giovedì 9 aprile 2015

Manoel visto da... MATTEO CANALE

Ommaggio a Manoel de Oliveira

I nostri studenti e alcuni amici di “viadeiportoghesi” hanno commentato la scomparsa del mostro sacro del cinema portoghese.


Il regista alla Mostra del cinema di Venezia del 1991

LAST but not LEAST...

Por erro, não publiquei este texto na sequência dos outros que homenageiam o nosso grande realizador. De qualquer modo - e dada a sua excepcionalidade - é até justo que ele seja publicado separadamente. Estou certo que os leitores deste blogue se divertirão tanto como eu ao ler o texto que Matteo Canale, aluno de Português (primeiro nível) do Instituto de Santo António, nos eniviou, juntando-lhe estas palavras:

«Ho visto per la prima e unica volta nella mia vita Oliveira in persona alla cerimonia di saluto del Presidente della Repubblica italiana ai candidati ai premi Donatello del 1994: ero un ragazzino che approfittava di un invito chissà per quali vie recapitato in famiglia e non sapevo chi fosse Oliveira; ricordo che mi fece sorridere la battuta che circolò nella sala ( tradotta, ovviamente!) poi molto spesso ripetuta Prefiro o paraíso pelo clima e o inferno pelas companhias, che qualche anno dopo ho scoperto esser stata inventata da Mark Twain che la annota nel suo diario.   


Queria escrever sobre o grande realizador, sobre a sua influência no cinema francês e sobre a indiferença total dos nossos realizadores italianos pelo trabalho dele, mais não sou capaz de expressar-me corretamente em português ( ainda  não).  Magari ti farà sorridere sapere che pochi giornalisti italiani riuniti al Quirinale sapevano realmente chi fosse Oliveira: ecco perché ho provato a ripensare in italiano a quel pomeriggio del 1994 aiutandomi con i ritagli di giornale. Ovviamente il mio ricordo non merita alcuna pubblicazione anche se è tutto vero: si tratta giusto di un divertimento!»

Não só merece publicação, mas merece louvor - e o nosso muito sentido e sincero agradecimento ao Matteo Canale.

Francisco de Almeida Dias 






Testo di Matteo Canale:

È il 4 giugno 1994, ventuno anni fa: un pomeriggio al Quirinale, con l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per l’occasione chissà perché senza sciarpa bianca, mentre benedice i premiati dell’edizione 1994, confondendo Oscar con David di Donatello.

Nella sala si intravede Carlo Verdone in grande forma (gli sarà assegnato il premio per il miglior film con Perdiamoci di vista) che, chissà perché, quasi si inginocchia davanti al Presidente, rivelandogli d’aver con lui condiviso nientemeno che la conoscenza di un monsignore che confessava entrambi: ed è tutto così sussurrato e complice che ci si aspetta irrompano le note di un violino tzigano tra rose rosoliie rosarii.

Nanni Moretti invece è assente per altro impegno, ma del resto si sa, già in Ecce Bombo si domandava: mi si nota più se vengo o non vengo? Vincerà per la regia con Caro Diario; sfolgorante e ancora molto emergente Asia Argento, poi persa di vista; Alessandro Haber fa l’imitazione di Alberto Sordi, che imita se stesso mentre siede sornione; ed è talmente sarcastico da essere ormai una caricatura involontaria di sé, con i suoi completini anni settanta e i cravattoni a pois larghi come la mantovana delle tende del Quirinale; fa capolino tra i fotografi il registra irlandese di In the Name of the Father: molti lo scambiano per un giornalista straniero: prova a parlare con qualcuno, nessuno gli risponde: sono tutti impegnati a scoprire il segreto della pettinatura inscalfibile del sottosegretario Letta (due ore di casco al giorno o una dozzina di chiare d’uovo?): si finisce per parlare di calcio e tutti ( “lo vedi che era un giornalista sportivo!”) : la sera si giocherà Italia-Irlanda e partono le scommesse. 

Monica Vitti consegna la sua biografia a Scalfaro che la consegna a Letta che la consegna un assistente zelante che la leggerà per entrambi. Lattuada e Lizzani avanzano uno dopo l’altro, in ordine alfabetico, come nelle giurie dei premi estivi o in gita scolastica, e discutono animatamente voltandosi le spalle, come le statue di Castore e Polluce di fronte al Quirinale: ricordano gli anni del neorealismo quando Scalfaro era già sottosegretario ma non aveva ancora la sciarpa bianca.

Un anziano signore è ignorato da tutti: si tratta di Manoel de Oliveira: ha 86 anni e non li dimostra: le labbra rosse accese e la schiena molto dritta. Parla poco e assiste alla sceneggiata con certo divertimento; o sguardo è ironico ma temo non trarrà poi così spunto dalla cerimonia: sono passati i tempi degli omaggi a Buñuel e tutta questa farsa quirinalizia non sarà materia del prossimo copione.

Riceverà il premio intitolato a Luchino Visconti, che sarà abolito l’anno successivo, una sorta di Palma / Pardo / Leone alla carriera. A Cannes – un mese prima – ha presentato il film A Caixa (1994). A un giornalista del Messaggero, che non riuscendo a parlare con Abatantuono gli declinerà la stessa domanda, Oliveira regalerà la famosa battuta molto spesso rievocata: Prefiro o paraíso pelo clima e o inferno pelas companhias. Che si fosse reso conto della compagnia riunita al Quirinale?  

MATTEO CANALE

1 commento:

Gaia Marnetto ha detto...

Divertente e scritto meravigliosamente...caro Matteo complimenti!
Gaia