratta giusto di un divertimento!»

Não só merece publicação, mas merece louvor - e o nosso muito sentido e sincero agradecimento ao Matteo Canale.

Francisco de Almeida Dias 






Testo di Matteo Canale:

È il 4 giugno 1994, ventuno anni fa: un pomeriggio al Quirinale, con l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per l’occasione chissà perché senza sciarpa bianca, mentre benedice i premiati dell’edizione 1994, confondendo Oscar con David di Donatello.

Nella sala si intravede Carlo Verdone in grande forma (gli sarà assegnato il premio per il miglior film con Perdiamoci di vista) che, chissà perché, quasi si inginocchia davanti al Presidente, rivelandogli d’aver con lui condiviso nientemeno che la conoscenza di un monsignore che confessava entrambi: ed è tutto così sussurrato e complice che ci si aspetta irrompano le note di un violino tzigano tra rose rosoliie rosarii.

Nanni Moretti invece è assente per altro impegno, ma del resto si sa, già in Ecce Bombo si domandava: mi si nota più se vengo o non vengo? Vincerà per la regia con Caro Diario; sfolgorante e ancora molto emergente Asia Argento, poi persa di vista; Alessandro Haber fa l’imitazione di Alberto Sordi, che imita se stesso mentre siede sornione; ed è talmente sarcastico da essere ormai una caricatura involontaria di sé, con i suoi completini anni settanta e i cravattoni a pois larghi come la mantovana delle tende del Quirinale; fa capolino tra i fotografi il registra irlandese di In the Name of the Father: molti lo scambiano per un giornalista straniero: prova a parlare con qualcuno, nessuno gli risponde: sono tutti impegnati a scoprire il segreto della pettinatura inscalfibile del sottosegretario Letta (due ore di casco al giorno o una dozzina di chiare d’uovo?): si finisce per parlare di calcio e tutti ( “lo vedi che era un giornalista sportivo!”) : la sera si giocherà Italia-Irlanda e partono le scommesse. 

Monica Vitti consegna la sua biografia a Scalfaro che la consegna a Letta che la consegna un assistente zelante che la leggerà per entrambi. Lattuada e Lizzani avanzano uno dopo l’altro, in ordine alfabetico, come nelle giurie dei premi estivi o in gita scolastica, e discutono animatamente voltandosi le spalle, come le statue di Castore e Polluce di fronte al Quirinale: ricordano gli anni del neorealismo quando Scalfaro era già sottosegretario ma non aveva ancora la sciarpa bianca.

Un anziano signore è ignorato da tutti: si tratta di Manoel de Oliveira: ha 86 anni e non li dimostra: le labbra rosse accese e la schiena molto dritta. Parla poco e assiste alla sceneggiata con certo divertimento; o sguardo è ironico ma temo non trarrà poi così spunto dalla cerimonia: sono passati i tempi degli omaggi a Buñuel e tutta questa farsa quirinalizia non sarà materia del prossimo copione.

Riceverà il premio intitolato a Luchino Visconti, che sarà abolito l’anno successivo, una sorta di Palma / Pardo / Leone alla carriera. A Cannes – un mese prima – ha presentato il film A Caixa (1994). A un giornalista del Messaggero, che non riuscendo a parlare con Abatantuono gli declinerà la stessa domanda, Oliveira regalerà la famosa battuta molto spesso rievocata: Prefiro o paraíso pelo clima e o inferno pelas companhias. Che si fosse reso conto della compagnia riunita al Quirinale?  

MATTEO CANALE

stasera all'Istituto Portoghese: Zab Art

ZAB ART, le opere dei docenti della scuola “Nicola Zabaglia”


Roma, 8 aprile – S’inaugura giovedì 9 aprile, alla presenza del rettore monsignor Agostinho da Costa Borges, e dell’ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, António Carlos Carvalho de Almeida Ribeiro, la mostra ZAB ART, Opere dei docenti della Scuola d’Arte e dei Mestieri Nicola Zabaglia.

L’esposizione, ospitata dall’Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma (IPSAR), in via dei Portoghesi 6, è curata da Roberto Cumbo e Laura Mocci.

In mostra le opere dei docenti della Scuola d’Arte e dei Mestieri “Nicola Zabaglia”, a testimonianza delle competenze e del lavoro di ricerca condotto dagli insegnanti degli istituti di Roma Capitale, impegnati quotidianamente nella formazione dei giovani.


L’esposizione rimarrà aperta fino al 26 aprile, dal mercoledì alla domenica, dalle 17 alle 20.

http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW842770&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode

PIÙ

http://www.060608.it/it/eventi-e-spettacoli/mostre/zab-art.html

http://247.libero.it/rfocus/22778565/0/zab-art-le-opere-dei-docenti-della-scuola-nicola-zabaglia/

http://www.ipsar.org/modules.php?name=News&file=article&sid=127


Manoel visto da... RADIANA NIGRO

Ommaggio a Manoel de Oliveira


I nostri studenti e alcuni amici di “viadeiportoghesi” hanno commentato la scomparsa del mostro sacro del cinema portoghese. 


Adeus a um dos maiores realizadores da contemporaneidade: Manoel de Oliveira

Foste uma referência na História da Cinematografia, não somente portuguesa, também internacional.

Lembro-me do grande prazer com que assisti à tua tetralogia dos amores frustados, inspirada pelos livros que tinha amado de Agustina Bessa-Luís e de Camilo Castelo Branco… e lembro-me também que em 1974, na altura da rodagem de Visita ou Memórias e Confissões, achava-se que o filme só poderia ser mostrado publicamente após o teu desaparecimento, porque a tua carreira não demoraria muito a terminar.

Pelo contrário, continuaste a oferecer-nos uma produção mais regular e intensa que nunca, até à tua pequena obra de 20 minutos, O velho do Restelo, que apresentaste no ano passado na Mostra do Cinema de Veneza. Foi o teu canto do cisne, mas desta vez ninguém o pensava.

Para todos, assim como para mim, tinhas-te tornado a ser imortal.

O teu cinema tinha os olhos no teatro e na literatura - e vice-versa - porque tu deste sempre mais importância às palavras e ao conteúdo do que às acções.

E eu saúdo-te com a minha lembrança dum dos teus filmes que prefiro, Vou para casa, de 2001, com Michel Piccoli e John Malkovich. Vi ambos comovidos, presentes nas tuas exéquias. Trata-se de um film sobre o envelhecimento, a mágoa  e a nossa contínua busca de conforto e reconhecimento nos que nos rodeiam.

Este conforto tu o deste a todos nós. Obrigada.

Agora já podes ‘ir para casa’. Adeus!

RADIANA NIGRO